archivio

domenica, 31 ottobre 2004

 

L'arte del flip-flop

Tra qualche giorno sapremo chi sarà il prossimo presidente degli USA. E' un bel po' che rischio la figuraccia, dicendo che vincerà Bush. Lo ripeto: vincerà Bush. E aggiungo: meno male.

Non è vero, difatti, che esistono 2 Kerry. Ne esistono almeno 3. I primi due sono quelli che imperversano da un anno e mezzo in campagna elettorale, dicendo tutto e il contrario di tutto con una imbarazzante semplicità, e ribadendo un comportamento che va avanti da anni. Il terzo è quello inventato dai pacifisti di sinistra del nostro paese e del nostro continente, che si sono costruiti un personaggio che non esiste. A loro dico: cominciate a sperare che vinca Bush. Otterrete così, rispetto all'altra ipotesi, due vantaggi fondamentali. Il primo è che potrete dirvi coerenti, come siete da decenni (lamentandovi ipocritamente quando vi si accusa di palese antiamericanismo), nell'attaccare gli Stati Uniti per quello che sono, nello sputare sulla più grande democrazia del mondo, nell'offendere gli americani per come esprimono il loro sentirsi liberi. Potrete approfittare del fatto che con tutta probabilità non ci sarà un vincitore il 3 novembre, perchè tutti gli avvocati messi in campo da ambo le parti dovranno giustificare le loro parcelle. Inoltre, eviterete di dover constatare, come già avvenuto per Blair e per Lula, che il vostro eroe è diverso dalla macchietta che ne avete fatto pur di continuare a raccontare menzogne e balle sugli USA. Vincerà Bush, e vi toglierà le castagne dal fuoco. Ancora una volta.

Li avete 12 minuti e 38 secondi ? Trovateli, e guardatevi questo video. Spiega eloquentemente, con documenti di archivio che vanno indietro fino al 1991, cos'è il flip-flopping e perchè Kerry ne sia la quintessenza. Dopo averlo visto, capirete tutti - se ancora non lo avete capito - perchè è bene, per tutto il mondo democratico, che vinca Bush. Semplicemente, perchè se la più grande potenza mondiale, leader indiscussa della difesa della democrazia contro il terrorismo fanatico nazislamico, cominciasse a fare flip-flop ... bè, staremmo tutti, ma proprio tutti molto ma molto più in pericolo di quanto non si sia oggi.

Guardatevi il video, ne vale la pena. Magari, poi, riflettete su quale altra democrazia al mondo permetterebbe di smascherare le incongruenze di un suo candidato alla presidenza in maniera così puntuale, e chiedetevi se non vorreste anche voi che nel vostro paese i fatti venissero dimostrati in maniera così trasparente.

Un post di Mixumb delle 09:55 i love america · commenti (10)

venerdì, 29 ottobre 2004

 

Caro Luca ti scrivo

L'endorsement di Christian Rocca, sotto forma di risposta a Luca Sofri.

L'ultima edizione della mia personale collana "condivido anche le virgole". Leggere, e conservare.

Un post di Mixumb delle 09:12 politica, i love america · commenti (6)

 

Un piccolo errore, che volete che sia

Brutti sciacalli che non siete altro. Ma come, io vi annuncio speranzoso e gaudente che ieri avrebbero catturato Bin Laden (proprio ieri, mica un altro giorno), e voi ci planate coi denti aguzzi facendo notare che non è accaduto nulla di tutto ciò.

Non si fa così. Chi lo aveva predetto ha una lunga, costante e benevola tradizione di apertura mentale, rispetto per il prossimo e disponibilità creativa ad ascoltare l'altrui pensiero: un vero benefattore, un esempio per tutti noi, uno di quei poco noti personaggi ai quali tutti noi poveri comuni mortali moralmente inferiori dovremmo guardare con ammirazione. Come vi permettete di pensare che abbia scritto una (altra) cazzata ?

Vergogna. Vergogna voi, non lui, ci mancherebbe.

In realtà, non avete capito nulla. C'è stato un piccolo errore, ma il concetto è quello giusto. Caproni, ieri in realtà è effettivamente accaduto che abbiano finalmente "catturato" un pericoloso criminale mediorientale nemico dell'Occidente e con la coscienza sporca di migliaia di morti innocenti. Sono stati i francesi e non gli americani, ma in fondo l'errore è abbastanza piccolo.

E non fate i pignoli, eccheccazzo !

Un post di Mixumb delle 08:50 politica, the world is a blog · commenti (3)

giovedì, 28 ottobre 2004

 

Uno splendido finale: "Il fondamentalismo ha le sue ragioni", dice il cardinale.

Questo è il titolo dell'inserto di oggi del foglio. Il cardinale, protagonista di uno scambio di opinioni con l'esimio professore Ernesto Galli Della Loggia Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare Comesefosse Antani Eccetera Eccetera è (rullo di tamburi): Joseph Ratzinger, prefetto della congregazione per la dottrina della fede, nume tutelare e idolo incontrastato di quelli che dànno del nazista a chi si schiera a favore della ricerca scientifica, molti sussurrano prossimo papa (ma ci sarà mai un prossimo papa?). Riporto un passaggio da un suo simpatico documento, per ricordare meglio le idee del nostro sull'omosessualità, della serie evviva la libertà.

"Sono perciò utili interventi discreti e prudenti, il contenuto dei quali potrebbe essere, per esempio, il seguente: smascherare l'uso strumentale o ideologico che si può fare di questa tolleranza; affermare chiaramente il carattere immorale di questo tipo di unione; richiamare lo Stato alla necessità di contenere il fenomeno entro limiti che non mettano in pericolo il tessuto della moralità pubblica e, soprattutto, che non espongano le giovani generazioni ad una concezione erronea della sessualità e del matrimonio, che le priverebbe delle necessarie difese e contribuirebbe, inoltre, al dilagare del fenomeno stesso. A coloro che a partire da questa tolleranza vogliono procedere alla legittimazione di specifici diritti per le persone omosessuali conviventi, bisogna ricordare che la tolleranza del male è qualcosa di molto diverso dall'approvazione o dalla legalizzazione del male".

Avanti così, splendido tutto, non solo il finale.

Sempre sul foglio di oggi (ma lo distribuiscono in omaggio anche in chiesa, ormai ?), il primo editoriale di pagina 3 finisce così: "anche agli embrioni donna tocca la pari opportunità". Siamo al parossismo allucinogeno, temo: di questo passo qualcuno potrebbe annunciare a Ferrara un sudato e gioioso amplesso conclusosi in un festoso matrimonio tra ... due embrioni gay. Nutro grande stima per Ferrara, ma temo si sia andato a impelagare in un tunnel e, come dice la ormai anziana battuta, anzichè tentare di uscirne se lo sta arredando. Con immaginette religiose e abiti talari. Lo pensavo anche ieri, notando il suo eccessivo nervosismo durante la puntata di otto e mezzo. Ognuno ha i suoi demoni, e per quanto mi riguarda continuo a considerare il foglio una irrinunciabile lettura. Certo però che quando lo si legge si sente ormai odore di incenso e si avvertono all'orecchio flebili ma costanti litanie clericali. De lamentationi Jeremiae profetae ...

Un post di Mixumb delle 09:36 politica · commenti (4)

 

Palle di vetro

Oggi. Oggi finalmente catturano Bin Laden.

Eh già, già, già, già ...

Un post di Mixumb delle 09:09 politica, the world is a blog · commenti (9)

domenica, 24 ottobre 2004

 

Una esperienza indimenticabile

- Driin ! Driin !
- Quirinale buongiorno.
- Salve,
come sta il presidente ? Son taaanto preoccupata, sa.
- Tutto bene signora, grazie.
- Sicuri ? Sa, c'ha una certa età ... che me lo passa ?
- Non si può, signora. Va tutto bene, grazie.
- Senta, ma serve qualcosa ? Vengo lì, gli metto un po' a posto la stanza ... serve del sangue ? Porto dei pomodori, e c'ho del vino che fa mio marito che resuscita i morti ... posso fare qualcosa ?
- No, grazie signora. Il presidente sta bene.
- Senta, ma davvero non ha bisogno di nulla ? Nemmeno la sora Franca, taaanto caruccia. E sono in pena, ma sente male ? Ce l'ha la tivvù così si distrae ?
- Va tutto bene signora, grazie.
- Senta, ma è vero che l'hanno operato senza anestesia ? Che uomo, che maschio, mica come mio marito che al primo mal di denti s'imbottisce di pillole ...
- No signora, quello è Fidel Castro.
- Ah ...

Fuori di scherzo, auguri ad entrambi, ai quali in forma e sostanza molto diversa auguro anche un piccolo periodo di riposo che li aiuti a meglio orientare i propri orizzonti. In particolare, col sorriso amaro che sempre mi sorge al pensiero di Cuba e di quanto servirebbe anche lì un regime change, consiglio la lettura del testo della lettera di Castro ... ai fedeli, pubblicata su Granma lo scorso 22 ottobre. Leggendola si può capire bene quanto quest'uomo ritenga capaci e degni di decidere per il proprio futuro i suoi concittadini, tanto da continuare a tenerli sotto il pacchero. Quest'uomo pensa davvero di essere al centro del mondo, tanto da sentirsi in dovere di "spiegare con precisione le cause del fatto" : "L’impulso e la legge di gravità scoperta da tempo da Newton mi hanno fatto fare un passo falso". Ma spiega piuttosto perchè da decenni i cubani non hanno libertà, ipocrita.

Qui anche in italiano.













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domenica, 17 ottobre 2004

 

"I bambini che hanno solo una madre e non hanno padre sono figli di una madre non molto buona"

Ecco, vedi infamone, io ho appena perso un amico che lascia una compagna e una bimba di due anni e mezzo. Tutti italiani, anche se vivevano a Parigi. Io mi auguro che nel dramma di questi giorni non abbiano avuto modo di leggere le tue parole.

Ci penserò io a vergognarmi per te nei loro confronti.

E fatemi la cortesia di non venirmi a dire che è stato equivocato o che non va giudicato per le proprie idee. Rocco Buttiglione dovrebbe rappresentare solo sè stesso, e solo con sè stesso e la propria infamia dovrebbe essere lasciato. Altro che Commissione Europea.

Stronzo.

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giovedì, 14 ottobre 2004

 

Quella voglia che c'era allora, chissà dov'è. Chissà dov'è.

 

Eravamo giovani e un po’ scemi. Avevamo 16 anni, e poi 17, e poi 18, e poi finì il liceo. Ma noi continuammo, in un gruppetto ristretto, a frequentarci. Ognuno aveva scelto una diversa facoltà. Io volevo diventare uno scienziato politico, Fabio un ingegnere come pure Gianluca, Sergio S uno speleologo, David un filosofo. Poi c’era il gruppetto dei futuri commercialisti, o chissà cosa: c’era Adriano, Michele e anche Sergio D. Infine chi non volle provare l’università: Angelo e Francesco presero la via della ricerca del lavoro, subito. A diciott’anni chi sapeva esattamente cosa ci avrebbe riservato il futuro ? Si andava a giocare a biliardo, e si cercava di rimorchiare. C’era chi andava al cinema, chi allo stadio. Nessuno a messa, tutti bravi ragazzi. Erano gli anni ’80, la seconda parte: le ragazze della nostra classe non le frequentavamo praticamente più, ma cascasse il mondo ci si vedeva sempre tra noi ragazzi. Le partite a poker di quei tempi sono un gran bel ricordo, ci stordivamo un po’ con quello che c’era, anche con l’Amaretto di Saronno, le rare volte che avevamo a disposizione la casa di qualcuno, solitamente di Fabio: lontana, in culo alla luna, ma era nostra, solo nostra. Quando i genitori di Fabio non c’erano, s’intende.

Conservo ancora alcune foto di quell’epoca. Tutti avevamo pettinature improponibili, jeans normali senza scoloriture o vite basse o buchi. La barba non tutti i giorni, ogni volta che andavamo in gita facevamo la piramide uno sopra all’altro e chiedevamo a qualcuno di farci una foto. Cazzo, eravamo bravi ragazzi. Mai nessun problema, solo uno di noi si faceva qualche canna ma sporadicamente, nessuno fumava, fisse le ore di educazione fisica a giocare a pallone coi “secondini”, quelli della seconda liceo, che rimanevano sempre “secondini” anche se poi gli anni passavano. Poi, piano piano, non si sa come, ci si perse di vista. Una storia con una ragazza un po’ gelosa, ma comunque anche la voglia di starci insieme il più possibile. Nessun motivo particolare, la vita che ti cambia e ti allontana così, senza che te ne accorgi nemmeno. E passarono gli anni, correndo e crescendo, con il nostro passato che nessuno ci avrebbe mai tolto e ricordi normali di ragazzi normali che avevano fatto cose normali: la gita, i cento giorni, le partite a tennis, le versioni di latino, la professoressa di matematica e la sua figlia tettona.

Un giorno, un paio di anni fa, non so nemmeno io come mi rintracciò Adriano. Adriano era il centro di tutti, o meglio era quello più simpatico, più caciarone, più dinamico. Era anche l’unico ad avere avuto una storia con una nostra compagna di classe. Insomma, Adriano era finito a Parigi. Mollata Economia e Commercio si era laureato all’ISEF, seguendo la sua normale attitudine allo sport: era quello più in forma, che riusciva meglio in qualsiasi sport. A Parigi Adriano lavorava in non so quale azienda, con la sua ragazza, che io non conoscevo. Ci facemmo delle grandi feste, al telefono. Mi raccontò che era in contatto con qualcun altro: Michele stava a Londra (Michele ? A Londra ? A fare che ?), Gianluca faceva il procuratore di calciatori, Sergio D non si capiva bene. Sergio S si sarebbe sposato da lì a poco con una americana (ironia della sorte, il vecchio comunista Sergio S alle prese con gli odiati USA) e a occhio e croce era l’unico che faceva quello che voleva fare da neodiplomato, o quasi. David faceva credo il commediografo, l’artista: sempre stato strambo, quello, ma forte però. E io, ma davvero io adesso ero un radicale convinto ? Ma guarda la vita, che strana, Umbertone un radicale. Cominciammo a sentirci, a scriverci email. Venne a Roma e ci vedemmo: io gli presentai il mio capo, lui il suo. Poi nacque sua figlia, meno di un anno fa. Quando venne a Roma mi fece vedere la sua foto, e mi disse di non dirgli, come avevano già fatto tutti, che aveva gli stessi suoi capelli – ma proprio lo stesso numero … era, che io sapessi, il primo del nostro gruppo che aveva un figlio. Grande Adriano, sempre davanti agli altri, era lui che ci aveva un po’ riavvicinato, e ci era dispiaciuto che nel dicembre del 2002 loro stessero a Roma per rivedersi ma io non ci fossi. Li chiamai dal ponte di Brooklyn, per farli sformare un po’ d’invidia e per salutarli. Non riuscii a parlarci, ma poi ci sentimmo e gli dissi che bisognava rifare una rimpatriata. Non con tutti, quasi impossibile metterli insieme e poi magari a qualcuno non sarebbe nemmeno interessato molto: ma con il gruppetto storico, perché no ? E invece no.

Perché la vita è orrenda, e io poi continuo a scrivere di morte. Adriano se n’è andato ieri, di corsa come era vissuto, velocemente tanto da non permettere a nessuno di prepararsi, di fare qualcosa, che poi cosa ti vuoi preparare e cosa vuoi fare, in pochi giorni te ne vai e lasci una figlia di manco un anno e tutti attoniti e con un groppo in gola. Un groppo che fa male, e le lacrime che scendono sceme, ma vere, sincere ma rabbiose.

Forse adesso riusciremo a riunire il gruppo, lo dobbiamo fare. Del resto eravamo uniti da una comune costante: fare le cose sempre troppo tardi.

Forza Roma Adrià, ma tu guarda che hai combinato. Ti voglio bene.
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mercoledì, 13 ottobre 2004

 

Quando si dice un errore

Grazie a Enzo

BAGHDAD, Iraq (CNN) -- U.S. forces have exhumed a mass graves site in northwestern Iraq and uncovered the remains of hundreds of people.

Many of the bodies found at the site near al-Hatra are believed to be the bodies of Kurdish women and children thought slaughtered by the Saddam Hussein regime.

...

Human rights groups believe about 300,000 people were killed during Saddam's 24-year rule, which ended when U.S.-led forces toppled his regime in 2003.

 

Ma magari ne facessimo altri, di errori così. Magari.

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lunedì, 11 ottobre 2004

 

Ciao Superman

E' morto Christopher Reeve.

WASHINGTON - Christopher Reeve e' morto ieri all'eta' di 52 anni. Lo ha comunicato la Fox News.
Reeve, che era paralizzato dal 1995 per un caduta da cavallo, e' deceduto improvvisamente all'ospedale di Northern Westchester a Mount Kisto (New York) per un collasso cardiaco dopo esser entrato in coma - ha riferito il suo agente alla Fox News online.
Reeve, che e' entrato nella storia del cinema per le sue interpretazioni di Superman nel 1987, aveva dato il suo sostegno finanziario alle ricerche sulle lesioni al midollo spinale.
Proprio qualche mese fa aveva espresso l'intenzione di tornare al cinema provando come regista a dirigere la storia di una ragazza paraplegica. Era sposato e aveva tre figli.




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domenica, 10 ottobre 2004

 

Columbus Day

Il secondo lunedì del mese di ottobre, quest'anno l'11 ottobre 2004, si celebra il Columbus Day per ricordare Cristoforo Colombo, l'uomo che nel 1492 scoprì il nuovo continente.
Per l'etnia italiana che vive a New York il grande navigatore genovese è diventato quello che per gli anglossassoni sono stati i padri pellegrini del Mayflower. Ogni anno nelle strade di New York viene organizzata una parata sulla 5th Avenue che parte all'altezza della 44th Street e termina all'incrocio con la 86th Street.
La parata, quest'anno si svolgerà lunedì 11 dalle ore 11:45, oramai è quasi diventata una cerimonia di religiosità civile durante la quale gli italiani ricordano le loro origini.
La parata era stata introdotta per ricordare al popolo americano il giorno in cui l'America è stata di fatto introdotta nelle carte giografiche.

Informazioni sulla parata 2004

La parata si svolgerà lunedì 11 ottobre 2004 e inizierà alle 11:45 per proseguire fino alle 15:00 circa. Il percorso si snoderà sulla Fifth Avenue dalla 44th Street fino alla 79th Street e poi sulla Third Avenue. Il Grand Marshal della sessantesima edizione sarà il leggendario pilota Mario Andretti che ha detto essersi sentito onorato per essere stato scelto. "La parata è la celebrazione dell'amicizia tra il popolo americano e quello italiano", ha detto Andretti, "Non vedo l'ora che questo arrivi il giorno della parata affinchè possa condividere il mio amore per le automobili e il design con il mio amore per l'Italia e l'America".




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giovedì, 07 ottobre 2004

 

Enduring freedom - Elezioni in USA e lotta al terrorismo - intervista a Massimo Teodori - di Corrado Maria Daclon - da Analisi Difesa

Intervista a Massimo Teodori, professore di storia americana all'Università di Perugia, scrittore, saggista. Ha pubblicato con Mondadori, tra l'altro, "Maledetti americani" (2002), "Benedetti americani" (2003), "L'Europa non è l'America" (2004).

Professor Teodori, fra poche settimane sapremo l'esito delle elezioni americane. Il parere di molti analisti, al di là della probabile vittoria del presidente Bush, è però che la politica internazionale e di sicurezza degli Stati Uniti non verrebbe modificata dall'esito elettorale. Lei cosa ne pensa?

Bisogna distinguere la strategia di fondo della politica estera e di sicurezza dalle scelte specifiche che attuano la strategia generale. Gli Stati Uniti tutti hanno abbracciato senza ambiguità la "guerra al terrorismo" come priorità nazionale. Nessun presidente potrebbe oggi, dopo l'11 settembre, rigettare questa linea direttrice della presenza americana nel mondo. Come nel 1946-47 tutta la strategia internazionale americana si incentrava sul "contenimento" dell'Unione Sovietica e del mondo comunista sicché ne derivarono la guerra di Corea, l'atteggiamento verso Cuba e Berlino e poi l'intervento in Vietnam, così è oggi rispetto al nuovo nemico terrorista. Quel che Kerry farebbe, nel caso improbabile di una sua vittoria alla Casa bianca, è di tentare una ripresa di accordo con i paesi europei e con l'ONU. Ma anche questo molto ipotetico tentativo dovrebbe fare i conti con le stesse difficoltà incontrate da Bush ed in particolare da Colin Powell, cioè l'indisponibilità della Francia (e della Germania e ora della Spagna) ad assumere responsabilità internazionali di co-partnership con gli USA e la paralisi dell'ONU sempre più sotto controllo dei paesi terzomondismi che il segretario Kofi Annan cerca in ogni modo di compiacere.

Come legge, dal suo punto di vista di studioso della storia americana, i mutamenti intervenuti nella gestione della sicurezza nazionale americana negli ultimi tre anni?

Il punto cruciale del cambiamento è quello enunciato con chiarezza nel National Security Strategy of the United States del settembre 2002 e poi ribadito in diversi altri documenti ufficiali. L'America rimasta unica superpotenza ha non solo il diritto, ma il dovere di intervenire laddove vi sono forze statali o di movimento che destabilizzano minacciando i paesi democratici. La frattura rispetto al passato della politica ispirata dai neoconservatori sta nel fatto che in precedenza si accettava lo status quo mentre dopo l'11 settembre non lo si accetta più e si invoca il diritto di intervento. Questa visione dei rapporti internazionali è all'origine degli interventi in Afghanistan ed in Iraq.

Il terrorismo islamico ha quindi davvero cambiato il mondo?

In una certa misura sì. Perché ha imposto la sua agenda anche ai paesi occidentali. Basta pensare a come dobbiamo ripensare le garanzie sui diritti individuali al fine di ottenere maggiore sicurezza, oppure a come l'incertezza sul futuro ha condizionato il ciclo economico per comprendere come l'attacco terroristico abbia avuto un effetto che è andato ben al di là delle stesse stragi dell'11 settembre e dell'11 marzo. Il terrorismo è divenuto un protagonista internazionale molto forte.

Lei ha di recente pubblicato il volume "L'Europa non è l'America". Un titolo che è già una risposta. Proviamo a spiegare, però, perché l'Europa non è l'America.

Anche se stanno prendendo coscienza del peso del terrorismo come pericolo per la nostra stessa way of life, gli europei, per ragioni storiche che possono essere anche comprese, non sono disponibili a fare della lotta al terrorismo il centro della loro politica. E poi c'è un altro fattore determinante che fa la differenza con gli Stati Uniti. Da quella parte dell'Atlantico c'è compattezza nazionale nella reazione al terrorismo anche nella profonda divisione di fronte alla presidenza Bush, mentre da questa parte c'è divisione e antagonismo tra gli Stati, ed altrettanta divisione tra quanti ritengono che sia possibile un appeasement con i terroristi e quanti invece la pensano, per così dire "all'americana". Non si deve dimenticare che il movimento pacifista ha inciso profondamente nelle opinioni pubbliche europee. L'amministrazione americana come vede, come valuta l'Europa, soprattutto dal profilo della sicurezza? La "coalizione dei volenterosi" esprime il nuovo modo di procedere americano. Non vengono prima le alleanze e le solidarietà e poi gli obiettivi ma, al contrario sono gli obiettivi che fanno le alleanze. In questo senso i diversi paesi europei sono giudicati a seconda di come hanno risposto all'appello americano nella guerra al terrorismo. Ed oggi l'Amministrazione statunitense si lamenta che l'Europa come tale, cioè l'Unione europea, non voglia assumersi responsabilità sugli scacchieri caldi, Afghanistan, Iraq e, perché no, Darfur.

Il giudizio che lei ha maturato finora sull’intervento militare in Iraq la porta a considerarlo più un successo o un insuccesso dell’amministrazione Bush?

La prima fase, quella militare che ha portato alla caduta del regime di Saddam è stato un successo. La seconda parte, cioè la stabilizzazione e ricostruzione del paese è stato un fallimento. Perché l’amministrazione e l’intelligence non hanno saputo prevedere quel che sarebbe successo una volta eliminate le strutture dittatoriali saddamite. E questo è stato un grave errore che non si aspettavano anche molti di coloro che hanno appoggiato l’intervento americano. Non è un caso che nell’opinione pubblica americana il consenso all’amministrazione è passato da livelli superiori all’80% a livelli inferiori al 50%.

Secondo un rapporto del Dipartimento di Stato, nel caso di un attentato catastrofico che riguardasse New York o Washington, la reazione degli americani sarebbe la stessa delle settimane che seguirono l’11 settembre: una forte compattezza vicino al presidente. Gli Stati Uniti hanno reagito e reagirebbero esattamente in maniera opposta a come hanno reagito gli spagnoli, anche elettoralmente, dopo l’attentato di Madrid. Perché, secondo lei, queste risposte così diverse tra Europa e America?

Gli americani sono improvvisamente passati da una situazione in cui ritenevano di essere invulnerabili ad un’altra opposta, in cui la vulnerabilità è divenuta incombente. La storia e la geografia degli Stati Uniti con due grandi oceani ad est e ad Ovest e due paesi amici a nord e a sud avevano creato il mito dell’intangibilità del territorio statunitense: l’ultima presenza nemica sul suo americano risale al 1814 quando una colonna di britannici riuscì ad arrivare a Washington bruciando i palazzi del potere. Al contrario l’Europa è stata da sempre un campo di battaglia che solo nel Novecento ha visto eserciti di tutti i colori scorrazzare da una parte all’altra, facendo centinaia di milioni di morti. Ecco la radice delle risposte diverse tra USA ed Europa: fattori storici, geografici ma anche, come è ovvio, culturali.

Proviamo ad elaborare un paio di scenari. A suo avviso come sarà l’Iraq tra dodici mesi?

E’ assai difficile prevedere scenari. Del resto quel che sta accadendo oggi è il risultato della mancanza di credibili scenari elaborati dalla maggiore potenza mondiale, dall’intelligence americana. Se americani ed inglesi riescono a resistere alle loro crescenti critiche interne e ad arrivare alle elezioni irachene dando credibilità ai governanti provvisori, è possibile una certa stabilizzazione. Se invece il governo Allawi sarà lasciato solo, non c’è dubbio che le varie milizie islamiste prenderanno il sopravvento e la situazione si libanizzerà sempre più.

Se l’amministrazione Bush fosse confermata dagli elettori, quale potrà essere la politica per i prossimi quattro anni nei confronti del terrorismo internazionale? Le chiedo questo con riferimento alle diverse “scuole” presenti alla Casa Bianca, Rumsfeld e Powell ad esempio.

La guerra al terrorismo rimarrà un caposaldo della politica estera americana. La grande incognita sarà il suo costo. Se le iniziative belliche e di intelligence costeranno troppo al contribuente americano, sarà il Congresso a mettere un freno all’Amministrazione. Il problema dei costi è determinante per la scelta della politica che deve perseguire un’amministrazione.

Ma secondo lei è realistico, come sostengono tra l’altro i “neocons”, pensare di portare la democrazia, anche con la forza, in civiltà come quelle islamiche e teocratiche?

Portare la democrazia è irrealistico. Ma è fattibile e, a mio avviso, auspicabile, sviluppare delle grandi campagne di informazione e di istruzioni che possono favorire e far crescere all’interno del mondo musulmano le tendenze più moderne, per così dire più “occidentali” nell’economia, nella cultura e nelle istituzioni. Questo mi pare il compito che richiede il maggiore sforzo di fantasia in occidente.

Alcune analisi si prefigurano che, dopo il comportamento europeo, francese in particolare, la National Security Strategy americana si muoverà su alleanze “à la carte”, decise volta per volta. E’ uno scenario possibile?

Questo è quel che è avvenuto negli ultimi tre anni. Una possibile alternativa è la rifondazione e rivalorizzazione della NATO e del suo importante know-how. A questo obiettivo dovrebbero dedicarsi anche gli europei che ritengono indispensabile il mantenimento del legame transatlantico come pilastro della lotta al terrorismo.

 

Lieto di essere di aiuto

Che succede quando il tenutario di un piccolo blog come questo viene citato e linkato da un simpaticone che saltuariamente scrive su uno dei più frequentati blog italiani (forse si tratta del più frequentato blog italiano, non conosco le statistiche nè mi interessano granchè, su questo: si tratta comunque di numeri incomparabili col mio blog) ? Succede che hai qualche accesso in più, manco tanti: per quel che mi interessa conteggiarli, nessun problema, anzi benvenuti a coloro che arrivano qui proveniendo dal famoso blog di cui sopra.

Accade anche che in questi giorni il simpaticone che ha scritto il post sul famoso blog sia particolarmente nervoso. Avrà problemi suoi, ed è vero che c'è chi sfoga le sue frustrazioni col suo blog: poichè ci sono metodi peggiori e più dannosi (per altri, chè dare certi spettacoli di sè stessi non è bello, ma il nostro eroe sembra non accorgersene) per sfogare la coscienza della propria condizione, come già dissi sono ben felice di essere utile ad aiutare qualcuno in difficoltà. Tuttavia, in un commento ad un post qui sotto ho scritto qualcosa che credo serva da memo, così magari si troverà qualche altro simpaticone disposto a linkare pure questo. E sennò, va bene comunque: ognuno fa solidarietà come può, io faccio sfogare i pirla. Vuoi mettere, l'Italia ne è ricolma. Allora, copio&incollo dal commento di qualche post fa. Occhio che è lunghetto.

Non ho letto il rapporto CIA. Christian Rocca lo riassume così: "E' stato finalmente presentato il dossier sulle armi di Saddam. Non c'erano (se non in piccole quantità e non per stragi di massa ma - recita il testo - per semplici "assassini") e la sua capacità di produrle era fortemente diminuita sotto il regime di sanzioni. Ma Saddam usava il programma oil for food per violarlo e usava i soldi per i bimbi iracheni per corrompere funzionari Onu al fine di alleggerire le sanzioni e allargare le maglie dei prodotti importabili con l'oil for food. L'obiettivo di questa azione? Rifarsi le armi di distruzione di massa. La commissione non ha escluso la possibilità che le armi siano state trasportate in Siria." Ora, io credo a Christian, sai ognuno ha le sue fonti che ritiene attendibili e per questo motivo in giro per il web a volte vengo sbeffeggiato, come sta capitando ora (non da te, altrove). Al di là del virgolettato di Rocca, io credo alcune cose. 1) per me può andare bene sostenere categoricamente che le armi non ci siano. a patto però che si sostenga anche che tutto l'Iraq, compreso il triangolo sunnita, sia sotto il controllo americano. le due cose vanno di pari passo: se si dice che in Iraq è un casino, che le elezioni non si possono fare, perchè il territorio non è sotto controllo, allora non si può nemmeno dire con certezza che da qualche parte non vi siano armi, soprattutto se il terreno ancora non controllato è esattamente quello dove si rifugiano i sunniti, ovvero i più fedeli a Saddam. mi sembra una cosa di una logica disarmante (mai aggettivo fu più appropriato !), delle due l'una. 2) se si vuole sostenere che le armi non ci sono, questo è lontano dal voler dire che non ci fossero. una frontiera come quella con la Siria è stata, per errore degli americani, un colabrodo per troppo tempo: è passato di tutto, potrebbero (notare, potrebbero) essere passate anche armi. quello che dico è che, ovviamente, non ne ho le prove, come pure nessuno ha le prove del contrario. se si trattasse di una mia supposizione circa il fatto che tra Italia e Francia si scambiano armi nucleari, sarebbe obiettivamente molto campata in aria: trattandosi di Saddam e della Siria, chiunque ha il diritto di ritenerla campata in aria ma mi dovrebbe spiegare con esattezza da dove viene questa (presunta) granitica certezza. quando ci fu la guerra di liberazione, gli americani avanzavano con maschere antigas e mimetiche adeguate a sopportare armi chimiche: non ricordo qualcuno dei soggettoni che oggi frignano (naturalmente non mi riferisco a te) che disse che potevano andare certamente a viso scoperto. 3) uno degli errori più grandi di Bush è stato lasciare che i suoi messaggi, nei quali asseriva che il regime change era motivo della liberazione dell'Iraq almeno quanto le armi di distruzione di massa, non siano stati ripetuti ossessivamente. Così (non) facendo, ha lasciato che nell'opinione pubblica mondiale si ingenerasse la convinzione che le armi fossero l'unico motivo per cui si andava là. Errore macroscopico, dovuto al Bushbashing in malafede ma anche alla sottovalutazione di questo fattore, invece fondamentale, come quello della comunicazione su e verso l'Iraq da quando hanno vinto la guerra (non il dopoguerra, la guerra): errori madornali, che sembrano continuare, ma proprio giganteschi. 4) lo stesso Kerry disse che anche se avesse saputo che le armi non c'erano avrebbe comunque votato a favore dell'intervento. Sicché da questo punto di vista qualsiasi cosa esca dovrebbe rimanere neutra nella campagna elettorale: e mi fa ridere che certi campioni facciano il tifo per il Kerry che credono di vedere, se dovesse vincere ne rimarranno delusi ben presto. 5) gli stessi campioni mi fanno francamente ridere quando oggi prendono in giro chi allora si dichiarava sicuro che ci fossero. con il curriculum di Saddam, a prescindere dal virgolettato di Rocca (al quale, ripeto, io credo), nessuno sano di mente avrebbe potuto affermare con certezza che non vi fossero: e infatti nessuno lo fece. Gli atti ufficiali dell'ONU, mica di Bush, dicevano che si rovesciava l'onere della prova nei confronti di Saddam (e questo lo si fa quando in un indice di colpevolezza da uno a cento si è molto molto vicini al cento e molto poco all'uno: coloro che blaterano di diritto internazionale senza saperne dovrebbero imparare che on è certo una prassi consolidata da parte dell'ONU) e che gli si forniva la possibilità di provare che le avesse distrutte. La risposta fu un enorme pernacchione, e nessuna prova di averlo fatto (e se le avesse fornite, ciò sarebbe bastato a santificarlo agli occhi dell'ONU stessa e di paesi come Francia e Russia): si è poi capito come, sulla linea inaugurata da oil for food e con 16 risoluzioni che lo minacciavano e poi puntualmente rimanevano inascoltate, il dittatore fosse ben convinto di farla franca anche stavolta. D'altronde, mi piacerebbe che qualcuno mi spiegasse cosa bisogna intendere per "serie conseguenze", che il Consiglio di Sicurezza all'unanimità minacciava di applicare a Saddam nel caso in cui (come poi avvenne) egli non fornisse prove dell'avvenuta distruzione della armi: posto che forse può non voler dire "ti diamo un calcio in culo e ti mandiamo via", non mi posso sentir dire che significa "ti facciamo una ramanzina col dito alzato accompagnata da un buffetto sulla guancia". Semplicemente ridicolo. 6) per finire, ripeto quanto continuo a dire senza che nessuno mi risponda: se si lega la cacciata di Saddam al reperimento delle armi, e si afferma (ripeto, non capisco con quale base di certezza) che le armi non c'erano e che ciò lo si sapeva da tempo, allora il risultato sillogico è che non si vuole cacciare il dittatore. Se io non voglio che tu sappia una cosa, affermo che ti dovrà essere detta solo quando un uomo correrà i 100 metri in un secondo: sapendo che non può avvenire, è chiaro che ne discende che non voglio che tu sappia la cosa. può essere una scelta, quella di lasciare i dittatori al loro posto felici di moltiplicare fosse comuni e camere di tortura: proveniendo da personaggi che amano Fidel Castro, giustificano Pol Pot e preferivano l'URSS all'occidente non è nemmeno così strano. Ma è bene che lo si dica chiaramente, invece di andare a cercare sotterfugi e menzogne, cosa che è stata fatta all'epoca e continua ad essere fatta oggi.

mercoledì, 06 ottobre 2004

 

E se vince, quanto ci metterete a rinnegarlo ?

Visto anche il dibattito tra i due vicepresidenti, più vivaci. Cheney è meno appealing ma più concreto, Edwards è più da spot ma non è affatto male. La cosa interessante è che sulla politica estera la battaglia è a chi dimostra di voler difendere con maggiore convinzione il proprio paese: è fantastico che da quaggiù gli antiamericani di professione si aggrappino al duo Kerry/Edwards andando dietro alle balle di Furio Colombo, sperando così che se dovessero vincere quelli delegassero la sicurezza del loro paese ai vari Kofi Annan, Jacques Chirac e la marmaglia antidemocratica cinese e russa. Come no, s'è capito benissimo, come s'è capito che a incaponirsi nel voler studiare ogni mossa della campagna elettorale americana non fate che confermare ed alimentare la supremazia di quel paese: tra le tante scemenze che dite è una delle pochissime cose sagge, deve essere perchè lo fate senza rendervene conto. Quanto tempo ci metterete, se vince Kerry (ma tanto vince Bush), a rinnegare pure lui ? Come avete fatto con Clinton, con Blair e con Lula ? Leggete, per esempio, quello che ha detto ieri Edwards a proposito di Israele. Pari pari a quello che pensate voi, no ?

"First, the Israeli people not only have the right to defend themselves, they should defend themselves. They have an obligation to defend themselves.

I mean, if I can, just for a moment, tell you a personal story. I was in Jerusalem a couple of years ago, actually three years ago, in August of 2001, staying at the King David Hotel.

We left in the morning, headed to the airport to leave, and later in the day I found out that that same day, not far from where we were staying, the Sbarro Pizzeria was hit by a suicide bomber in Jerusalem. Fifteen people were killed. Six children were killed.

What are the Israeli people supposed to do? How can they continue to watch Israeli children killed by suicide bombers, killed by terrorists?

They have not only the right to the obligation to defend themselves.

Now, we know that the prime minister has made a decision, an historic decision, to unilaterally withdraw from Gaza. It's important for America to participate in helping with that process.

Now, if Gaza's being used as a platform for attacking the Israeli people, that has to be stopped. And Israel has a right to defend itself. They don't have a partner for peace right now. They certainly don't have a partner in Arafat, and they need a legitimate partner for peace.

And I might add, it is very important for America to crack down on the Saudis who have not had a public prosecution for financing terrorism since 9/11. And it's important for America to confront the situation in Iran, because Iran is an enormous threat to Israel and to the Israeli people.

First, the Israeli people not only have the right to defend themselves, they should defend themselves. They have an obligation to defend themselves.

I mean, if I can, just for a moment, tell you a personal story. I was in Jerusalem a couple of years ago, actually three years ago, in August of 2001, staying at the King David Hotel.

We left in the morning, headed to the airport to leave, and later in the day I found out that that same day, not far from where we were staying, the Sbarro Pizzeria was hit by a suicide bomber in Jerusalem. Fifteen people were killed. Six children were killed.

What are the Israeli people supposed to do? How can they continue to watch Israeli children killed by suicide bombers, killed by terrorists?

They have not only the right to the obligation to defend themselves.

Now, we know that the prime minister has made a decision, an historic decision, to unilaterally withdraw from Gaza. It's important for America to participate in helping with that process.

Now, if Gaza's being used as a platform for attacking the Israeli people, that has to be stopped. And Israel has a right to defend itself. They don't have a partner for peace right now. They certainly don't have a partner in Arafat, and they need a legitimate partner for peace.

And I might add, it is very important for America to crack down on the Saudis who have not had a public prosecution for financing terrorism since 9/11. And it's important for America to confront the situation in Iran, because Iran is an enormous threat to Israel and to the Israeli people".

martedì, 05 ottobre 2004

 

Ve lo immaginate alla Sapienza di Roma ...

Anche per questo l'America è anni luce avanti a noi. E d'altronde lo sanno tutti, è lì che vanno ... In Italia avrebbe marcito nel sottoscala di una fatiscente facoltà sprecando tempo appresso a qualche barone con la spocchia a mille.

BELGRADO - Era andato negli Stati Uniti per iscriversi alla facolta' di ingegneria elettronica, ne e' uscito in otto giorni con un master ed e' ora assediato dalle grandi multinazionali che vorrebbero disputarselo a suon di milioni: Marko Tasic, diciannovenne di Leskovac (sud della Serbia) si vede aprire le porte di una carriera strepitosa. Tasic, raccontano i quotidiani 'Blic' e 'Kurir', era stato notato da un'azienda della sua citta', che vedendolo cosi' promettente aveva deciso di investire su di lui ben 100.000 dollari per pagargli un corso al New York Institue of technology. Arrivato in facolta', ha liquidato in pochi minuti l'esame di ammissione. I professori hanno deciso allora di sottoporlo ad altri test, fino a quello di laurea, superato brillantemente.

A quel punto, gli stupiti docenti gli hanno offerto di cimentarsi in un dottorato, e il giovane prodigio lo ha archiviato senza troppa fatica, ottenendo un punteggio stellare. Anzi, ha proposto alcune sue idee innovative che lo hanno portato subito all'attenzione delle grandi case. Fra le altre, un programma che ha battezzato FatsVideoNet, che permette di compattare videofiles e archiviare in un singolo disco tutto il contenuto di una biblioteca vasta quanto quella nazionale di Belgrado. Il genio in erba ora e' conteso dalle piu' grandi aziende tecnologiche, come Microsoft. Ma il New York Institute lo tiene segregato in albergo, al riparo dagli assalti degli offerenti. Marko e' anche entrato nel Mensa, l'associazione delle persone col piu' alto quoziente d'intelligenza: i risultati dei suoi test hanno lasciato esterrefatti gli esaminatori, dando un punteggio tra i piu' alti mai registrati.

 

E' che non ringraziarono la valorosa polizia laotiana ...

A proposito di rapiti e rapiti. Cronache di rapimenti dai differenti risvolti, dalle due Simone ai 5 radicali sconosciuti all'opinione pubblica. Chissà com'è: se cercate una qualche presa di posizione a favore della democrazia nel Laos da parte del pacifismo d'accatto, qui non la troverete. Era il periodo in cui dicevano di essere tutti americani, gli ipocriti. Forse il loro ritorno, così come il loro arrestonon fece notizia perchè lo festeggiarono dal palco della giornata pro USA del 10 novebre 2001. Capirete bene che l'arcobaleno non si addiceva ai festeggiamenti, e poi non ci fu nessuno a ringraziare i rapitori, la valorosa polizia laotiana.

Copio & Incollo, dal 2001: la foto è l'ingresso del carcere laotiano dove furono rinchiusi i radicali.

Il 26 ottobre 2001, Bruno Mellano (consigliere regionale radicale), Silvja Manzi (segretaria del Gruppo consiliare e consigliere generale del Transnational Radical Party), Olivier Dupuis (segretario de TRP e europarlamentare della Lista Bonino), Nikolaj Khramov (coordinatore dei radicali russi) e Massimo Lensi (consigliere generale TRP) hanno manifestato a Vientiane, capitale del Laos, per “La Libertà, la Democrazia e la Riconciliazione nazionale” (il Laos è governato dal 1975 da un regime comunista ed è un protettorato del Vietnam). I militanti radicali sono stati arrestati dalla polizia laotiana; hanno deciso di mantenere, finchè è stato possibile, l’anonimato in solidarietà con cinque cittadini laotiani (Thongpaseuth Keuakoun, Seng-Aloun Phengphanh, Khamphouvieng Sisa-At, Bouavanh Chanmanivong e Keochay), arrestati il 26 ottobre 1999 per aver anch’essi manifestato pacificamente per “La Libertà, la Democrazia e la Riconciliazione” del Laos; da due anni non si ha nessuna notizia sulla loro sorte.
Mellano e Khramov sono stati picchiati dalla polizia (testa sbattuta contro il muro, calci in faccia); Mellano è stato legato ad una sedia per 36 ore; è stato privato degli occhiali; per dodici giorni i radicali sono rimasti rinchiusi in celle singole, impossibilitati ad uscire 24 ore su 24; per cibo ricevevano un pugno di riso e della brodaglia maleodorante. E’ bene precisare che si trovavano nel carcere migliore del Laos!
Il 9 novembre 2001, i cinque radicali hanno subito un processo-farsa, sono stati condannati a due anni di carcere per “propaganda antigovernativa” e per aver diffuso “notizie false” sulla situazione del Laos e sono stati espulsi dal Paese.
La conclusione positiva della vicenda è stata possibile grazie ad una grande mobilitazione organizzata dal Partito Radicale Transnazionale; in Piemonte, anche il Presidente della Regione, Enzo Ghigo, e il Presidente del Consiglio Regionale, Roberto Cota, insieme ad altri 34 consiglieri regionali, hanno aderito al digiuno indetto dal TRP per “un giusto processo per i radicali, verità e giustizia per i desaparecidos laotiani”; Roberto Cota ha assunto formalmente la difesa dei due radicali piemontesi, Mellano e Manzi; ben 207 Sindaci e 7 Presidenti di Provincia piemontesi hanno sottoscritto un appello a sostegno dell’iniziativa radicale; migliaia di cittadini hanno inviato via fax e/o tramite e-mail una petizione al governo del Laos e al Presidente dell’Unione Europea, Romano Prodi.
Il Laos, uno dei Paesi più poveri del mondo, riceve forti aiuti economici dall’Unione Europea, cioè dai contribuenti europei, cioè anche dai cittadini piemontesi: 126 milioni di euro a partire dal 1986 (e Pino Arlacchi ha recentemente donato al Laos 15 milioni di dollari “per la lotta alla droga”!). Il 15 novembre 2001, il Parlamento Europeo ha adottato, a larghissima maggioranza, una risoluzione che “richiede alla Commissione, al Consiglio e agli Stati membri di fare tutto il possibile per garantire che il processo dei cinque studenti laotiani si svolga quanto prima e nel pieno rispetto delle norme internazionali nonché della stessa Costituzione del Laos.” Il PE richiede, inoltre, che l’esecuzione dell’Accordo di Cooperazione Unione Europea-Laos sia subordinata al rispetto, da parte del regime laotiano, dei diritti civili e politici.
Infine, una risposta alla solita domanda: “Ma con tutti i problemi che abbiamo qui in Italia dovevate proprio occuparvi del Laos?”. Fu fatta anche a Emma Bonino nel 1997 e nel 1998, quando, da Commissaria Europea, si batteva per i diritti delle donne afghane (il 29 settembre 1997 andò a Kabul a visitare un ospedale, fu arrestata dai Talebani, incarcerata e poi espulsa dall’Afghanistan); forse, se la comunità internazionale avesse ascoltato allora le sue denunce, non si troverebbe ora a dover affrontare un nemico reso forte e determinato anche dalla nostra indifferenza.
P.S. Per avere ulteriori informazioni sulla spedizione radicale in Laos e sul Laos in generale: www.radicalparty.org







Un post di Mixumb delle 18:44 politica · commenti (1)

 

Chi va là ? Amici o nemici ?

Siccome in giro c'è di tutto, il mondo è bello perchè è vario avariato eccetera eccetera, c'è ovviamente qualcuno che si sbraccia per rivelarci che se sono stati uccisi 37 bambini che ricevevano caramelle e dolci dai militari americani la colpa è ... ma di chi volete che sia ? Dei militari americani, no ?

Dice che la colpa è loro, perchè dovrebbero sapere di essere bersagli, e allora che diavolo si mettono a regalare dolci ai bambini, che se ne stiano sopra o sotto o in mezzo alle bombe e zitti, senza prendere iniziative sovversive come regalare dolci a poveri bambini già traumatizzati per il passaggio dalla splendida vita che facevano sotto Saddam all'Iraq senza più il suo trentennale benefattore.

E come si può fare ? Io un'idea ce l'avrei. Potremmo fare qualcosa per fare riconoscere gli uomini pericolosi ai poveri bambini. Potremmo segnalarli in qualche modo, i cattivi soldati americani (che poi, dolcetti ... sicuramente erano avvelenati, e persino potrebbe darsi che erano prodotti da Mc Donald's !). Potremmo indicare che loro e solo loro vanno tenuti lontani dal resto della gente.

Potremmo attacare loro una bella stella gialla ben visibile sulla giacca.

lunedì, 04 ottobre 2004

 

El blogger bollido jamas serà escuchado

Certi bloggers de sinistra che esultano per il candidato alle presidenziali USA che sostiene di voler coinvolgere in Medio Oriente meno soldati americani per fare andare in Iraq più soldati europei (vaglielo a spiegare, quelli sono ancora sotto al muro di Berlino) e si dichiarano trionfatori guardando il deludente zero a zero senza manco un tiro in porta che è andato in onda l'altra notte dall'Università di Miami tra Bush e Kerry ... mi ricordano quei politici che la domenica delle elezioni alle 22.01 seduti nei salotti televisivi si azzannano tra di loro tentando di dimostrare che hanno vinto. Tutti. Una tristezza non piccola, condita stavolta da un nervosismo che trasuda da ogni riga su sfondo nero. E' la consapevolezza di giocare un ruolo davvero infinitamente minuscolo sul palcoscenico della vita, di permanere convinti dalla parte sbagliata della storia, di arrabbatarsi dal basso della propria insignificante condizione per giustificare le proprie posizioni da kamasutra della rivoluzione russa alla luce del mondo che evolve e che ti saluta da lontano. E' la penosa vicenda di ominicchi i quali, circa la guerra mondiale che stiamo vivendo, si incaponiscono a giocare il ruolo che hanno quei simpatici e un po' rincoglioniti vecchietti che con le mani dietro la schiena passano il loro tempo guardando - con lo sguardo un po' vuoto - gli infiniti lavori stradali che tempestano le nostre città: un ruolo per niente molesto ma molto modesto, che genera ai più molta solidarietà e simpatia, nella convinzione che passato è il loro tempo, e che poi per fortuna su come si sviluppa l'opera l'impassibile spettatore un po' bollito non ha modo di intervenire, e per il resto non fa male a nessuno, con quello sguardo malinconico e nostalgico di tempi migliori, che non torneranno mai più.

Tristezza. Al pensiero che se anche dovesse vincere Kerry non tarderanno un mesetto a sotterrarlo di improperi appena si sveglieranno dal sonno, tristezza. E al pensiero, poi, che invece vincerà Bush ...

Un post di Mixumb delle 19:15 the world is a blog · commenti

domenica, 03 ottobre 2004

 

Vivere è un diritto, non un obbligo

Per favore, andate a vedere "Mare dentro". Io ci sono andato con la consapevolezza del fatto che tratta di un tema sul quale fare un film strappalacrime è facile, ed è un pericolo molto tentatore. Io ci sono andato sapendo che il tema si presta a retorica e buonismo. Io ci sono andato conoscendo la strepitosità delle facce del cinema spagnolo, facce incredibili che da sole valgono il biglietto.

Per favore, andate a vedere "Mare dentro". E' un turbinio di emozioni che si susseguono, dal riso al pianto, dalla passione alla rabbia. Io lo proietterei nelle scuole, nelle scuole di un paese che vuole crescere nella direzione giusta.

Per favore, andate a vedere "Mare dentro". Il ruolo di Ramon è uno di quei ruoli che di per loro garantiscono attenzione e promettono premi, come tutti i ruoli - parliamoci chiaro - di gente sfortunata, offesa dalla vita, che compatiamo. Ma non per questo va negato il giusto tributo quando un attore dà una prova di recitazione impressionante come questa, eccezionale.

"Ramon, perchè sorridi sempre ?" "Quando non puoi scappare e dipendi totalmente dagli altri, impari a piangere ridendo"

Per favore, andate a vedere "Mare dentro".

Un post di Mixumb delle 19:21 politica, personale · commenti (1)

sabato, 02 ottobre 2004

 

Come dirlo meglio ?

Luca Sofri sulle si,mone (copyright by Mattia Feltri su Libero) e sulla fantomatica distinzione tra resistenza e terrorismo. Tutto da leggere, bravo Luca (e anche il pezzo di Merlo che Luca cita è da non perdere).

Un post di Mixumb delle 09:54 politica · commenti (3)

venerdì, 01 ottobre 2004

 

Eccone un altro

Dice che la RAI è in mano al perfido Berlusconi, che tutto controlla e soffoca l'informazione obiettiva ... l'epuratore dei giusti e valenti personaggi che resistono, resistono, resistono al barbaro di Arcore. Ma allora com'è che i giornalisti RAI continuano imperterriti a candidarsi per l'Ulivo ?

Mistero ...

 

Un post di Mixumb delle 23:14 politica · commenti (16)

 

Ricevo, sottoscrivo e rilancio

Caro Umberto,

ieri sono state depositate più di un milione di firme sul referendum contro la legge 40 sulla fecondazione assistita!

Si tratta di un successo di proporzioni inimmaginabili, e voglio ringraziare tutti quelli che hanno dato il proprio sostegno per raggiungere questo primo traguardo.

Gli sforzi per raggiungerlo sono stati notevoli soprattutto quando dinanzi a noi si sono mosse le ombre della cecità e della sordità degli organi di stampa e dei mass media. Abbiamo temuto più volte l’insuccesso e la sconfitta, quando abbiamo dovuto buttar via migliaia di firme nei primi tre mesi di raccolta.

Ma questo primo importante traguardo lo abbiamo raggiunto.

Gli ostacoli che il referendum ha di fronte sono innumerevoli. Già si stanno mobilitando per impedire agli elettori di esprimersi sul referendum attraverso modifiche della legge che non elimineranno i divieti più gravi.

Dicono che il referendum lacererebbe il Paese, ma tutti i sondaggi dimostrano che la stragrande maggioranza degli elettori sia di destra che di sinistra, voterebbero sì in caso di referendum.

C’è poi la Corte costituzionale, che ha già impedito in passato ai cittadini di esprimersi su decine di referendum, applicando una giurisprudenza eversiva rispetto al dettato della Costituzione.

Nel frattempo all’Onu l’amministrazione Bush, sostenuta tra gli altri dal Vaticano e dal governo italiano, si prepara a presentare una risoluzione per la messa al bando a livello internazionale della tecnica del trasferimento nucelare, la più promettente per quelle ricerche sulle cellule staminali che rappresentano la speranza di cura per centinaia di milioni di malati di tutto il mondo.

Contro questo divieto l’Associazione Luca Coscioni, insieme al Partito radicale transnazionale e a Radicali italiani, hanno convocato per il 9 e 10 ottobre la Sessione costitutiva del Congresso mondiale per la libertà di ricerca scientifica, alla presenza di alcuni tra i massimi scienziati italiani ed internazionali, parlamentari europei, rappresentanti delle accademie scientifiche di diversi paesi e esponenti della associazioni che si battono per la ricerca sulle cellule staminali.

Per fare tutto questo, tuttavia, occorrono risorse di cui al momento non disponiamo. Per la campagna referendaria il Comitato promotore del referendum, di cui la nostra associazione è parte, ha speso circa 200 mila euro. Per la convocazione e la tenuta della sessione costitutiva del Congresso mondiale per la libertà di ricerca scientifica spenderemo oltre 50 mila euro.

Abbiamo provato a rivolgerci a imprenditori, case di moda, società sportive, centri di fecondazione assistita, ma, a parte poche eccezioni, sembra che i ricchi sappiano dare meno di chi non ha o ha poco.

Per questo ci rivolgiamo a te che stai leggendo questa email. Se vorrai fare fiducia a noi e alle persone che sono riuscite in questa splendida e incredibile impresa referendaria, sapremo fare tesoro di ogni contributo che ci giungerà.

www.lucacoscioni.it/contribuisci

Grazie per quanto vorrai e potrai fare.

Marco Cappato

Maurizio Turco

Segretario dell'Associazione Luca Coscioni

Tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni

P.S. Ci sono 7.500 iscritti alla nostra mailing list. Se anche soltanto 750 di queste persone (il 10%) decidesse di iscriversi all’Associazione Luca Coscioni, raccoglieremmo in poco tempo 37.500 euro.

Per versare un contributo visita questa pagina: www.lucacoscioni.it/contribuisci

Un post di Mixumb delle 20:13 politica, copio & incollo · commenti (2)