giovedì, 31 luglio 2003
Senti da che pulpito ...
Mentre molti si affannano a cercare di dimostrare presunte superiorità occidentali per diritto divino, e pontificano sulle storture (che esistono, eccome, e non sono piccole) dell'interpretazione più estremista edlla religione islamica, zitto zitto senza la consueta conferenza stampa il vaticano spara una potente e spregevole bordata contro il concetto che siamo tutti uguali. Il sottoscritto si vergogna di vivere in questa sperduta provincia dell'impero vaticano, che pretende di mettere il naso nelle mutande altrui e discrimina le persone come nessuna carta costituzionale civile permetterebbe. Quando parliamo di democrazia ci riferiamo anche a questo : al fatto che nel 2003 si debba assistere a manifestazioni di vero e proprio razzismo contro persone che hanno la sola colpa di essere omosessuali. Nel mio piccolo farò sempre tutto quello che potrò per lottare questa che, a mio avviso, è la più schifosa delle discriminazioni. Definire le unioni omosessuali "nocive per il retto sviluppo della società uimana" è semplicemente vomitevole. Occorre riprendere forte più che mai la lotta al clericalismo dilagante che ammorba questo paese, che in pura teoria dovrebbe essere laico.
Per fortuna che, come al solito, a far riconciliare in parte con il mondo della chiesa cattolica, con gesti che per grandezza e nobiltà sono pari allo schifo provocato dalla dottrina ufficiale, ci pensano alcuni preti di frontiera, come Don Stefano Garzegna, il parroco di un paesino nel molisano che è morto per un infarto dopo aver salvato dall'annegamento alcuni ragazzi. Mi chiedo davvero cosa abbiano i partecipanti alla cupola clerico-fascista a che spartire con persone come Don Stefano. Da laico anticlericale quale sono, onore a questo piccolo prete ma grande uomo.
Un'ultima cosa. Chi cercava una critica a Bush su questo blog l'ha trovata ora, qui (non è nè la prima nè l'ultima). La posizione dell'amministrazione repubblicana su questo tema è retrograda e da condannare e da combattere, proprio come quella sulla pena di morte. E' una battaglia che chi ama l'America sente di dover fare sua ancora di più degli altri. Non va dabliu, proprio non va. Molto male.
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20:33
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martedì, 29 luglio 2003
Chi ben comincia ...
Grazie allo Spino trovo sul web "Il discorso pronunciato dal Comandante Fidel Castro in occasione del 50º anniversario dell’assalto alle Caserme Moncada e Carlos Manuel de Cespedes a Santiago di Cuba e a Bayamo il 26 luglio del 1953". E capisco che da quest'uomo, il lìder maximo, c'è sempre da imparare. Sicchè, nunzio vobis gaudium magnum (altra formuletta che ci ricorda un amichetto del lìder dal quale, non v'è dubbio, c'è sempre da imparare) che da oggi in poi arringherò tutti coloro che ascolteranno le mie parole, e naturalmente voi che leggete il blog, con le testuali parole : " Indimenticabili compatrioti ". Mò vado in posta a pagare le bollette, e vediamo l'effetto che fa. Se non leggete altri post nel giro di un paio di giorni cominciate a raccogliere le firme per la grazia. 
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07:57
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Un altro mondo ministro è possibile
Di questi tempi se ne leggono di molto fantasiose ... così anche noi ci siamo costruiti la nostra road map della speranza, fatta di sogni più che di certezze. E' vero che sembra proprio che oggi la querelle si avvii a conclusione positiva : ma ... e se oggi il parlamento votasse la sfiducia al ministro Castelli ? e se al suo posto con un rapido blitz ci mettessero qualcuno meno cocciuto ? e se questo qualcuno inoltrasse la domanda di grazia per Adriano Sofri ? e se questo facesse si che Sofri venga liberato ? e se così noi si interrompesse l'invio delle email a Ciampi ? e se in questa estate rovente una cosa buona questa classe politica riuscisse a farla, e votasse almeno questo straccio di indultino che è ora al vaglio del Senato ?
Un post di Mixumb delle
07:42
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sabato, 26 luglio 2003
Lasciamo che i dubbi prendano il posto delle certezze
Ci dicono che siamo troppo granitici nelle nostre certezze. Perbacco, fossimo nel giusto andrebbe ancora bene, ma giacchè noi siamo tacciati di essere cretini ed imbecilli, perchè non abbandonarci al dolce cullare del dubbio ? Allora, via con le domande. Urge risposta dal fronte pacifista. 1) Dove stanno le manifestazioni per la pace in Liberia ? Cos'è, lì sono destinati ad avere la guerra senza se e senza ma ? 2) E' imperialismo l'intervento degli Stati Uniti laggiù ? 3) Perchè l'ONU si è rivolta ai kattivi invasori anzichè agli altri multilateralisti innamorati del palazzo di vetro ? Potrebbero applicare l'alternativa che Bush non ha dato loro tempo di usare con Saddam : una bella missione per andare a parlare con i warlords liberiani ? Ci metterei a capo Monsieur De Villepin. 4) Davvero secondo il famigerato articolo 2 della carta ONU ed il contenuto principio di autodeterminazione dei popoli è giusto lasciare che si massacrino perchè tutto è meglio piuttosto che esportare la democrazia ? Ecco, son crollate le certezze. Ora sono solo e sperduto nella terra di nessuno. Qualcuno mi aiuti con una bella supposta di relativismo e di lezione sul diritto internazionale color arcobaleno. Sono tutt'orecchi, come Berlusconi
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16:34
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venerdì, 25 luglio 2003
Sempre i soliti kattivoni amerikani ...
Bush accoglie Abu Mazen alla Casa Bianca nel giardino delle rose, dove solo i più meritori dei massimi onori hano accesso, e stanzia 20 milioni di dollari per aiuti che arrivino VERAMENTE ai palestinesi che non vogliono avere a che fare con i terroristi. Che bastardo questo Bush ... sicuramente vorrà il petrolio della Palestina. Il Pentagono ordina a cinque navi americane di attraccare al largo delle coste della Liberia, stando pronte ad intervenire per aiutare la popolazione in difficoltà. Che bastardo questo Bush ... sicuramente vorrà il petrolio della Liberia. Nel frattempo, meno male che ci sono altri (non si sa chi, ma ci saranno : non possiamo pensare che gli antiamericani non abbiano un modello da imitare e sponsorizzare. oppure è proprio così ?) che si adoperano per fare del bene. Al contrario dei kattivoni amerikani ...
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20:37
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- Sia più sintetico. - Imbecille ! - Ecco, va bene così.
E niente, ero lì che leggevo il blog del mio amico 1972, del quale orgogliosamente condivido anche le sillabe, e mi accorgo di questa querelle nata con un altro blog. Apprendo che esistono post ancora più ignobili di quelli ... dei miei neoconi di qualche giorno fa : al peggio non c'è mai fine. Provo ad abbozzare una risposta cercando di non essere volgare e nello stesso tempo di significare quanto sia indegno quello che c'è scritto nel post che vado a commentare. Gli chiedo se la conferenza di Monaco non gli ha insegnato nulla ... oh, sarò mica il primo che trattando dell'argomento "Come trattare con un dittatore che se ne frega di tutto tranne che della forza" cito l'esempio di Monaco, no ? Il gestore del blog mi risponde con un altro post, dove compie una simpatica operazione di riassunto storico al cui confronto il Bignami è la Treccani. Una cosa tipo D: mi spieghi perchè è caduto l'impero romano. R: A professò - se sò finiti er vino e hanno collassato. Non faccio a tempo a leggere questo post che mi becco subito dell'imbecille da un sodale del padrone di casa che commenta il sunto da pierino. Spiego come la penso, e alla fine mi viene spiegato che a tutto quello che ho detto non si risponde : mica perchè non si hanno argomenti, noooo. E' che il mio discorso è "troppo bulimico" e che il padrone di casa preferisce discutere "sulla base di idee chiare e fatti concreti". Bello questo posto, dove a chi argomenta non si risponde perchè gli si dà del confuso mentre si tollera silenti chi si esprime dandogli dell'imbecille. Sembra la curva sud dello stadio olimpico dopo la concessione di un rigore dubbio in un derby infuocato. Oppure, ancora meglio, il mercato del pesce. E si, c'è anche la puzza : deve essere il mercato del pesce.
Upgrade : sul suddetto blog è comparso un regolamento che consiglia di non usare certi toni. Era giusto riportarlo qui. E poi non dite che non faccio del bene all'umanità: ora posso riporre il costume da supereroe e rimettere gli abiti civili.
Un post di Mixumb delle
17:06
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Relativismo e calura
In questi giorni ho letto alcuni post che mi hanno provocato molto fastidio. Non so dire se la cosa sia provocata dal gran caldo che opprime l’Italia e la provincia vaticana dove vivo, Roma. Ben inteso, non so nemmeno, qualora si trattasse del caldo, se questo abbia danneggiato la mia capacità di analisi e sopportazione delle idiozie altrui, o se invece questo abbia provocato negli autori di questi post un problema di sinapsi, costringendoli a scrivere cose che meriterebbero un solo aggettivo : vergognose. Mi incuriosisce, e mi dà nausea, e mi fa anche un po’ paura leggere questi post. Provengono da persone che argomentano (che credono di argomentare), non recitano slogan a memoria. Sostengono tesi inaccettabili, secondo sillogismi e ragionamenti che si direbbe provengano da chi è totalmente impazzito o in completa mala fede. E invece, e forse è peggio, è probabile che non si rendano nemmeno conto di quello che stanno scrivendo, o meglio dell’effetto che fa il loro post presso coloro, e per fortuna non siamo pochi, che non la pensano come loro e che storcono la bocca quando leggono da questi professoroni che per andare da Milano a Roma bisogna passare per Palermo. Devo dire che io, che ho sempre avuto la voglia ed il piacere di scambiare idee ed argomentare, cercando di non trascendere nell’insulto e di rispettare il prossimo, rimango spiazzato. Mi sembra, nel cercare di capire come rispondere (e del perché mi verrebbe tanto da rispondere), di trovare le stesse difficoltà che troverei cercando di indicare una strada con il dito ad un cieco. Hai voglia a provare, il poverino non ci vede, e mentre io gli indico che deve andare avanti sempre dritto lui rivolge la testa dietro di me … e così via. Insomma, talmente impossibile che è, o sembra, una battaglia persa. Alla rinfusa, dobbiamo leggere che gli alleati (che poi non sono Bush e Blair, ma molti altri paesi : ma nella retorica pacifista diventano solo Bush e Blair, come quando si diceva che Blair aveva spaccato l’Europa presunta compatta con Chirac e Schroeder e poi si scopriva che su 25 paesi dell’UE futura erano 21 quelli che stavano, a vario titolo, con gli alleati) non avevano alcuna motivazione giuridica e morale per liberare un paese da un dittatore … che le sacche di guerriglia dei fedeli ad un regime genocida vengono definite “resistenza” … che bisognava trovare un sistema alternativo per cacciare il rais, ma non si sa quale … che mentre un paese non è ancora conquistato del tutto si pretende che gli alleati possano aver già concluso la ricerca di wmd, e dunque che queste non siano mai esistite, non essendo state ancora trovate … che in Iraq la ricostruzione democratica causa infiniti problemi ai cittadini ( il che equivale allegramente a censurare l’operato del medico di un paziente rianimato dopo un attacco cardiaco che gli aveva fermato il cuore, perché “sa com’è, signor dottore, gli avrà anche salvato la vita ma dopo 10 minuti da quando gli ha defibrillato il cuore mio marito non riesce a fare il record del mondo sul miglio e per di più gli si è incarnita un’unghia” ) … che allora perché Bush non manda truppe in Liberia (Bush si è detto disponibile ad ascoltare le richieste dei liberiani, che non si rivolgono all’immobilismo della soluzione pacifista, l’ONU, ma agli americani che hanno evidentemente dimostrato di avere a cuore i milioni di persone che muoiono da quando all’ONU si accorgono di un problema a quando fanno finta di fare qualcosa per risolverlo. Resta comunque la stupidità di un atteggiamento nel quale la mano sinistra scrive editoriali di condanna agli Stati Uniti per il loro unilateralismo e quella destra scrive editoriali di condanna agli Stati Uniti perché non intervengono) … che si prende una frase dal discorso sullo stato dell’Unione di gennaio (“la Gran Bretagna dice che Saddam starebbe comprando uranio dal Niger”) e si pretende di farla diventare il vero discrimine sulla giustezza o meno di salvare vite umane … che gli Stati Uniti si sono inventati di aver ucciso i figli di Saddam (non dovevano ucciderli, se mai fossero veramente loro, dovevano … convincerli) e che poi però hanno sbagliato se hanno dimostrato che l’accusa di non averli uccisi era falsa … e tante, tante altre che appartengono alla categoria : schifezze, aberrazioni, ipocrisie. Confesso che mi dà fastidio scriverlo in questi termini, ma mi fa davvero molta pena immaginare queste persone compiaciute di sé stesse costruirsi un percorso logico che manca inevitabilmente di un qualche fondamentale tassello, ma cocciute nel continuare con sempre più forza nella direzione errata. Quando il castello di carte cade perché ne manca una in basso (le cd. fondamenta) la cosa che fa più male è assistere alla penosa dimostrazione dell’autore del giochetto che facendo finta che tutto va bene continua a mettere carte in alto, laddove non ci sono le altre, cocciutamente cieco di fronte all’evidenza che le carte cadono perché il castello non c’è più. Come ho scritto (ossignùr, “come ho scritto” sembra la pubblicità di un’opera precedente dell’autore, compratelo in libreria a soli 9,99 euro … niente di tutto ciò, davvero) citando una battuta di non ricordo più chi, queste persone hanno imboccato un tunnel girando a sinistra ad un importante bivio un po’ di tempo fa, nell’incrocio dove la strada più bella era quella scelta da loro e quella più dissestata, sacrificata e meno promettente nell’immediato era quella giusta, e dopo aver percorso molti kilometri in questo tunnel con la speranza di intravedere la via d’uscita con le magnifiche promesse di un cartello pubblicitario messo lì apposta per invogliare le anime candide, dovendo ammettere a sé stessi ma mai in pubblico che hanno scelto la strada sbagliata, per viltà e paura di mostrarsi per quello che sono (fallibili esseri umani, come tutti noi) hanno caparbiamente rifiutato di fare inversione e tornare indietro fino al bivio, e hanno deciso di … arredare il tunnel, dove si vede poco e si procede a tentoni, e dove nel tentativo di giustificare sé stessi si avoca a sé l’ultima foglia di fico, il refugium peccatorum di queste persone : il relativismo. Ora, io non sono bravo nei concetti troppo astratti. Ho letto cose scritte da altri che dimostrano grande cultura filosofica, citazioni dotte, io non sono capace. Però non ci vuole una mente eccelsa o un professore universitario per capire come patetico sia il rivolgersi al relativismo come fosse il sancta santorum del pacifismo di sinistra, che mi spiace ma è sinonimo, eccome, di antiamericanismo. Il relativismo usato da questi signori, alcuni dei quali non hanno forse ancora raggiunto a livello conscio la consapevolezza della necessità dell’inversione ad U (ma il loro subconscio sta mandando loro segnali inequivocabili), li mette nelle condizioni di un difensore della cittadella del pacifismo “senza se e senza ma” abbarbicato ad una feritoia mentre tutto è crollato attorno a lui. Rimane solo la torretta con la feritoia, dietro la quale caparbio il pacifista di sinistra, con un fucile scarico, spara a quelli che considera invasori (ignorando che sulle loro uniformi c’è scritto “BUON SENSO”) urlando PUM ! perché ha finito le munizioni, e si gloria del fatto che chi lo ha sconfitto non riesce a credere di dovergli picchiettare sulla spalla per chiedergli di guardarsi intorno, tutto il castello è crollato, ci è rimasto solo lui con la torretta e la feritoia ed il fucile scarico : non si deve arrendere a chi lo ha sconfitto, si deve arrendere all’evidenza della storia (che poi, di fatto, è la stessa cosa : perché il relativista è stato sconfitto dall’evidenza della storia, ma non vuole rendersene conto). Questo è il sentimento che spinge me, che non conto nulla, non sono nessuno, eccetera eccetera, ad ammettere che rispondere a certi post è diventato utile quanto indicare la strada ad un cieco. Alla fine viene da pensare : lasciatelo lì, il relativista, accovacciato in posizione da battaglia, e non lo svegliate. Cosa altro si può fare, infatti, quando in nome del relativismo si assiste ai pronunciamenti di persone che si dichiarano di sinistra e legittimano sempre, inevitabilmente, le dittature di mezzo mondo ? Quando persone che si ritengono solidali sostengono con lo stuzzicadenti in bocca che si necessita di un lasciapassare con timbro francese commentando l'ennesima scoperta di fosse comuni ? Quando vai al cinema a vedere "il pianista" e vedi gente con la spilletta della pace e la lacrimuccia che cola dal rimmel che si chiede come sia potuto avvenire la tragedia dei campi di concentramento e poi si asciuga le unghie laccate urlando contro chi ne sta impedendo altri oggi ? Quando ci si imbatte in gente che con convinzione ti afferma che ci vuole l’ok dei democraticissimi cinesi e dei russi, impegnati a farsi pettinare il pelo sullo stomaco, per salvare delle vite umane ? Quando leggi che vale la pena di manifestare e censurare solo quando sono coinvolti gli Stati Uniti ? Quando gli stessi che si proclamano a favore del fatto che siamo tutti cittadini del mondo giudicano il tentativo di far crescere la democrazia in tutto il mondo come la volontà di egemonizzare e colonizzare i poveretti che in realtà non hanno questo diritto (e raffiora il mito del buon selvaggio tanto in voga nella sinistra radical chic di qualche tempo fa) ? Quando chi ha volutamente dimenticato il ruolo FON-DA-MEN-TA-LE che hanno svolto gli americani nel salvare il nostro culo nella seconda guerra mondiale oggi non solo si esercita nel dire che gli stessi americani sono da condannare perché lasciano i paesi liberati peggio di come stavano, ma che è impossibile che dalle ceneri di una guerra di liberazione nasca la pianta della democrazia, proprio qui dove dopo la guerra abbiamo avuto il piano Marshall, il boom economico e 50 anni di prosperità pacifica (tralascio la democrazia cristiana, le brigate rosse e quant’altro, non sto parlando di politica interna) sotto l’ombrello della NATO ? Sembra di sentir parlare i tifosi di una squadra di calcio che da anni non vince nulla, mentre con la delusione di aver perso ancora la partita della storia si consolano ipocritamente sostenendo che è solo un gioco, e che nella vita ci sono cose che contano di più, e che la vittoria non è così importante, facendo finta di non vedere che sempre più persone ripongono la loro fiducia altrove censurando l’incomprensibile incaponimento che conduce alla sconfitta. Questo è il relativismo : perdere una partita, continuare ad applicare lo stesso modulo, con lo stesso allenatore, con gli stessi giocatori, continuare a rendersi patetici sbagliando sistematicamente tattica e strategia, e consolarsi facendo finta che non la si è giocata, quella partita. O che la hanno persa tutti. Mentre, nel frattempo, il campionato della storia mostra persone che per la prima volta dopo 30 anni annusano la libertà, ne mostra altre ancora sotto il tacco di totalitarismi inaccettabili che chiedono aiuto a chi ha dimostrato di poterli salvare. Si sentono da lontano echi di sistematiche testate contro il muro, fatte di arrendevoli accettazioni dello status quo nell’impossibilità di determinare il modo di cambiarlo con i fiori dentro i cannoni, di perdita dell’innocenza senza volerlo ammettere, di cinico esercizio di antiamericanismo senza la considerazione delle conseguenze, che passano per l’inevitabile messaggio ad alcuni fratelli evidentemente non così uguali ai ricchi occidentali comodamente pacifisti di sinistra : “morite soffrendo come cani, ma fate piano che sto facendo la pennichella della ragione. Smettetela di sventolare quei libricini contenenti la dichiarazione dei diritti umani, dove c’è scritto che avete lo stesso diritto che abbiamo noi di libertà e giustizia, di democrazia e diritto : il nostro condizionatore è acceso a palla, e con franchezza abbiamo già speso preziosi minuti a scrivere che gli americani sono imperialisti, ora non ci potete chiedere anche l’alternativa ai kattivoni. Mica possiamo pensare a tutto. ABDUL : FA’ CALDO”
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08:36
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giovedì, 24 luglio 2003
The doctor is in
Per cercare di aiutare chi delira su alcuni blogs, e ce ne sono che delirano VERAMENTE tanto, il dottore qui propone, suggerisce, commissiona e prescrive l'intervista di oggi sull'Opinione a Marco Pannella. Qualcuno dirà che noi si vuole esportare il pensiero di Pannella. Mamma mia, quanto vi farebbe bene se fosse così.
Leggere, leggere, leggere.
Pannella : Riformare l'ONU non basta
Parla il leader radicale: “Occorre un’organizzazione mondiale della e delle democrazie. Ecco come fare.”
In Italia, chi si batte per la nascita di un’organizzazione internazionale che coordini le democrazie, sono anzitutto i Radicali. Sono soprattutto loro che, nell’ambito della politica estera, si dimostrano particolarmente sensibili alla (e pronti a battersi politicamente per la) democratizzazione. A Saint Vincent, in occasione della prima convention di Liberalismo Popolare, abbiamo incontrato Marco Pannella e abbiamo parlato dell’organizzazione mondiale della democrazia e delle democrazie.
On. Pannella, in che modo i Radicali intendono riformare l’Onu per la nascita di un nuovo coordinamento politico fra le democrazie?
Non è solo una riforma dell’Onu. L’obiettivo è un’organizzazione mondiale della e delle democrazie. Gli strumenti sono tanti nell’immediato. Per esempio cominciare anche ad andare alle prossime elezioni europee proponendo delle liste per gli Stati Uniti d’America e d’Europa, il che comincerebbe ad essere una prima forma di aggregazione delle democrazie.
Intendete basarvi su organizzazioni internazionali già esistenti o crearne di nuove?
Da questo punto di vista, tutti gli strumenti sono buoni. Si possono usare, come vogliamo fare, dei nuovi “caucus” democratici all’interno di tutte le istituzioni delle Nazioni Unite, a cominciare dall’Assemblea Generale dell’Onu di settembre, ottobre e novembre. Poi potrebbe essere la volta di quella “community of democracies” che stenta, da tre anni, a rimanere in vita e che noi Radicali, invece, vorremmo potenziare.
Secondo Lei, perché è più sentita, in questi anni, l’esigenza di coordinare l’azione internazionale delle democrazie?
Non so se gli altri la sentano, ma noi ci lavoriamo da decenni e sulla base di questo siamo arrivati alla Corte Penale Internazionale. Abbiamo avuto molti risultati. Già adesso siamo in una fase nella quale, la dirittura di arrivo, forse, l’abbiamo davanti. Ci vorranno ancora una decina d’anni.
Per quale ragione, secondo Lei, la democrazia deve essere difesa ed “esportata” nel mondo?
Dipende da che cosa si intende per democrazia. Io, quando parlo di democrazia, penso alla difesa dei diritti individuali. I diritti individuali devono essere affermati e c’è il dovere, l’obbligo di ingerenza quando in alcuni Stati, aree o regioni, questi diritti fondamentali della persona sono negati. Quindi non si tratta di esportare sistemi democratici, ma di impedire che vi siano sistemi politici che negano i diritti naturali, storicamente acquisiti.
Questa, secondo i critici della democrazia, è una politica che potrebbe causare ancora più conflitti…
Beh, diciamo pure che non si conoscono ancora guerre fra due paesi democratici. Tutto qua.
Un post di Mixumb delle
08:10
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mercoledì, 23 luglio 2003
Visti in viaggio
Visti durante l'ultimo viaggio sulla penisola sorrentina :
- Molesto venditore di accendini e fazzoletti (te li gettano in macchina) dotato di stereo con cassetta pirata di Gigi D'Alessio posizionato nell'unico posto in cui non puoi non aprire il finestrino : al casello autostradale (grande spot promozionale per la viacard, devo dire).
- scooter 50 con due persone sopra tranquillamente in coda al casello dell'autostrada A3 Napoli-Salerno (il sottoscritto tormentato a sufficienza chiedendosi quale tariffa applicare ad un cinquantino in autostrada)
- sempre sulla autostrada A3, camioncino scoperto dietro con 3 energumeni seduti sulla parte aperta e la schiena appoggiata alla cabina. I tre erano a torso nudo, mangiavano un panino bevendo un birrino e salutavano felici le macchine in corsia di sorpasso, i cui conducenti guardavano in faccia essendo loro rivolti verso il retro. Nella cabina ce n'erano altri sei.
- motociclista tutto bardato di tuta, borchie e frange varie con moto dotata di manubrio ad altezza giraffa. Il tapino viaggiava con le braccia alle 10.10, praticamente in croce, arrivando a malapena alle manopole con acceleratore e (suppongo) frizione. Non voglio pensare a quando si ferma, e a come per tirargli giù le braccia debbano utilizzare un cric.
- all'autogrill sulla A1 in direzione Napoli, lavatori di vetro insistenti e irriducibili ai quali con difficoltà spiegavo che dopo 1 kilometro avrei fatto nuova strage di moscerini per cui non volevo che mi pulissero il vetro.
- sempre all'autogrill suddetto, scenetta tutta napoletana con un tizio che vantava 16 tra fratelli e sorelle dimostrando grande solidarietà per il padre, al quale facevo sommessamente notare che con 17 figli il mio pensiero andava piuttosto alla povera madre ...
Un post di Mixumb delle
12:23
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martedì, 22 luglio 2003
Ciao Indro
Due anni fa prendeva commiato dai suoi lettori un grande italiano. A me manca molto, moltissimo. Ciao Indro, onore a te.
Un post di Mixumb delle
20:35
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domenica, 20 luglio 2003
Il vero Iraq
Grazie a Paolo di ILA un reportage dello scrittore e giornalista iraniano Amir Taheri.
Un post di Mixumb delle
07:56
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Il realismo radicale e i due conformismi
Piero Ostellino sul corsera di ieri. Leggetevelo, e rileggetevelo. E poi ancora (il link del corsera scade, per questo lo riporto integralmente).
In fondo, ai nostri «progressisti immaginari» non gliene potrebbe importare di meno che gli iracheni siano stati liberati da un tiranno che assassinava ogni anno migliaia di uomini, donne, bambini, perché, per costoro, le sorti della «gente», come essi chiamano genericamente gli esseri umani in carne e ossa, sono sempre state subordinate a «una falsa idea di progresso», fosse essa incarnata da Stalin, da Mao, da Castro. Alla sinistra politica la «gente» interessa ancor meno, perché, morta e sepolta l’«idea», oggi ciò che le interessa è la propria legittimazione da parte di un establishment attento solo alla conservazione dello statu quo e dei propri privilegi. Così, né i «progressisti immaginari», né la sinistra politica si sono chiesti se le ragioni di Chirac contro la guerra non fossero assai meno nobili di chi la guerra la faceva, né sembrano essersi accorti che la Francia «pacifista» altro non era che la grande destra nazionalista e anti-americana, ricompattata dal suicidio socialista di Jospin. In fondo, alla maggioranza di centrodestra e all’opposizione di centrosinistra non gliene potrebbe importare di meno che l’Europa unita nasca al di fuori di ogni logica democratica, all’interno di una cornice istituzionale centralistica, burocratica e fondamentalmente autoritaria.
Così, né l’una né l’altra sembrano preoccuparsi che l’Europa che sta nascendo non sia l’«Europa dei popoli», ma quella «dei poliziotti, dei procuratori, dei generali, dei banchieri», nonché degli interessi che fanno pagare al consumatore (la «gente») i prodotti agricoli europei più cari dei prezzi sul libero mercato mondiale e chiudono le frontiere a quelli del Terzo Mondo (alla faccia del conclamato buonismo terzomondista). Anche qui, al centrodestra e al centrosinistra ciò che importa è, assecondandone i vizi, solo essere accettati dall’ establishment .
Poi, fortunatamente, ci sono i radicali, che, invece, del mondo dopo la caduta del Muro e dopo l’11 settembre offrono una lettura eticamente e politicamente più realistica.
E che, perciò, non criminalizzano i neo-conservatori americani, ma ne analizzano le iniziative politiche; non vogliono uno sterile «ritorno all’Onu» com’è, ma ne propongono la riforma in una «Organizzazione mondiale della democrazia»; sanno, e lo dicono senza ipocrisie, che la creazione di un «nuovo ordine internazionale basato sul diritto non può prescindere da un uso regolato della forza»; si oppongono alla demagogica remissione del debito alle molte dittature del Terzo Mondo, e postulano un «ricatto democratico» nei confronti di quelle che ne vogliano usufruire; sono per un’Europa autenticamente federalista che preveda l’elezione diretta, come quello degli Stati Uniti e con gli stessi poteri di governo, del Presidente della Commissione, di un Parlamento proporzionalmente rappresentativo del numero degli abitanti di ogni Paese, di un Consiglio pariteticamente rappresentativo di ogni Stato, secondo lo schema del Senato Usa; si battono per l’abbattimento degli ostacoli all’esercizio dei diritti naturali soggettivi (presupposto della democrazia liberale), e così via.
Se Berlusconi fosse davvero quel riformista che dice di essere avrebbe da tempo portato al governo i radicali e, magari, dato il ministero degli Esteri a Emma Bonino al posto di quell’onesto burocrate che è Frattini. Se il centrosinistra fosse davvero quella forza democratica che, invece, è solo a parole non continuerebbe a criminalizzarli. Se entrambi avessero davvero un’anima liberale, non farebbero di tutto per spegnerne la voce, bensì ne discuterebbero pubblicamente le innovative proposte politiche. Infine, un consiglio a tutti gli italiani che si occupano di politica: leggano il libro di Daniele Capezzone, «Uno shock radicale per il 21° secolo». È davvero una boccata d’aria fresca fra tanto opportunistico conformismo «politicamente corretto».
Un post di Mixumb delle
07:36
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sabato, 19 luglio 2003
L'ingegnere prestato alla giustizia
Il titolare del ministero della giustizia, che di mestiere prima di essere folgorato sulla via (padana) del tribunale faceva l'ingegnere, afferma : "credo che la legge e' uguale per tutti". Ora, a parte lo scempio del congiuntivo nella lingua italiana che purtroppo ormai è prassi comune nelle istituzioni del nostro paese (del resto, quello è ingegnere, ora si diletta di giustizia : chiedergli di cimentarsi con la grammatica sarebbe forse troppo. e poi lui l'è minga italiano, lui l'è padano) ; noi qui si farebbe sommessamente notare al ministro della giustizia, che forse lo ha dimenticato, che la grazia ha precipuo carattere ad personam. Non ha senso dunque in questo caso dire che la legge è uguale per tutti. Trattasi di un provvedimento di natura ESCLUSIVAMENTE personale, proprio il contrario di come dovrebbero essere le leggi (forse fischiano le orecchie al ministro dagli occhiali tondi ...). Tant'è che esistono poi provvedimenti come amnistia e indulto che, sebbene di carattere differente ma comunque affine alla grazia, sono a differenza di quest'ultima provvedimenti generali, destinati ad una categoria di persone. Non è che ci voglia un genio del codice per conoscere tutto ciò. Piuttosto, il sottoscritto si unisce con devozione (e senza sarcasmo) al referente rispetto nei confronti della famiglia Calabresi. Proprio per questo, sorge spontanea una domanda : perchè nessuno si pone questo giusto, sacrosanto e legittimo problema considerando il fatto che Marino si è fatto solo 3 mesi di galera e ora è allegramente a spasso ? Non mi sembra davvero una gran dimostrazione di rispetto nei confronti della famiglia del commissario. Dove stanno le associazioni a tolleranza zero che difendono i diritti delle vittime, quando si parla dell'uso dei pentiti in questo paese ?
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19:20
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L'Economist sulla guerra in Iraq
Cose giuste nell'editoriale dell'Economist pubblicato oggi sul Foglio. Anche riguardo alle critiche su precedenti errori degli Stati Uniti. L'Economist è quel giornale inglese che quando critica Berlusconi è osannato dai pacifisti di sinistra, quelli che manifestano urlando "Bush boia, Berlusconi è la tua troia". Benissimo, se lo leggano tutto. Ci sono le risposte a tutte le domande, quelle onorevoli come quelle ipocrite. Sono sempre state più numerose le seconde, delle prime.
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19:09
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La battaglia non è finita : Sofri libero
Castelli non trasmette la richiesta della grazia. Motiva la sua decisione con una lettera alla "Padania". La battaglia non è finita : sono convinto che si sia messa in moto la macchina dalla parte giusta. E mi raccomando, continuiamo a mandare le email. Sarebbe un errore smettere ora. Coraggio.
Un post di Mixumb delle
10:27
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Globalizziamo il buroggu !
Magnifico post del sensei buroggu sulla globalizzazione e l'occidente, e alcuni falsi miti da confutare. Arigato !
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10:24
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venerdì, 18 luglio 2003
Triste è il calcio minuto per minuto
E' morto Sandro Ciotti
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11:13
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Ognuno si sceglie le proprie compagnie
Ieri due voci importanti si sono sentite a proposito dei motivi per cui alcuni paesi hanno liberato l'Iraq. Bush ha dichiarato di accollarsi le responsabilità per la guerra al dittatore, e che è certo che le armi di distruzione di massa si troveranno. Saddam ha detto che non ci sono armi e che gli americani sono invasori. Ecco, salutando molto coloro che continuano a non essere d'accordo con me, io sto col primo. Voi, fate un po' come volete. Ognuno si sceglie le compagnie che meglio trova affini.
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08:31
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La classe non è acqua
Il solito, meritatissimo e affettuoso grazie a 1972 per la puntuale segnalazione del magnifico discorso di Tony Blair al congresso degli Stati Uniti. L'ultimo leader che ebbe questo onore fu, nel 1985, Margaret Thatcher. Non a caso.
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08:28
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Fusse che fusse
Oggi il ministro della giustizia si incontra con il presidente della repubblica. Ordine del giorno : la grazia a Sofri. Chissà che tutte le email che da quasi un mese un gruppo sempre più grande di persone invia ogni giorno a Ciampi serva a dare un piccolo aiuto a decidere nella maniera più giusta. Noi lo speriamo.
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08:22
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giovedì, 17 luglio 2003
We support
Un grazie e un grandissimo bentornato al mio amico Paolo per questo link.
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08:04
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mercoledì, 16 luglio 2003
L'ha fatto ancora. Il griso l'ha fatto ancora. Il mio personalissimo maestro dell'html
Grazie al Griso, abbiamo la colonna per scrivere molto più larga. Non lamentatevi con lui per quello che c'è scritto, lì la colpa è tutta mia e del neocone che è in me.
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21:15
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martedì, 15 luglio 2003
La comodità dell'immobilismo
Abbiamo passato mesi a chiedere agli illuminati imbelli pacifisti quale fosse l’alternativa a tirare giù Saddam con le brutte. Ci siamo sempre sentiti rispondere che bisognava far continuare gli ispettori. Abbiamo replicato che nella risoluzione 1441 l’onere della prova era a carico di Saddam, non degli ispettori. Ora, dopo soli 3 mesi, ci sentiamo dire che - gne gne gne - le armi non si trovano, e quindi, con uno spericolato sillogismo degno delle statistiche di Trilussa, che non ci sono e che non si troveranno e non ci sono mai state, e quindi vergogna sugli alleati. Riassunto : per i pacifisti le armi non ci sono mai state, ma bisognava lasciare tempo di cercarle agli ispettori mentre Saddam continuava a massacrare il suo popolo ; ma dato che le armi non c’erano, gli ispettori non le avrebbero mai trovate. E visto che i nostri professoroni legavano l’eventuale intervento contro Saddam al ritrovamento delle armi, non avrebbero mai mosso un dito per liberare il suo popolo. Conclusione : questi accusano noi filoamericani di essere dalla parte di chi, secondo loro volendo solo conquistare il petrolio irakeno (l’hanno già detto per il Kuwait, e s’è visto quanto siano ricchi oggi gli abitanti di quel paese, lungi dall’essere sfruttati dai loro liberatori di allora), ha salvato un popolo dal suo genocida, e ci guardano storto. E lo fanno da una posizione da cui non avrebbero mai mosso un dito, stando alle loro convinzioni (le armi non ci sono, ci si muove solo se si trovano le armi), per interrompere le fosse comuni. E mica lo dicono sottovoce, lo urlano andandone pure orgogliosi.
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10:55
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UN'ONU RIFONDATA PER I PAESI DEMOCRATICI
di EMMA BONINO e GIANFRANCO DELL’ALBA*
(Articolo pubblicato su " Corriere della Sera",14 luglio 2003)
La liberazione dell’Iraq dalla dittatura di Saddam Hussein, uno dei regimi più feroci e sanguinari dell’era contemporanea, rappresenta un potenziale spartiacque. Lungi dall’essere, come sostengono molti pacifisti, un’operazione neocoloniale dell'estrema destra americana, costituisce la premessa di un possibile nuovo ordine internazionale.
Come arrivarci? Certamente ridando all’ONU il proprio ruolo di garante della legalità internazionale. Noi radicali riteniamo che l’evoluzione delle Nazioni Unite nel corso degli anni ha portato ad una sorta di Costituzione materiale sovente in contrasto con i principi ispiratori della Costituzione legale, ovvero della Carta stessa. Le Nazioni Unite nascono come una Comunità di nazioni che si riconoscono nei valori di libertà e giustizia alla base della lotta contro il nazifascismo. Lo scopo è di salvaguardarli e promuoverli.
L’art.53 paragrafo 2 della Carta, tuttora in vigore, qualifica come « stato nemico (delle Nazioni Unite) » : « ogni stato che durante la seconda guerra mondiale sia stato nemico di uno dei firmatari del presente Statuto ». Così l'Italia, pur essendo membro fondatore della NATO nel 1949 e della CECA nel 1952, ha dovuto aspettare il 1955 per essere ammessa alle Nazioni Unite. Il Giappone il 1956 e la Germania addirittura il 1973.
In altre parole, la Carta sottoscritta a San Francisco da non più di una quarantina di paesi (oggi siamo a oltre 190 stati membri), contiene sì una serie di nobili obiettivi politici - decolonizzazione e autodeterminazione dei popoli, progresso sociale, promozione dei diritti fondamentali della persona umana – ma si presenta soprattutto come il Manifesto delle nazioni che condividono i valori di libertà e giustizia. Al punto di dotare le Nazioni Unite di meccanismi per reagire a eventuali minacce alla pace e all’ordine internazionale provenienti da Stati che quei valori non condividono – dunque estranei all’ONU stessa.
La crisi dei rapporti fra i paesi occidentali e l'Unione Sovietica nell’immediato dopoguerra, e la nascita del movimento dei non allineati nel 1955 a Bandoeng, mandano però all'aria le intenzioni dei padri fondatori. Oggi si è così lontani dallo spirito originario da far sembrare legittimo che siano le dittature a giudicare le democrazie. Al punto che la Libia ha presieduto quest'anno la Commissione per i diritti umani.
La convivenza tra democrazie e dittature all’interno del club dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza s’è tradotta nella sua paralisi.
La seconda ragione della paradossale situazione odierna risale al vertice di Bandoeng, dove i leader dei paesi non allineati - Chou En Lai, Nehru e Tito in testa - lanciarono una sorta di ideologia vicaria delle Nazioni Unite.
Alla base di questa ideologia c’era anzitutto la riaffermazione del principio di non ingerenza negli affari interni di uno stato e la sua precedenza rispetto ai diritti dei singoli individui enunciati all’articolo 1 della Carta. C’era, inoltre, l’enunciazione del principio per cui tutti i paesi sovrani hanno diritto ad essere membri delle Nazioni Unite. Questo approccio ha stravolto completamente l'iniziale concezione dell'ONU, che da club di paesi accomunati dagli stessi valori s’è trasformata nel foro della Comunità internazionale. Una comunità amorfa e indistinta, quindi, che mai indaga sulle credenziali democratiche dei propri membri, pronta ad accogliere chiunque.
La situazione attuale, dove i compiti specifici dell’ONU in materia di promozione dei diritti fondamentali della persona vengono assunti anche da Stati che tali diritti conculcano, non è più accettabile. Si tratta di mettere mano non solo ai meccanismi di funzionamento dell’ONU, ma anche alla sua composizione.
Noi radicali ci battiamo da tempo per la creazione di un'Organizzazione Mondiale delle Democrazie e della Democrazia (OMD) che, partendo dall’embrione già esistente della Community of Democracies, possa raggruppare i paesi democratici nelle istanze internazionali, per promuovere concretamente democrazia, stato di diritto e rispetto dei diritti umani.
Quanto alla sua organizzazione, ci si può ispirare a vari modelli: dall’Organizzazione Mondiale del Commercio al Consiglio d’Europa. Nel caso di quest’ultimo, l’ammissione e il mantenimento della qualità di membro sono subordinati al rispetto di specifici standard democratici . Ciò ha indotto i paesi dell’ex blocco sovietico ad adattare rapidamente la propria legislazione ai requisiti di questa organizzazione, permettendo loro di entrare nell’Unione Europea.
Con un Consiglio di Sicurezza che sembra spesso l’ultimo baluardo delle dittature di tutto il mondo e l’ONU diventata lo strumento di conservazione dell’ordine costituito, v’é da chiedersi se la nostra idea di OMD non debba costituire il mezzo per riaffermare i valori originari a fondamento delle Nazioni Unite, rimpiazzandone progressivamente ruolo e funzioni.
Per entrare e restare in tale club occorrerebbe semplicemente il rispetto degli stessi impegni assunti a livello internazionale da ciascuno Stato, a cominciare dalla Carta dell’ONU e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.
Molti paesi negli ultimi anni hanno pagato il prezzo della democrazia politica, anche grazie al sostegno internazionale, fornendo la dimostrazione che con volontà e determinazione è possibile globalizzare la democrazia, oltre al commercio. Altri ne restano caparbiamente estranei, mentre alcune democrazie possono conoscere derive autoritarie. Perché i progressi degli uni e i regressi degli altri dovrebbero continuare ad essere del tutto ininfluenti sullo status internazionale di ciascun paese?
Proponiamo, insomma, di rifondare l'ONU secondo i principi originari. Un’ONU che abbia come criterio di ammissione non la mera esistenza di un paese, ma il soddisfacimento da parte del relativo governo di alcuni indicatori di democrazia. Un’ONU che preveda - come del resto avviene nell’Unione europea - meccanismi di sospensione o addirittura di espulsione in caso di mancato rispetto dei parametri democratici.
Queste nuove Nazioni Unite avrebbero la legittimità necessaria per reagire credibilmente alle minacce alla pace ed alla sicurezza internazionale, e per promuovere libertà e diritti umani. Così che appartenere a tale organizzazione diventi un fine, e non un mezzo, dell’azione politica dei singoli Stati del mondo. Un primo passo in questa direzione può e deve essere la convocazione, sin dalla prossima Assemblea Generale di settembre, di un primo "caucus" dei paesi democratici, una riunione costitutiva di quella Community of Democracies che già rappresenta l'embrione dell'Organizzazione Mondiale della Democrazia.
* Deputati europei radicali
Un post di Mixumb delle
06:39
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Qui l'adesione all' iniziativa per liberare Adriano Sofri
Qui l' appello al presidente della Repubblica, da inviare ogni giorno
Qui i codici dei banner per evidenziare e diffondere l'iniziativa
Qui l'aggiornamento sulla situazione
Si parte dai blogger ma è compreso tutto il popolo di Internet che crede in una battaglia, non violenta, di civiltà.
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05:33
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lunedì, 14 luglio 2003
Risposta a Sua Maestà, sperando che impieghi il Suo prezioso tempo con altro che noi stupidi neoconi
Posto che se tu sei schivo e minimalista (e spesso lo sei) io lo sono più di te, da ultimo che non conta nulla ti dico che mi sono stancato dei tuoi giochetti. Io e non solo io leggendo quello che hai scritto ci siamo sentiti presi per il culo con spocchia e superiorità, da uno che si dice certo che poi quando noi giovanotti si rinsavirà si giungerà alla saggezza e ci si accomoderà al tuo fianco. Tu scrivi cose esattamente identiche a gente con le mani insanguinate, ma non ti si dà del black bloc. Scrivi cose che sono sui comunicati di chi spara, ma non ti si dà del brigatista. Scrivi cose che dicono persone con brandelli di stars and stripes ancora fumanti in mano, ma non ti si dà del pericoloso individuo. Scrivi cose che dice gente in assoluta malafede, ma non ti si dà del tonto. Scrivi cose che dicono i più estremisti di sinistra, ma non ti si dà del comunista. scrivi cose che si sentono anche e soprattutto dalla bocca degli imam più ferocemente antioccidentali, ma non ti si dà dell'integralista. Leo, puoi tranquillamente affermare ogni volta che la tua volontà non è quella di tirare il sasso e nascondere la mano, ma l'effetto che fa quello che scrivi e la reazione quando ti si dice che l'hai fatta fuori dalla tazza è esattamente quello. Hai tirato su polemiche di settimane su questioni semantiche di lana caprina (guantanamo, museo saccheggiato), non saremo certo alla tua altezza ma non siamo sprovveduti, nè tuoi allievi ai quali puoi fare il giochetto delle tre carte ballando sulla capocchia di uno spillo usato come sinonimo. Va bene il tono giocoso, va bene accettare che noi si venga fraintesi a ogni piè sospinto, va bene concedere una volta e anche più d'una che non volevi mirare dove hai colpito ma qualche millimetro di qua o di là, e allora cambia tutto : ma poi arriva un momento in cui ci si rompe i coglioni di fare la figura dei fessi facendo finta di niente se così si viene trattati e poi lo si nega pure. Che ti pensi che sei l'unico a saper usare la lingua italiana ? Ad aver diritto al relativismo culturale, ideologico, antropologico, sociologico, storico, politico, sociale, emozionale sempre e comunque ? Sai perchè alla fine a forza di leggere i tuoi pezzi il dubbio che ci consideri delle povere bestie dotate di poca intelligenza a rimorchio del cattivo oggi bush ieri reagan diventa poi matematica certezza ? Perchè scrivi con un tale snobismo, con così poca apertura mentale, trasudando così tanta superiorità sarcastica e compassionevole per noi poveri idioti che diventa ovvio quanto sia offensivo quello che pensi.
Dopodichè, puoi accampare come sempre fai che non hai nulla a che vedere con quelli che dicono, pensano e si comportano esattamente come te : ma allora il problema è tuo, perchè ognuno è unico al mondo, ma i fenotipi sociologici, le caratteristiche comuni, le somiglianze di pensiero non sono cose campate per aria, ma convenzioni universalmente riconosciute proprio perchè possono non portare a caratteri esattamente coincidenti, ma nemmeno si può pensare di far credere ogni volta che si fa parte di una categoria a sè stante. E se così si agisce, è evidente che si torna al problema della spocchia. poche storie, leo, sarai unico al mondo ma se parli come tizio, pensi come caio, agisci come sempronio non puoi evitare che ti si paragoni a tizio, caio e sempronio.
In ogni caso, guarda, il problema per me è risolto definitivamente e con soddisfazione: perchè, da neocone quale sono, del tutto convinto di quello che dico, per niente a rimorchio del pensiero comune ma dotato di mio cervello, e per niente disposto a sedermi dalla parte tua a guardare beato saddam che massacra la sua gente nell'attesa che tu trovi un motivo più valido del fermare un genocidio per dare la tua solenne approvazione all'intervento, dopo quello che hai scritto sono talmente convinto di essere considerato anni luce lontano da sua maestà (ma me ne impippo alla stragrande, che noi neoconi stiamo tanto bene tra di noi a imparare l'abc, siamo gente semplice) che immagino e a questo punto auspico che sua maestà non si preoccuperà più del pensiero di una pulce "nata l'11 settembre che per la prima volta vede il mondo con i suoi occhi", che festeggia il 4 luglio e ti considera dopo aver letto quello che hai scritto in maniera che non è elegante pronunciare (ma no, per carità, tu invece non c'entri niente...). Diceva il poeta, non ti curar di lor ma guarda e passa. e tu non ti curar di noi, ma guarda e sputa. che ti passa.
Un post di Mixumb delle
16:07
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venerdì, 11 luglio 2003
Bello il Colosseo. Cosa sono quelle bandiere ?
Sono reduce da un pranzo con amici. Ero arrivato preparato. Avevo fatto bene. Come ho scritto ieri, sono venuti a Roma un paio di amici americani. Oggi siamo stati insieme a pranzo. Hanno visto Roma, che non vedevano da quasi 30 anni. Bellissima, fa caldo, quanto abbiamo camminato, che posti fantastici, ma perchè dopo 28 anni i servizi pubblici funzionano peggio di prima e non hanno l'aria condizionata ... insomma le solite cose. Roma è una scommessa, per un turista. Se capisce che ormai le disavventure per la disorganizzazione fanno parte del clima della città, si gode un posto unico e meraviglioso. Ok fine della marchetta con annessa lamentela. Poi a pranzo, scatta la domanda. Cosa sono quelle bandiere con scritto pace ? Lo sapevo, cari amici. Sono la dimostrazione di quanto si può essere ipocriti sulla pelle della gente da liberare da una dittatura (sissignori, ipocriti : e della peggior specie). Spiego ai due che un bel giorno, all'inizio di quest'anno, sono cominciate a fiorire queste bandiere, insieme alle manifestazioni perchè "si lasciasse l'Iraq in pace". Lo so, lo sappiamo, lo sapevano e lo sanno sanno anche gli organizzatori delle manifestazioni che prima dell'intervento americano in Iraq c'era tutt'altro che la pace. Ma che volete farci, siamo italiani : se c'è una moda ci accodiamo, le bambine si divertono, i ragazzi fanno sega a scuola, si va tutti alla manifestazione allegramente per rimorchiare e fare casino e forse c'è la tivvu, che poi nel mondo di guerre ce ne stanno tante ma noi ne scegliamo sempre e solo una : quella contro la logica. I miei amici non capiscono molto bene. Adesso ricordano di aver visto all'epoca manifestazioni, con quelle bandiere, in televisione. Sanno bene della querelle con la Francia, ma non sapevano che qui in Italia le cose stessero così. Dico loro che ora molte bandiere sono state tolte, ce n'erano molte di più : d'altronde, le mettevano nelle scuole, in alcune istituzioni pubbliche, nelle università. Mi guardano, non ci credono : come è possibile che gli italiani qui abbiano permesso la trasformazione di una cosa come la pace in uno squallido strumento politico di ingratitudine e di odio ? Perchè lo fanno ? E io tiro fuori quello che mi sono stampato prima di pranzo. E' una riflessione in due parti, parla di neoconi. E' di leonardo. Spiego che è di un professore che bene o male conosco, quindi non di una ragazzina delle medie ma di chi insegna alle ragazzine delle medie (o giù di lì, insomma : insegna) e, secondo me, è molto rappresentativa di com'è fatta certa gente. La leggo loro, traducendola. Sono sbigottiti. Sono democratici, non hanno votato Bush e non sanno per chi voteranno nel 2004. Ma dopo l'11 settembre sanno cosa è successo, abitano a Park Row e a volte capita loro di avere ancora paura. E sanno cosa sono gli Stati Uniti, la loro storia. E sanno cos'è l'Europa, la loro storia. Vedete, dico loro, questa è la gente con la quale abbiamo a che fare noi qui, ogni giorno. Queste sono le idee che ci troviamo di fronte quando ci permettiamo di festeggiare il 4 luglio. Mi chiedono come si insegni in Italia la storia. Rispondo che è meglio se non glielo spiego, e non attacco a parlare del Camera-Fabietti e del Villari e delle idee politiche che palesano tranquillamente gli insegnanti italiani. Loro sanno qualcosa, a differenza di molti qui, della storia del nostro paese nel ventesimo secolo. Lei è Margarita Gastaldo, vedova di Eddie Gastaldo, Capitano della quinta armata dell'esercito americano qui in Italia durante la seconda guerra mondiale. Lui è Paul, loro figlio. Mio padre combattè i nazisti insieme a Eddie, e poi rimasero in contatto anche dopo la guerra. Oggi, loro sono nostri amici, e io sono amico loro. Gli italiani in generale, mi sa proprio di no : hanno dimenticato e dato per scontato, e si riempiono la bocca e le tastiere dei pc di parole che denotano l'astio, il livore degli sconfitti, di chi ha perso la scommessa con la storia, di chi tratta il proprio nemico con la stessa durezza con cui la realtà ha trattato lui. Complimenti leo, ora sei famoso anche in America. Chissà che non ti chiami il tuo amico Noam Chomsky, e insieme con Paolo Cento, Slobodan Milosevic, Tareq Aziz e il generale Jaruzelski mettete su un bel teatrino di marionette. Portate in giro la vostra versione dei fatti, così gli altri si fanno un sacco di risate. E vi sentite realizzati, a far capire agli altri come ci si sente a scommettere sul cavallo perdente e incaponirsi a farlo buttando merda su chi vi dice che vi state facendo del male.
Un post di Mixumb delle
18:19
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Uno shock radicale per il ventunesimo secolo
Lo sapevate che è uscito un libro di Daniele Capezzone ? No ? Poi non vi stupite quando si riassumono le condizioni inaccettabili con cui (non) vengono comunicate sui media le iniziative radicali. Qui ne parla Vecellio sull'Opinione. Si consiglia davvero tanto di comprarlo, potete farlo andando qui.
Un post di Mixumb delle
12:40
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Amnesy International
Ottimo Dimitri Buffa oggi sull'Opinione, a proposito di Amnes(t)y International. Qui la querelle con Nessuno Tocchi Caino.
Un post di Mixumb delle
12:37
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Marcenaro !
Di solito non lo faccio, ma oggi mi piace riportare il pezzo di Marcenaro sul Foglio. Splendido. Ma questa volta davvero.
Andrea's version
Non lo dice Previti, è Travaglio che parla. E che spiega: “In Francia il pm dipende dal governo, l’autonomia delle indagini è garantita da un giudice indipendente”. Pm e giudici, cioè, si biforcano. “E’ così pure in Belgio”, dove pm e giudice di nuovo si biforcano. “In Spagna le carriere sono separate e il pm è parzialmente soggetto all’esecutivo”. Biforcano pure in Spagna. “In Germania la formazione di pm e giudici è unitaria, dopodiché le loro strade si biforcano”. Dice proprio così Travaglio, che “in Germania si biforcano”. In Olanda “possono passare da una funzione all’altra ma non accade di frequente”. Parlando come si mangia, si biforcano anche là. Non parliamo dell’Inghilterra, dove “il pm non esiste”. Dato che, per gli inglesi, perfino biforcarli è troppo poco. In Portogallo “le carriere di giudici e pm erano separate. Le riunificò il dittatore Salazar”. Vale a dire un biforcuto. Insomma, giratevela come vi pare, ma Travaglio ci spiega che non c’è posto in Europa dove il giudice non stia di là e il pm di qua. In due parole, dove non si biforchino. E da noi? No. Da noi forcano e basta.
Un post di Mixumb delle
09:03
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