lunedì, 31 gennaio 2005
Otto milioni di eroi
Sono gli irakeni che hanno sfidato la morte per andare a votare. Sono gli otto milioni di irakeni che ci hanno dato una grande lezione di democrazia. Sono gli otto milioni di irakeni che hanno dimostrato a tutti, pacifisti d’accatto e Fallaci integraliste, che non esiste un posto dove la democrazia non può funzionare, sebbene ferita, neonata, azzoppata. Sono gli otto milioni di irakeni che hanno dato un senso al sacrificio di tanti altri eroi, loro connazionali, americani, italiani, britannici: non francesi, né cinesi, né tedeschi. Sono gli otto milioni di irakeni che hanno spiegato al pacifintume infame che è quando Al Zarqawi proclama contro la democrazia e ammazza chi va a votare, è allora che si dovrebbero muovere per manifestare: ma fuori fa freddo, e poi hanno già manifestato quando è venuto Bush, il cattivone che a quegli otto milioni di irakeni ha permesso di votare, di votare anche perché le sue truppe se ne vadano, di votare quello che si vuole, e non come accadeva sotto quel regime il cui vicesatrapo Tareq Aziz veniva accolto con tutti gli onori dai vari Pecoraro Scanio e Cossutta e gente senza ritegno.
Otto milioni di eroi, e una convinzione: democrazia e libertà sono validi per tutti, ma chi le sfregia e le stupra di più è chi scambia per “resistenti” coloro che imbottiscono di tritolo un ragazzo down e lo convincono a farsi esplodere per punire chi sta finalmente, dopo trent’anni, facendo valere il suo diritto. A tutti quelli che stanno da quella parte, da Vattimo ad Arlacchi, da Casarini ad Agnoletto, da Diliberto ad Asor Rosa e a tutti quelli come loro compresi intrepidi bloggers luride carogne, auguro davvero di risvegliarsi un giorno dal torpore vergognoso in cui sono piombati, per poter rendersi conto di persona di quanto poco li si possa definire uomini e di quanto da quegli otto milioni di eroi abbiano da imparare.
W l'Iraq. W gli Stati Uniti d'America.
giovedì, 27 gennaio 2005
Memoria

Rispetto
Ricordo
Impegno
Silenzio
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08:27 personale
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mercoledì, 26 gennaio 2005
Mi sembra giusto così
Che uno già si stranisce a dover chiamare il 187. A me vengono gli scompensi al solo pensiero. Poi fai il numero, e ti risponde Maurizio Costanzo, e le cose non possono che peggiorare verticalmente. Dopo aver farfugliato qualcosa di incomprensibile (ma uno con una dentiera migliore no, eh?) ti invita a spingere un tasto. Alla fine sei collegato con un disco con la voce di Luca Laurenti, che ti dice che entro tre minuti ti risponderanno.
See, tre minuti. Però almeno hanno scelto bene la persona a cui affidare il messaggio. Trattasi di un COMICO.
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17:20 personale
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Istruzioni ? E che ci faccio, con le istruzioni ...
Avete notato che le donne leggono attentamente i libretti di istruzioni di qualsiasi roba ne abbia uno ? Automobili, telefonini, palmari, videoregistratori, lavastoviglie ... su qualsiasi cosa sia dotata di manuale per il pratico utilizzo, le famiglie si dividono: le donne leggono le istruzioni, gli uomini si affidano all'esperienza e all'intuito.
Sapete perchè ? Perchè a noi uomini nessuno ha dato il manuale d'istruzioni delle nostre donne, che sono molto più complicate di qualsiasi elettrodomestico sia mai possibile inventare. Nulla ci spaventa, dopo un po' di convivenza: siamo abituati ad arrangiarci per capire l'incomprensibile.
Un post di Mixumb delle
17:14 personale
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Sempre più devoto, sempre meno ateo
Lettera di Maurizio Crippa all'elefantino
Al direttore - Uno dei vantaggi della secolarizzazione è di poter nutrire sulla Madonna di Civitavecchia l’opinione che si vuole, senza rischiare di finire sul rogo o in prigione come Pinocchio. Personalmente non me ne sono fatta una precisa, del resto non è nemmeno obbligatorio; tendo a fidarmi di quel che ne ha scritto nel corso degli anni il mio amico Andrea Tornielli, vaticanista del Giornale e fra i più documentati in circolazione. Quanto a Vittorio Messori, ho meno opionioni ancora che sulla Madonna di Civitavecchia. Ricordo però che scrisse cose altrettanto eccessive di quelle che gli rimproverava ieri il Foglio anche a proposito delle facoltà taumaturgiche di un altro miracolo presunto, e molto più risibile di quello di Civitavecchia, ovvero il film di Mel Gibson “The Passion of the Christ”. Alle cui proprietà taumaturgiche ha forse per un attimo creduto Lei stesso, direttore, (a scatola chiusa, of course), poi forse in segreto mordendosi la lingua dopo aver visto di persona al cinema il gospel-pulp in questione. Il riferimento non sappia di polemica. E’ solo per retrodatare la bizzarra aporia di un giornale che prende sul serio le radici cristiane dell’Europa, che prende sul serio anche Marcello Pera quando fa catechismo, che prende sul serissimo Rocco Buttiglione quando sbaglia le risposte in sede europea, che prende sul serio pure le intemerate del polveroso Francesco Agnoli contro una Democrazia cristiana che in quarant’anni ha contribuito a demolire la Chiesa molto meno di quanto abbia fatto il di lui padre con un solo referendum, che prende sul serio addirittura il “cattolicesimo perfetto” di un grande artista, ma gnosticheggiante, come Raffaello, ma di fronte al più banalmente fattuale aspetto del cristiansimo, cioè l’ipotesi che un Altro esista davvero (e dunque, volendo, faccia pure i miracoli) preferisce il buon vecchio scetticismo ateista, o lo sberleffo sulla new age. Mi dirà che in materia vale il geniale ossimoro dell’ateismo devoto.
E tuttavia: quel che trovo bizzarro non è che il Foglio non creda ai miracoli, è che prenda per buono tutto il resto.
domenica, 23 gennaio 2005
Di qua o di là
Mi piacciono molto i luoghi di partenza. Porti, aeroporti, stazioni: gente che va e che viene, movimenti, valige. Persone che si ritrovano e che si abbracciano, visi stanchi, visi felici. Promesse di nuove esperienze, voglia di casa.
Chi vive a Roma conosce Fiumicino. Gli arrivi dell'aeroporto Leonardo Da Vinci sono, secondo me, una piccola metafora del modus vivendi italiano. In partricolare, mi riferisco al terminal B. Il terminal B è quello dal quale escono coloro che arrivano con i voli provenienti dall'Europa. Ci incontri di tutto: oscuri personaggi che ti offrono un passaggio per Roma a costi proibitivi, classica dimostrazione che l'abusivismo è nel nostro dna; gente con cartelli che aspetta chissacchì; extracomunitari che accolgono amici e parenti in transito; ragazzetti in cerca di rimorchio conciati con improponibili divise da ggiovani e piercing nei posti più dolorosi da bucare; gente che si videotelefona dell'aereo a 200 metri di distanza.
I monitor dicono quando arrivano gli aerei, poi tutto sparisce nell'indeterminatezza del recupero bagali, che a Roma è uno stato dell'anima, un concetto spirituale, una competizione filosofica. Tra lo spazio dedicato a chi attende i propri cari e coloro che scesi dall'aereo son lì a chiedersi che fine abbiano fatto i loro trolleys ci sono vetri sfumati difesi da impettiti finanzieri, con una piccola apertura in corrispondenza della quale tutti si accalcano per cercare di individuare il congiunto. Ma, dato che siamo a Roma, c'è di più. C'è che, nel terminal B, le aperture possibili dalle quali veder sbucare chi arriva sono due. Separate da uno spazio fatto di colonne enormi e pannelli che non permettono di vedere, entrambe potrebbero essere quelle giuste, ma tu non sai mai dove attendere. Se ti metti davanti ad una delle due, non riesci a vedere chi esce dall'altra. Non sai su quale cinta, di là dal vetro, arriveranno i bagagli del volo che aspettavi, sei lì che aspetti sperando che chi arriva, che magari non è mai stato a Roma, non esca dall'altra parte per poi rimanere lì come un carciofo mentre tu lo aspetti da un'altra parte.
Allora, l'ingegno romano che fa di necessità virtù vuole che si cerchi di capire da dove vengano coloro che escono da una delle due porte, per cercare di capire se fossero sullo stesso volo di quelli che stiamo aspettando. Cosa c'è di meglio per incentivare l'integrazione europea di spingerci a indovinare le diverse nazionalità con un solo sguardo ? Tu sei lì che aspetti qualcuno che viene, che so, dalla Germania, e ancora prima di sentirli parlare indovini che quelli che stanno uscendo dalla porta di fronte a te vengono dal Portogallo o dalla Spagna e allora sai che non stavano sul volo giusto. Cerchi di indovinare, di individuare i tratti somatici, ti accorgi che certi capi di abbigliamento li usano solo gli inglesi, certi altri sono tipici delle zone ancora più a sud, che certi cappelli li portano solo gli olandesi e così via. E mentre sei lì che ammiri affascinato le diversità e ti perdi nel tentativo di capire l'Europa, i tuoi amici o parenti ti aspettano da qualche minuto da un'altra parte chiedendosi che diamine di fine tu abbia fatto.
Sempre che non abbiano perso le loro valige, naturalmente.
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09:25 personale
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E se son pallidaaa come una straassaa: vinassa vinassa e fiaschi de vin !
Berlusconi & Giovanardi dai salesiani
Al termine cantata generale, con Berlusconi che ha intonato 'Mia bella Madunina', Giovanardi che si e' esibito in 'Romagna mia', mentre tutti insieme hanno chiuso con 'Addio tempi belli' e la canzone dell'Istituto Don Bosco 'Giu' dai colli'
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08:50 politica
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giovedì, 20 gennaio 2005
Tifavo Kerry, ma George W. è più intelligente
Amartya Sen sul corriere di oggi. Dedicato a un mucchio di gente.
ROMA - Davvero tutta la violenza del mondo ha una, e una sola, origine, la povertà? E davvero i Paesi molto poveri riescono ad agganciare la modernità solo rinviando l'appuntamento con la democrazia? A queste e a molte altre domande risponde il premio Nobel per l'economia, Amartya Sen, in visita a Roma per il ciclo «Atlante 2006, scenari per il futuro», una serie di incontri curati dal filosofo Sebastiano Maffettone. Risponde anche sui nuovi quattro anni di George W. Bush. «Tifavo Kerry, ha vinto lui. Non è la fine del mondo. Su un paio di temi, Bush ha avuto posizioni politiche molto più intelligenti del suo rivale». Ma di fronte agli studenti e ai nuovi vertici della Luiss, dal presidente Montezemolo ai vicepresidenti Titti Oliva ed Emmanuele Emanuele, Amartya Sen, docente di economia e filosofia ad Harvard, ha scelto di parlare del nesso che lega povertà e violenza. Da questo argomento prende avvio anche la nostra conversazione.
Lo dicono i politici nei loro discorsi, lo pensa la gente comune: se non ci fosse povertà, non ci sarebbe terrorismo. E' davvero così, professor Sen?
«Certo, esiste una relazione tra povertà e terrorismo, ma non è così automatica. Un'eccessiva semplificazione non giova alla comprensione del legame tra i due fenomeni. La povertà è cosa terribile in sé, ma se si pensa di doverla combattere soltanto perché da lì viene la violenza, si finisce con l'indebolire, non col rafforzare, la stessa lotta alla povertà. Prendiamo il caso dell'Afghanistan. E' facile dire che è un Paese povero e devastato dalla violenza. Ma è sbagliato analizzare "quella" violenza senza tenere conto del fatto che in Afghanistan ci sono stati i talebani, c'è stata l'occupazione sovietica, senza ricordare il ruolo degli Stati Uniti in quella fase, senza riflettere sulla diffusione del fondamentalismo... Enfatizzare unicamente il nesso tra povertà e violenza sarebbe un errore. Così come è un errore guardare alla storia musulmana secondo un'ottica prevalentemente religiosa, come fosse soltanto storia islamica, mentre di quella storia fanno parte le grandi scoperte scientifiche, la matematica, la letteratura. Insomma, il fondamentalismo andrebbe analizzato in chiave politica, più che religiosa, ricordando che sì, la povertà è uno degli alimenti dell'estremismo, ma non il solo. Anche l'aver subìto un'ingiustizia alimenta il fuoco».
Islam e democrazia possono procedere insieme, dunque.
«I governi nascono dalle discussioni e nella società islamica c'è una lunga tradizione di discussioni pubbliche. Si discuteva alla corte di Saladino, si discuteva nella Spagna musulmana... Sarebbe un errore sostenere che l'Islam è il trionfo delle libertà, ma certo non possiamo ignorare che esistono delle democrazie alimentate da popolazioni in cui la componente musulmana è forte».
Restando sul terreno della democrazia e dell'Islam, è ottimista per il dopo elezioni in Iraq?
«Veramente, se penso all'Iraq mi sento piuttosto depresso. Non era quella la via da seguire, non si dovevano escludere le Nazioni Unite sin dall'inizio. Adesso è importante che tutti i Paesi si uniscano per riportare la pace in Iraq, anche se in questo modo il carico della responsabilità di quanto è accaduto verrà ridistribuito in maniera ineguale».
Pensare all'Iraq la fa sentire depresso. Che cosa le suggerisce, invece, il pensiero del secondo mandato di George W.Bush? Si attende anche lei una svolta «morbida», in qualche modo anticipata dal discorso che Condoleezza Rice ha pronunciato davanti ai senatori?
«La società civile americana è molto attiva e la Casa Bianca dovrà tenere conto del pubblico dibattito. Personalmente, speravo che vincesse Kerry, ma ha vinto Bush e non è la fine del mondo. Cerchiamo di essere pragmatici: ci sono terreni sui quali Bush ha avuto posizioni politiche molto più intelligenti di quelle di Kerry. Sulla delocalizzazione delle imprese, per esempio, oppure sulla competizione con Cina ed India. Su questi temi, le posizioni di Kerry erano espressione di una "economic illitteracy", vero analfabetismo economico. Durante la campagna elettorale, ci sono state forti pressioni su Bush, perché cambiasse idea e seguisse Kerry nell'opporsi all'outsourcing, per esempio. Ma lui ha resistito. Così come ha tenuto fermo il punto sulla legalizzazione dell'immigrazione».
Lei le giudica arcaiche, ma le posizioni di chi teme la Cina e la delocalizzazione delle imprese sono diffuse tra politici e imprenditori, in Italia, come negli Stati Uniti.
«Confermo: si tratta di un pensiero antiquato. La Cina si muove, compra, vende, sta sul mercato. Non sono certo un fondamentalista del liberalismo, ma penso che per l'Europa, oggi, sia molto più importante difendere nel mondo il concetto di democrazia. Perché è spazzatura, pura spazzatura, sostenere che la Cina è cresciuta tanto tumultuosamente grazie al suo deficit di democrazia. La crescita non è mai favorita da un clima di brutalità e i frutti in democrazia si distribuiscono meglio».
D'accordo sul principio, professore. Ma intanto la Cina, politicamente bloccata, in economia vola.
«Anche l'India, però, ed è un Paese democratico. Mettiamole a confronto. In India, la crescita economica è inferiore a quella cinese, ma in compenso la longevità dei suoi abitanti si è triplicata negli ultimi anni. In Cina, invece, dopo le riforme degli anni '70 non sono riusciti a mantenere lo stesso ritmo, nè sul piano delle aspettative di vita, nè su quello dell'educazione scolastica».
Sta dicendo che i cinesi stanno facendo più soldi senza per questo allungarsi la vita?
«Sì. Oggi solo sette anni separano l'aspettativa di vita di un indiano da quella di un cinese: 64 a 71 anni. E in Cina c'è stata anche una vistosa crescita della diseguaglianza sociale. Pure in India? Vero, ma nel mio Paese se n'è discusso, e molto, alle ultime elezioni e su questo il partito che era al potere è stato sconfitto. C'è bisogno di democrazia per riequilibrare i processi. So che può esserci un uso retorico, e strumentale, del termine democrazia, come quando si rimpiazza un governo con un altro e poi si dice che "ha trionfato la democrazia", ma questo non può impedirci di dire le cose come stanno: temere la Cina o, per il verso opposto, magnificare una dittatura perché "favorisce la crescita economica" è, in ogni caso, l'effetto di una paura irrazionale».
mercoledì, 19 gennaio 2005
The 55th Presidential Inauguration
Ci sarò. Col cuore, ma ci sarò.
Per chi vuole seguire la cerimonia in diretta, andate qui e cliccate su "watch".
Condi
E’ un onore essere chiamata a guidare il Dipartimento di Stato in questo momento di sfide, speranze e opportunità per l'America, e per il mondo intero. L'11 settembre 2001 è stato un giorno fondamentale per la nostra nazione e per il mondo. Grazie alla chiara visione e alla leadership del presidente Bush, la nostra nazione ha saputo affrontare le sfide del nostro tempo: combattere la tirannia e il terrore, garantire libertà e prosperità alla nuova generazione. Il compito che l'America e i suoi alleati hanno accettato, e i sacrifici che abbiamo sopportato, si sono rivelati difficili, necessari e giusti. È tempo di edificare su queste conquiste per rendere il mondo più sicuro e più libero. Dobbiamo usare la diplomazia per contribuire a creare un equilibrio di poteri nel mondo che favorisca la libertà. Il tempo della diplomazia è giunto.
Sono onorata della fiducia che il presidente Bush ripone in me chiamandomi a guidare la diplomazia americana in questo storico momento. Lavorerò assieme al Congresso, ai membri di entrambi gli schieramenti, per costruire un forte consenso bipartisan dietro la politica estera dell’America. Tenterò di rafforzare le nostre alleanze, di sostenere i nostri amici, di rendere il mondo sicuro e migliore. E sarà per me un onore particolare succedere a un uomo che ammiro, mio amico e mentore, Colin Powell.
Quattro anni fa, il Segretario Powell si è rivolto a questa Commissione come faccio io oggi. Oggi come allora, l'America celebra la vita e l'eredità di Martin Luther King jr. È tempo di riflettere sull'eredità di quel grande uomo, sui suoi sacrifici, sul coraggio della gente che lo ha seguito e sui progressi che la nostra nazione ha compiuto. Sono in debito con quanti hanno combattuto e si sono sacrificati nel movimento di difesa dei diritti civili così da permettermi di essere qui oggi.
Tempi di eroi
Per me, è tempo di ricordare anche altri eroi. Sono cresciuta a Birmingham, in Alabama, la vecchia Birmingham di Bull Connor, quella delle bombe nelle chiese e delle minacce agli elettori, la Birmingham nella quale Martin Luther King fu chiuso in carcere per essere sceso in piazza senza permesso. Eppure, c'era un'altra Birmingham, la città in cui i miei genitori, John e Angelena Rice, insieme ai loro amici hanno costruito una comunità vitale in mezzo al regime di segregazione più severo del Paese. Sarebbe stato tanto facile per loro perdere le speranze, e trasmettere quella disperazione ai loro figli. Ma non hanno accettato che le ingiustizie del loro tempo limitassero i nostri orizzonti. I miei amici ed io siamo stati educati a credere di poter fare o diventare qualsiasi cosa. Ci è stato insegnare a non ascoltare chi ci diceva, «No, non puoi».
La storia dei genitori, degli insegnanti e dei bambini di Birmingham è la storia del trionfo dei valori universali sulle avversità. E quei valori - la fede nella democrazia, la libertà, la dignità di ciascuna vita, i diritti di ciascun individuo - uniscono gli americani di tutte le provenienze, di tutte le fedi, e tutti i colori.
Una delle lezioni più inequivocabili che la storia ci abbia impartito, è che l'America è più sicura, e con l’America il mondo, quando e dove è la libertà a prevalere. Non è un caso né una coincidenza che le più serie minacce del secolo scorso siano venute da movimenti totalitari. Il fascismo e il comunismo erano tra loro assai diversi, ma condividevano un implacabile odio per la libertà, una convinzione fanatica che la loro via fosse l'unica, e l'assoluta certezza che la storia fosse dalla loro parte.
In certi momenti, è parso che fosse così. Nella prima metà del Ventesimo secolo gran parte del progresso democratico ed economico dei primi decenni sembrò essere spazzata via dall'avanzata di ideologie spietate dotate di un terribile potere militare e tecnologico. Persino dopo la vittoria degli alleati nella Seconda guerra mondiale, in molti continuarono a temere che l'Europa, e forse il mondo, rimanesse per metà libera e per metà schiava.
L'America e i suoi alleati hanno avuto leader capaci di una chiara visione che non hanno smarrito la strada. Hanno creato la grande alleanza della Nato per contenere e infine erodere la potenza sovietica. Hanno contribuito a creare le Nazioni Unite e la struttura legale internazionale per questa e altre istituzioni che hanno servito il mondo per oltre cinquant’anni. Hanno stanziato miliardi per la ricostruzione dell’Europa e gran parte dell’Asia. Hanno costruito un sistema economico internazionale fondato su libero commercio e liberi mercati per portare il benessere in ogni punto del pianeta. Hanno opposto all’ideologia e alla propaganda dei nostri nemici un messaggio di speranza, e la verità. Infine, sebbene la fine tardasse a venire, la loro visione ha prevalso.
Una lunga battaglia
Le sfide che affrontiamo oggi non sono meno insidiose. L’America e il mondo libero sono ancora una volta impegnati in una battaglia di lungo periodo contro un’ideologia di tirannia e terrore, contro l’odio e la disperazione. Dobbiamo affrontare queste sfide con la medesima visione, lo stesso coraggio, la stessa audacia di pensiero dimostrati dai nostri leader dopo la Seconda Guerra Mondiale.
In questo storico momento, la diplomazia americana ha tre grandi compiti. Primo, unire la comunità delle democrazie nell’edificazione di un sistema internazionale basato sui valori condivisi e sulla legge. Secondo, rafforzare la comunità delle democrazie per combattere le minacce alla sicurezza comune e alleviare la disperazione nella quale il terrore alligna. Terzo, diffondere la libertà e la democrazia su tutto il pianeta. E’ la missione che il presidente Bush ha affidato all’America nel mondo. E la grande missione della diplomazia americana oggi.
Permettetemi di esaminare ciascuno dei tre compiti che ho appena citato. Qualsiasi nazione libera ha il dovere di condividere con le altre i benefici della libertà. la nostra prima sfida, quindi, è esortare il popolo americano, e i popoli di tutte le nazioni libere, a unirsi in difesa di una causa comune e risolvere i problemi comuni.
La Nato, l’Unione europea e i nostri alleati democratici in Asia orientale e nel mondo saranno i nostri partner più forti in questa vitale impresa. Gli Stati Uniti continueranno a lavorare al fine di sostenere il sistema internazionale di regole e trattati che ci consentono di beneficiare della nostra libertà, di costruire le nostre economie, e mantenere la sicurezza.
Dobbiamo restare uniti ed esortare l’Iran e la Corea del Nord ad abbandonare i loro programmi di armamento nucleare, e scegliere al contrario il sentiero della pace. Le nuove assemblee che emergono dal Grande Medio Oriente e dal Nordafrica offrono eccezionali opportunità per incoraggiare l’economia, le riforme sociali e democratiche nel mondo islamico.
Come il presidente Bush ha affermato nell’esposizione della strategia per la sicurezza nazionale, l’America «è guidata dalla convinzione che nessun’altra nazione possa da sola costruire un mondo migliore e più sicuro. Le alleanze e le istituzioni multilaterali possono accrescere la forza delle nazioni che amano la libertà».
Il nostro secondo grande compito è rafforzare la comunità democratica, cosicché tutte le nazioni libere partecipino al lavoro che ci aspetta. I popoli liberi non possono che gioire del successo della democrazia nel mondo. Insieme, dobbiamo edificare su questo successo.
Molte sfide ci attendono. In alcune aree del mondo, esigui gruppi di estremisti minacciano l’esistenza stessa della libertà politica. Il disagio e la povertà possono destabilizzare intere nazioni e regioni. La corruzione è in grado di minare le fondamenta della democrazia. E alcuni leader eletti hanno intrapreso azioni illiberali che, se non corrette, rischiano di compromettere i faticosi progressi delle democrazie.
Siamo generosi
L’America è sempre stata generosa negli aiuti ai Paesi colpiti da disastri e oggi stiamo fornendo denaro e personale per alleviare le sofferenze di milioni di persone colpite dallo tsunami, e per aiutare le nazioni a ricostruire le loro infrastrutture. Collaboriamo con le nazioni in via di sviluppo per combattere la corruzione, garantire il rispetto della legge, cerare una cultura della trasparenza.
Lavoreremo con i riformatori in quelle regioni che tentano di ampliare le opportunità delle loro popolazioni. E non smetteremo di sostenere che i leader democraticamente eletti hanno l’obbligo di governare democraticamente.
Il nostro terzo grande compito è portare ovunque nel mondo democrazia e libertà. Ho parlato dei gravi attentati alla democrazia nella prima metà del Ventesimo secolo. La seconda metà ha visto la democrazia avanzare in maniera ancor più drammatica. Nell’ultimo quarto di secolo, il numero di democrazie nel mondo è triplicato. E solo negli ultimi sei mesi di questo nuovo secolo, abbiamo assistito al trasferimento pacifico e democratico di poteri in Malaysia, nazione a maggioranza musulmana, e in Indonesia, il Paese con la più ampia popolazione musulmana al mondo. Abbiamo visto uomini e donne attendere in fila per ore per votare nelle prime libere elezioni presidenziali nella storia dell’Afghanistan.
Ci siamo rallegrati del rifiuto della popolazione ucraina di accettare un’elezione truccata, e della sua determinazione nel vedere affermata la propria volontà democratica. Abbiamo visto il popolo dei Territori palestinesi affluire al voto in elezioni ordinate e corrette. E presto la popolazione irachena eserciterà il diritto a scegliere i suoi capi, e decidere il corso del futuro della nazione. Non meno degli ultimi anni del Ventesimo secolo, i primi del nuovo possono essere era di libertà. E noi americani dobbiamo fare tutto il possibile perché sia così.
A dire il vero, sopravvivono nel mondo avamposti della tirannia e l’America si schiera al fianco dei popoli oppressi di tutti i continenti. A Cuba, in Myanmar, in Corea del Nord, Iran, Bielorussia, Zimbabwe. Il mondo dovrebbe mettere in pratica quello che Natan Sharansky definisce «la prova della piazza»: se una persona non può camminare nel mezzo della piazza della città ed esprimere le proprie idee senza paura di essere arrestata, imprigionata, molestata, ebbene, questa persona vive in una società della paura, non in una società libera. Non avremo pace finché tutte le persone che vivono in società di questo tipo non avranno conquistato la loro libertà.
Ma alcuni positivi segnali indicano che la libertà è in cammino. L’Afghanistan e l’Iraq stanno lottando per lasciarsi alle spalle un passato oscuro e terribile e stanno scegliendo la via del progresso. L’istituzione di una democrazia palestinese contribuirà a por fine al conflitto in Terra Santa. Oggi abbiamo un’opportunità e dobbiamo coglierla.
Siamo incoraggiati dalle recenti elezioni presidenziali palestinesi. L’America desidera giustizia, dignità, uno Stato vitale, indipendente e democratico per il popolo palestinese. Desideriamo pace e sicurezza per lo Stato di Israele, che deve fare la sua parte per migliorare le condizioni di vita dei palestinesi e tentare di costruire un futuro migliore. Gli Stati arabi devono collaborare e negare qualsiasi forma di sostegno ai Paesi che intraprendono la strada della violenza.
Sono impaziente di lavorare personalmente con i leader palestinesi e israeliani, e condurre la diplomazia americana in quest’impresa cruciale. Solo se tutte le parti accetteranno di compiere il loro difficile lavoro e di assumersi le proprie responsabilità, sarà possibile realizzare la pace. E il momento di scegliere la pace è giunto.
Costruire un mondo di speranza, benessere e pace è difficile. Lungo il cammino, i rapporti dell’America con le potenze globali si riveleranno critici. In Russia, ci rendiamo conto che la strada verso la democrazia è accidentata e che il successo non è ancora assicurato. Eppure la storia recente mostra che possiamo lavorare con la Russia per risolvere problemi comuni. E così facendo, continueremo a esercitare pressioni in favore della democrazia e a chiarire che la tutela della democrazia in Russia è vitale per il futuro delle relazioni con gli Stati Uniti.
Un ricordo personale
Permettetemi di concludere con un ricordo personale. Ho fatto parte del governo a Washington dal 1989 al 1991. Ero l’esperta della Casa Bianca sull’Unione Sovietica alla fine della Guerra Fredda. Ero fortunata a essere lì, e lo sapevo. Ho avuto l’opportunità di partecipare alla liberazione dell’Europa dell’Est. Ho preso parte all’unificazione della Germania e ho visto il crollo dell’Unione Sovietica. E’ stato un momento inebriante per tutti noi. Ma, guardandomi indietro, comprendo che non abbiamo fatto altro che raccogliere i frutti delle buone decisioni prese nel 1947, nel 1948, nel 1949, quando Truman e Acheson e Vandenberg e Kennan e tanti altri sapienti e lungimiranti statisti operanti nei rami esecutivo e legislativo riconobbero di non essere impegnati in una limitata battaglia con il comunismo, e di essere alla sfida decisiva del loro tempo.
Democratici e repubblicani si unirono compatti attorno a un progetto e a una politica che permisero di vincere la Guerra Fredda. Il percorso non è stato sempre piano, ma la fondamentale unità di intenti e valori fu essenziale al successo finale.
Nella prefazione alle sue memorie, pubblicate nel 1969, Dean Acheson scrisse del periodo successivo alla Guerra Fredda che «quanti presero parte al dramma non conoscevano la fine, come non la conosce nessuno di noi». Oggi la conosciamo, molti di noi ne sono stati testimoni. La fine è stata la vittoria della libertà, la liberazione della metà di un continente, il tramonto di un impero dispotico, il trionfo di decisioni sagge e coraggiose prese all’inizio. È mia grande speranza e profondissima convinzione che la battaglia di fronte alla quale siamo oggi, si concluderà un giorno con un simile trionfo per lo spirito umano. Lavorando insieme, possiamo riuscirci.
Meravigliosi
Meravigliosi. Questi feroci antiamericani ex/neo/post comunisti di ierioggieddomani alle prese con le primarie, strumento di democrazia americano per eccellenza ... semplicemente meravigliosi. Eccitati come un bimbo che ha appena scoperto l'esistenza dei giocattoli con le ruote, ignari che il loro futuro è divertirsi coi girotonti, smemorati di tutto il fango vomitato sugli Stati Uniti che in quel sistema incarnano la loro democrazia elettorale (e pronti a vomitare su di essi altro fango tra altri dieci minuti appena), sono assolutamente me-ra-vi-glio-si. Ho sentito con le mie orecchie Bertinotti, nel sostenere che non sempre nel maggioritario si vince al centro, portare ad esempio George W. Bush. Non è meraviglioso ?
State buonini adesso, che poi sudate tutti. Se fate i bravi domani vi facciamo gingillare con l'elezione diretta, il bicameralismo imperfetto, il vero federalismo e la vera libertà di stampa. Piano però, che tutto alla volta vi fa male e poi collassate, che non siete abituati a perseguire tutta questa democrazia. Adesso a nanna, che vi racconto la storia di Nonna Papera e Ciccio (Rosy Bindi e Rutelli) contro Zio Paperone (Berlusconi).
martedì, 18 gennaio 2005
Jenin, remember ?
Interessante articolo riportato dal blog Capperi!, che però non ha i permalink. Copio&incollo, e raccomando i permalink. Al lettore disattento, si fa notare che Jenin è una delle più alte vette di disinformazione che certa gente sia riuscita a toccare. Come quando questi simpatici rappresentanti delle sconfitte di fronte alla storia affermano che l'ONU era convinta non ci fossero armi di distruzione di massa in Iraq, fingendo di scordare cosa dicesse la 1441 e a chi assegnasse l'onere della prova. Gente di un certo livello, insomma.
Il regista arabo israeliano Muhammad Bakri, autore del documentario "Jenin, Jenin" che accusava Israele di genocidio e crimini di guerra, ha ammesso in una deposizione la scorsa settimana d'aver falsificato alcune scene usando informazioni sbagliate e d'aver ricevuto finanziamenti da parte dell'Autorità Palestinese per la produzione del film diffamatorio. Il regista e produttore del celebre film, che accusava i militari israeliani d'aver commesso atrocità inaudite nel campo profughi di Jenin nell'aprile 2002, deponendo in tribunale nel corso di un processo per diffamazione ha riconosciuto che in tutto il film sono presenti errori e artifici.
Il regista deve difendersi dalla querela di cinque soldati israeliani che hanno combattuto a Jenin e i cui volti sono riconoscibili nelle sequenze del documentario che accusa i militari d'aver ucciso "un grande numero di civili", mutilato corpi di palestinesi, eseguito esecuzioni a casaccio, bombardato donne bambini e disabili psico-fisici, e d'aver spianato l'intero campo profughi compresa un'ala del locale ospedale.
Il documentario non mostra nessuna immagine delle presunte atrocità, ma in alcune sequenze i volti dei soldati (che hanno querelato Bakri) vengono soprapposti a presunte "testimonianze oculari" con la chiara indicazioni che essi sarebbero colpevoli di "crimini di guerra".
Ora però Bakri ammette d'aver "prestato fede" a testimonianze selezionate senza procedere a nessun controllo sulle informazioni che gli venivano fornite. "Ho creduto alle cose che mi venivano dette. Le cose a cui non ho creduto non sono state incluse nel film", ha spiegato il regista.
Ad una domanda relativa alla scena del film in cui si lascia intendere che truppe israeliane siano passate con i loro mezzi sopra civili palestinesi, Bakri ha ammesso d'aver costruito la sequenza come sua propria "scelta artistica".
Alla domanda se crede davvero che "durante le operazioni a Jenin soldati israeliani abbiano ucciso la gente in modo indiscriminato", Bakri ha risposto "No, non lo credo".
La parte forse più clamorosa della deposizione è giunta quando Bakri ha ammesso che il suo documentario, proiettato nei cinema di tutto il mondo, è stato finanziato dall'Autorità Palestinese, spiegando che "parte delle spese per il film sono state coperte da Yasser Abed Rabu", allora ministro palestinese per la cultura e l'informazione nonché membro del comitato esecutivo dell'Olp sotto la direzione dell'allora leader palestinese Yasser Arafat.
Nell'aprile del 2002 le truppe israeliane entrarono a Jenin nel quadro dell'Operazione Scudo Difensivo volta a fermare la sequela ormai quotidiana di attentati suicidi ad opera di Hamas, Jihad Islamica e Brigate Martiri di Al Aqsa. Israele inviò unità di fanteria alla ricerca di terroristi casa per casa anziché colpire da lontano la "culla" degli attentatori: una scelta che costò la vita a 23 riservisti uccisi da imboscate, cecchini e trappole esplosive palestinesi. Subito dopo la fine dei combattimenti venne fatta circolare dalla dirigenza palestinese l'accusa che Israele avesse commesso un deliberato massacro a sangue freddo di più di 500 civili indifesi. Successivamente è stato appurato che i morti palestinesi nei durissimi combattimenti erano stati 53, per la maggior parte armati. Resoconti di stampa, prove documentarie, indagini di enti governati, non governativi e di organizzazioni umanitarie hanno presto dimostrato che non aveva avuto luogo nessun massacro di civili.
Il film di Bakri mostra diversi "testimoni" che descrivono "brutalità" da parte delle Forze di Difesa israeliane, sostenendo che Israele avrebbe aggredito e ucciso "numerosissimi" palestinesi con carri armati, aerei e cecchini. L'autore tuttavia si guarda bene dall'indicare chiaramente quale dovrebbe essere, secondo lui, il numero esatto di palestinesi uccisi.
Nel frattempo un altro film, "The Road To Jenin" di Pierre Rehov, è giunto a smentire le accuse di Bakri. Una di queste era che Israele avrebbe sparato undici missili contro l'ospedale di Jenin spianandone un'intera ala con tutti i pazienti all'interno, e che non avrebbe nemmeno permesso al personale di soccorso di accedere alla zona. Il direttore dell'ospedale, dottor Mustafa Abo Gali, dice al pubblico del film di Bakri: "Tutta l'ala ovest è stata distrutta. Caccia militari lanciavano i loro missili ogni tre minuti". Bakri non si prese la briga di controllare. Ma quando Rehov intervistò lo stesso dottor Gali per il suo film e si fece mostrare le dimensioni dei danni, tutto ciò che questi poté mostrare fu un modesto buco sull'esterno dell'ala ovest, completamente intatta. Rehov fornisce anche le immagini aeree dell'ospedale prese l'ultimo giorno della battaglia di Jenin in cui si vede che tutte le sezioni dell'edificio sono normalmente in piedi.
Circa l'accusa di Bakri per cui alle ambulanze non fu permesso di raggiungere la zona, il dottor David Zangen, capo ufficiale medico delle Forze di Difesa israeliane durante l'azione a Jenin, racconta a Rehov come i soldati israeliani hanno soccorso molti combattenti palestinesi feriti, compresi quelli di Hamas. Rehov mostra persino un soldato israeliano che autorizza Gali in persona a ricevere tutto il materiale medico di cui ha bisogno per il suo ospedale.
"Anche lo spettatore più distratto - ha scritto Tamar Sternthal, del Committee for Accuracy in Reporting in the Middle East - si accorgerebbe delle evidenti incongruenze delle presunte testimonianze su cui fa affidamento Bakri".
Bakri sostiene che i soldati avrebbero sparato a una mano di un inerme abitante palestinese, Ali Youssef, per poi sparargli anche alle gambe. Ma Rehov ha rintracciato Youssef e nel suo film rivela che questi venne ferito a una mano mentre stava dentro a un edificio insieme a terroristi armati di Hamas. Medici israeliani medicarono la ferita di Youssef, gli riscontrarono un difetto congenito al cuore e lo inviarono in Israele perché fosse curato nell'ospedale di Afula. Dalle cartelle cliniche dell'ospedale si rileva che Youssef non è mai stato ferito alle gambe.
Secondo Zangen, Bakri fa ampio ricorso a tecniche filmiche ingannevoli per creare il mito del massacro a freddo, cosa che ora Bakri ammette nella sua deposizione. Zangen cita ad esempio la scena di un tank che si dirige verso una folla. La scena quindi si oscura, lasciando la falsa impressione che quella gente sia stata uccisa. Inoltre Bakri, che in nessun momento della battaglia è stato sul posto a filmare, ingannevolmente giustappone le immagini di tank israeliani e quelle di tiratori scelti in posizione di tiro ad immagini di bambini palestinesi: altra circostanza ammessa da Bakri nella sua deposizione.
Alcune di queste immagini giustapposte includono i cinque soldati riservisti che hanno querelato l’autore davanti a un tribunale di Tel Aviv. I cinque accusano Bakri d'averli falsamente accusati di crimini di guerra e spiegano che, oltretutto, nella loro professione civile hanno frequenti contatti con palestinesi che ora potrebbero riconoscere i loro volti per averli visti nel diffamatorio documentario di Bakri, cosa che mette a repentaglio la loro attività professionale e la loro stessa vita.
(Aaron Klein su www.worldnetdaily.com, 17.1.05)
Ruini e Vendola, la strana coppia
A me sembra che ogni tanto nel grande cabaret che è diventato la politica italiana, popolato per la stragrande percentuale da pupazzi e da qualche raro cavallo di razza, accadano cose strane.
Accade che un vescovo entri a gambe unite sulla politica, sentenziando con le mani sui fianchi proferendo un diktat che comanda inflessibile non solo come debbano votare i cattolici italiani, ma addirittura come si debbano comportare in aula i parlamentari. Ieri Ruini ha affermato solennemente e ufficialmente che qualsiasi legge tendente ad evitare il referendum sarebbe un danno (e mi trova pure d'accordo, figurarsi), ed ha ammonito severamente i membri di Camera e Senato circa il volere della cupola cattolica e circa la linea segnata dalla dottrina: con buona pace dello stato laico e di tutte queste menate. Unica risposta a brutto muso: i radicali, of course, nel silenzio contornato di incenso dell'intero orco arco parlamentare. A monte, sembra dunque, i vari tentativi di leggine paracule che all'indomani del raggiungimento del milione di firme valide per tenere un referendum avevano fatto capolino delle stanze del palazzo: con la stessa rapidità con la quale prima si rigettava qualsiasi emendamento migliorativo ("Dobbiamo fare un regalo di Natale al Papa" esclamò gioioso il Senatore D'Onofrio per spiegare la rapidità procedimentale, che coinvolse festanti la metà degli onorevoli della Margherita e che ebbe come maggiore opponente in Parlamento un uomo eletto nelle file del centrodestra, il Senatore Del Pennino) subito dopo ci fu una semi-rissa tra i Presidenti delle Commissioni Sanità dei due rami del Parlamento, entrambi di Forza Italia, che si litigarono la primigenia della classica leggina evita-referendum necessaria a scongiurare la più grande delle calamità: che su un argomento importante come questo si pronunciassero gli elettori, magari adeguatamente informati. delle diverse posizioni in campo. Non sia mai. Oggi, dopo il monito di Ruini, che faranno i numerosi genuflessi in attesa di ricevere la luce da oltretevere ? Si limiteranno, dai loro seggi sui quali siedono grazie ai nostri voti, a raccomandarci di dimenticare la nostra sovranità per lasciare fare nuovamente a loro e abbandonarci al dondolante e rassicurante cullare dell'astensionismo ? E comunque, anche se non si arrivasse a leggine raffazzonate ad uso e consumo della cancellazione della seconda scheda, o magari studiate ad hoc per lasciare il più difficile dei referendum e poi randellarlo con data balneare, elenchi di aventi diritto e partecipanti alla formazione del quorum palesemente finti e appelli all'astensionismo manco ci fosse l'antrace nelle urne, poi che faranno gli elettori cattolici ? Perchè un nuovo pronunciamento dei cattolici italiani contro l'ingerenza della cupola nei fattacci loro, nel segreto dell'urna, potrebbe essere devastante. E' già successo.
Accade anche un fatto straordinario: primarie in Puglia, e via che si va Nicki Vendola batte il candidato dell'establishment. Eccezionale come i vertici di DS e Margherita non si siano accorti per tempo quanti dànni avrebbero fatto le primarie, e ancora non sono arrivate quelle più grosse (voleranno coltelli, altrochè). Mi associo a Pannella, che ha commentato perfettamente: partecipo con gioia alla festa di Vendola, e spero che Fitto lo batta. Perchè Vendola è una gran brava persona, è attento e fedele al suo territorio da anni, e sì, perchè è gay e vive questa sua caratteristica con dignità e buonumore, e affetto (davvero, tra lui e un qualsiasi Buttiglione non esiterei a scegliere il primo, sempre. Ma chi non lo farebbe, mi chiedo). Ma poi è anche un comunista, e allora noi qui gli si preferisce Fitto (che è molto migliore di Buttiglione). Il quale, Fitto, lo distruggerà ben al di là di quello che si possa pensare. Perchè saranno molti i diessini e gli esponenti della Margherita che, pur facendo il compitino della campagna elettorale, si guarderanno bene dal sostenere con la dovuta forza e convinzione una candidatura di estrema sinistra, e per di più di un omosessuale. Sono troppo attenti alle gerachie cattoliche per andare contro il razzismo omofobico dei vertici con la tunica, e sono troppo timorosi che Vendola diventi un pericoloso precedente (più di quanto già non lo sia diventato adesso) per trasferirgli tutti i loro voti e andare con passione a cercarne degli altri.
Dunque, Vendola batte Boccia (bene) ma Fitto batterà Vendola (bene). Ma soprattutto, cattolici italiani batteranno Ruini (benissimo ...) ? Vedremo se e in quali condizioni daranno a noi atei e a loro il diritto di esprimere la nostra e la loro opinione. Nel frattempo, attendiamo con ansia che la Corte Costituzionale ci spieghi che dopo 48 anni di vita si è resa conto della necessarietà costituzionale di una legge sulla fecondazione assistita, tanto da bocciare il quesito di abrogazione totale con la scusa della vacatio legis anticostituzionale. Golpisti alla vaniglia, ecco cosa sono, impuniti e senza vergogna.
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lunedì, 17 gennaio 2005
E le piattole, no ?
L'ultima simpatica e conciliante uscita del nostro scoppiettante premier è stata la seguente: "Se la sinistra andasse al governo il risultato sarebbe miseria, terrore e morte".
Ora, caro Silvio, il sottoscritto non può di certo essere arruolato nelle file del centrosinistra italiano, che per me è l'unica cosa che c'è in politica peggiore del centrodestra italiano. Ciò nonostante, sarebbe utile che qualcuno ti spiegasse che con tutta probabilità colui che guiderà il centrosinistra alle prossime elezioni è lo stesso che non hai dubitato a candidare e a far eleggere a capo della Commissione UE per 5 anni, e lo hai fatto dopo che lo stesso aveva vinto un'elezione contro di te e aveva governato per 3 anni qui in Italia. Lungi da me sostenere che lo avesse fatto bene (al contrario, ma proprio per questo è stato assurdo candidarlo, sostenerlo e permettergli di governare male pure in Europa), ma mi sembra che miseria, terrore e morte ce le siamo risparmiate sia nei 3 anni di Prodi Presidente del Consiglio italiano (e nei 2 successivi, nei quali comunque sempre il centrosinistra era in maggioranza) sia nei 5 anni di Prodi Presidente dell'UE.
Non so, ma visto che al mondo di miseria, terrore e morte ce n'è già abbastanza, noi che siamo più fortunati non potremmo avere un Primo Ministro un po' più sobrio e che prende tutte le sue belle pilloline quando deve, anche se sta guardando la splendida rimonta del Milan ? No, eh ?
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Please please tell me now

A tutti i creativi all'ascolto.
A tutti i pubblicitari che si cibano del presente blog.
A tutti i tuttologi d'Italia e oltrefrontiera.
Mi spiegate come si può fare pubblicità ad un gestore di telefonia mobile con una che fa il gesto di stare zitti ? Che faccio, chiamo e poi mi esprimo a gesti ?
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L'uomo dell'anno
Qui a sinistra rimane il banner che celebra il soldato americano come uomo dell'anno. E' relativo alla scelta fatta dalla rivista Time per alla fine del 2003 (per il 2004 il prescelto è GWB). Ma per me vale comunque anche per il 2004. Dunque rimane lì. Con orgoglio.
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Sono Wolf, risolvo problemi
Niente, non ero defunto. E' un po' che non mi faccio vivo, ma ero preso nel turbinìo del fantastico e mirabolante mondo delle competenze trasversali. Non so come ho fatto a sopravvivere prima, ma ora ho visto la luce e nulla sarà più come prima.
A chi sa cosa siano: carogne, potevate dirmelo prima che c'era tutto un universo così ...
A chi non sa cosa siano: ecco, ci vorrebbe un post di qualche centinaio di pagine per andare a fondo. Io ancora ora non credo ai miei occhi.
Vi dico solo una cosa: troubleshooting ... (è un sogno che s'avvera). E se non ci avete capito un'acca, vuol dire che ancora non sono pronto per insegnarle (mentre invece questo è quello che accadrà).
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mercoledì, 12 gennaio 2005
Ci scusiamo per il disguido etc etc.
Il webmaster di questo blog, che è persona seria e competente, mi suggerisce di scusarci per il disguido grafico e di template che al momento alcuni visitatori potrebbero incontrare. Lo faccio volentieri. Aggiungo anche le scuse per i contenuti, ma questo riguarda solo me, che sono meno serio e competente di Michele
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domenica, 09 gennaio 2005
La fine di un’epoca
Titolo altisonante, per un post personale. Tempi di grandi catastrofi, che sarà mai quest’epoca che finisce ?
Qui si tiene sempre un profilo di autoironia, o almeno ci si prova. E insomma, però sono vent’anni che se ne sono andati, e adesso è ora di chiudere una fase. Una fase semplice, di cose poco importanti, ma che durando vent’anni ha contraddistinto le mie settimane. Mica poco per uno come me, che ha sempre avuto e ancora oggi ha difficoltà a portare avanti le cose a lunga scadenza.
Avete presente, prendo ad esempio il maestro Emmebi (i miei rispetti), le classifiche delle quali, specie a fine anno, sono pieni molti blog ? Classifiche musicali, spesso. Bè, il quippresente sono vent’anni, vent’anni esatti, che ogni weekend stila la sua. Gente, ognuno ha le sue fisse, che ad altri appaiono maniacali e folli: questa è la mia, o perlomeno era. Perché, iniziata nel gennaio 1985, è finita con domenica 2 gennaio 2005, chiudendo un ciclo di venti anni, settemilatrecentocinque settimane alla fine di ognuna delle quali (con minime eccezioni di raggruppamento in 2 o 3 settimane, solitamente d’estate) il sottoscritto inseriva novità, faceva uscire pezzi ormai vecchi o nuovi ma ormai poco interessanti, questo sale e questo scende. Con classifiche mensili e trimestrali e annuali (e relativi nastri) che raggruppavano le canzoni, con 15 punti di premio alla prima mensile e 10 alla seconda e 5 alla terza. Con, soprattutto, 2 nastri da 120 minuti l’uno alla fine di ogni anno contenenti le circa 60 (dipende sempre dalla lunghezza dei pezzi) migliori dell’anno. 80 ore di musica, 4.800 minuti di compendio dell’evoluzione dei miei gusti musicali, per me la storia di questi ultimi vent’anni. Un lavoro, un piacere, un divertimento, che oggi si chiude. Non ho più il tempo, e l’avvento degli mp3 ha cambiato l’approccio alle cose. I nastri rimangono, ovviamente, ma ormai i formati più usati prevedono – anche logisticamente – supporti più snelli e compatti e fedeli, ai quali mi sto convertendo (da tempo). Inoltre, oggi è più semplice reperire e allocare musica, e la classifica perde così di significato. E poi accade spesso che anche la più personale e stravagante delle manie prima o poi si appanni, lasciando il titolare della suddetta piccola follia con la consapevolezza un po’ agrodolce che le cose cambiano.
Insomma, a futura memoria, qui inserisco lo storico dei primi 5 pezzi per ogni anno (anche se non ne basterebbero venti per descrivere un anno musicale), risultanti da fedeli e sudate classifiche settimanali poi raccolte in annuali, un tempo vergate su carta con matite e penne e pennarelli, poi su semplici e più razionali fogli excel. Naturalmente, quando qualcuno dà un'occhiata alle classifiche altrui storce sempre la bocca. Gusti commerciali, i miei (facevo il dj, sapete ? E’ così che è nato il nome Mixumb, il dj più sfigato che c’era nell’entourage romano nei secondi anni ’80. Un giorno ve lo racconto. Ma anche no), tra i quali mancano alcuni classici - o che magari ci sono, nelle classifiche, ma non nei primi 5. A chi legge: non giudicate. Semplicemente, questi sono vent’anni di musica secondo me, ma non secondo me OGGI, secondo me in evoluzione.
Aggiungo che se dovessi scegliere il più bell’album degli anni’80 direi PURPLE RAIN di PRINCE, mentre per gli anni ’90 scelgo JAGGED LITTLE PILL di ALANIS MORISSETTE. Singolo degli anni ’80 YOU SPIN ME ROUND dei DEAD OR ALIVE, singolo degli anni ’90 ALWAYS THERE ’97 degli INCOGNITO. Ma se dovessi scegliere un solo cd da portarmi sull’isola deserta e ammesso di sapere che ci trovo un lettore con l'elettricità per farlo andare, sceglierei il Greatest Hits di FRANK SINATRA.
Tutto questo, naturalmente, tolto il mito – che infatti nelle classifiche non entrava nemmeno, perché di un altro pianeta. Il VASCO.
1985: 1) YOU SPIN ME ROUND (DEAD OR ALIVE) ; 2) INTO THE GROOVE (MADONNA) ; 3) YOU BELONG TO THE CITY (GLENN FREY) ; 4) I FEEL FOR YOU (CHAKA KHAN) ; 5) BIG IN JAPAN (ALPHAVILLE).
1986: 1) HANG ON TO YOUR LOVE (SADE) ; 2) HOLIDAY RAP (MC MIKER G & DEEJAY SWEN) ; 3) ELDORADO (DRUM THEATRE) ; 4) LESSONS IN LOVE (LEVEL 42); 5) VENUS (BANANARAMA).
1987: 1) WHO’S THAT GIRL (MADONNA) ; 2) I WANT YOUR SEX (GEORGE MICHAEL) ; 3) PUMP UP THE VOLUME (M.A.R.S.S.) ; 4) SOMETHING IN MY HOUSE (DEAD OR ALIVE) ; 5) MIXED UP WORLD (TIMEX SOCIAL CLUB).
1988: 1) MONKEY (GEORGE MICHAEL); 2) RECKLESS (UB 40 FEAT. AFRIKA BAMBAATAA); 3) TRIBUTE (PASADENAS); 4) FRAGILE (STING) ; 5) I NEED U TONIGHT (INXS).
1989: 1) DO THE RIGHT THING (REDHEAD KINGPIN AND THE FBI) ; 2) GET A LIFE (SOUL II SOUL) ; 3) PEOPLE HOLD ON (COLDCUT) ; 4) RIDE ON TIME (BLACKBOX) ; 5) ME MYSELF AND I (DE LA SOUL).
1990: 1) FOUND LOVE (DOUBLE DEE) ; 2) A DREAM’S A DREAM (SOUL II SOUL) ; 3) GOING BACK TO MY ROOTS (FPI PROJECT) ; 4) GET INTO IT (TONY SCOTT) ; 5) WHAT ‘R U WAITING FOR (JUNGLE BROTHERS).
1991: 1) JUST GET UP AND DANCE (AFRIKA BAMBAATAA) ; 2) ECHO CHAMBERS (BEATS INTERNATIONAL) ; 3) DON’T CRY (GUNS’N’ROSES) ; 4) THIS IS YOUR LIFE (BANDERAS) ; 5) PEOPLE ‘R STILL HAVING SEX (LA TOUR).
1992: 1) ONE (U2) ; 2) RHYTHM IS A DANCER (SNAP) ; 3) DON’T YOU WORRY ‘BOUT THE THING (INCOGNITO) ; 4) TEARS IN HEAVEN (ERIC CLAPTON) ; 5) PEOPLE EVERYDAY (ARRESTED DEVELOPMENT).
1993: 1) WHAT’S UP (FOUR NON BLONDES) ; 2) COME MAI (883) ; 3) STEP IT UP (STEREO MC’S) ; 4) COLIBRI (INCOGNITO) ; 5) SWEET HARMONY (THE BELOVED).
1994: 1) WITHOUT YOU (MARIAH CAREY) ; 2) FAVOLA (EROS RAMAZZOTTI) ; 3) GELOSIA (DIROTTA SU CUBA) ; 4) SPIRITUAL LOVE (URBAN SPECIES) ; 5) REGULATE (WARREN G).
1995: 1) YOU OUGHTA KNOW (ALANIS MORISSETTE) ; 2) IL MIO FUOCO RMX (ARTICOLO 31) ; 3) ZOMBIE (CRANBERRIES) ; 4) MISSING (EVERYTHING BUT THE GIRL) ; 5) BOOYAH (SWEETBOX FEAT. TEMPEST).
1996: 1) ALWAYS THERE ’96 (INCOGNITO) ; 2) CHILDREN (ROBERT MILES) ; 3) STOMP (QUINCY JONES) ; 4) YOU’LL BE MINE (GLORIA ESTEFAN) ; 5) A SHADE OF BLUE (INCOGNITO).
1997: 1) I’LL BE MISSING YOU (PUFF DADDY) ; 2) EVERYTHING SHE WANTS ’97 (GEORGE MICHAEL) ; 3) YOU ARE THE UNIVERSE (BRAND NEW HEAVIES) ; 4) EDONISM (SKUNK ANANSIE) ; 5) PRIMAVERA (MARINA REI).
1998: 1) ; LET ME GO (HEAVEN 17 VS. MOLELLA) ; 2) DRINKING IN L.A. (BRAN VAN 3000) ; 3) SUDDENLY (GALA) ; 4) BRIMFUL OF ASHA (CORNERSHOP) ; 5) TORN (NATHALIE IMBRUGLIA).
1999: 1) CANNED HEAT (JAMIROQUAI) ; 2) WAITING FOR TONIGHT (JENNIFER LOPEZ) ; 3) NIGHTS OVER EGYPT (INCOGNITO) ; 4) ERASE AND REWIND (CARDIGANS); 5) AS (GEORGE MICHAEL + MARY J BLIGE).
2000: 1) THE BOTTLE (MAYSA LEAK) ; 2) TAKE A LOOK AROUND (LIMP BIZKIT) ; 3) SEVEN DAYS (CRAIG DAVID) ; 4) I’M OUT OF LOVE (ANASTACIA); 5) FREESTYLERS (BOOMFUNK MC'S).
2001: 1) FLAWLESS (THE ONES) ; 2) DUE DESTINI (TIROMANCINO) ; 3) STARLIGHT (THE SUPERMAN LOVERS) ; 4) BUTTERFLY (CRAZY TOWN) ; 5) NEVER GONNA DO (GOOSEBUMP).
2002: 1) SOUL TO LET GO ; 2) COMPLICATED (AVRIL LAVIGNE) ; 3) NUOVA OSSESSIONE (SUBSONICA) ; 4) DOVE (MOONY) ; 5) SALIRÒ (DANIELE SILVESTRI).
2003: 1) ROCK YOUR BODY (JUSTIN TIMBERLAKE) ; 2) PRIMA DI ANDARE VIA (NEFFA) ; 3) SUNRISE (SIMPLY RED) ; 4) MAKE LUV (ROOM 5) ; 5) LET THE SUNSHINE IN (SOLARYS).
2004: 1) SAN SALVADOR (MOONLIGHT VS. AZOTO ; 2) WAVES OF LUV (TWO BLACK VS. LOREDANA BERTÈ) ; 3) EVERYBODY’S CHANGING (KEANE) ; 4) SHOUT 2004 (TEARS FOR FEARS) ; 5) LISTEN TO THE MUSIC (INCOGNITO).
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sabato, 08 gennaio 2005
"Leggeva il giornale e poi lo usava per coprirsi"
Ma io non pensavo che ... ma no, dààààài ... ma davvero dici che ...
Si scherza
, eh !
giovedì, 06 gennaio 2005
TESTA O CROCE? E IL GIUDICE AFFIDO' IL BIMBO
Luigi Castaldi (perfido quanto eccellente) da L'Indipendente di oggi (il Daniele che ringrazia è Capezzone)
Dovendo decidere se affidare un bambino al papà o alla mamma nel periodo delle festività natalizie, un magistrato li ha convocati e li ha invitati a decidere tirando in aria una monetina, insomma a giocarsi il bambino a testa o croce. E' successo al tribunale dei minori di Trento. La notizia vi fa inorridire? Allora siete stupidi e, lasciatecelo sospettare, forse siete pure laicisti, nichilisti e relativisti. "Un figlio è un dono, non un diritto", come dice il professor Francesco Agnoli, ultimo flirt intellettuale di Giuliano Ferrara e, guarda caso, figlio di quel magistrato, Carlo Alberto Agnoli. Un dono, è chiaro, uno se lo può giocare come meglio gli pare, a testa o croce, a morra, a chi sputa più lontano. Poi, diciamocela tutta: quella dell'Agnoli senior, cattolicissimo come l'Agnoli junior, è prima di tutto fedeltà ai modelli antropologici di matrice biblica, come il Magistero non si stanca di raccomandarci. Nel Primo Libro dei Re (3, 28), infatti, è scritto: "Tutti seppero della sentenza del re Salomone e ne rimasero grandemente ammirati, perché avevano constatato che la saggezza di Dio era in lui per rendere giustizia". E' la chiusa del noto passo in cui Salomone risolve brillantemente il caso delle due donne che si contendevano la maternità dello stesso bambino: "Egli ordinò: «Portate una spada. [...] Tagliate in due il bambino e datene una metà all'una e una metà all'altra». La vera madre del bambino, allora..." (3, 24-26), - insomma, dovreste conoscere la storia, vi risparmiamo l'omelia. Beh, diciamolo, la giustizia aveva perso un bel po' di smalto dacché nei nostri tribunali il diritto aveva preso il posto della saggezza di Dio, coi suoi snervanti cincischi procedurali. Diciamolo, la Bibbia resta insuperabile nel decidere l'affido del minore e - togli la spada, lancia la monetina - certi modelli antropologici sono sempre validi, ha ragione Ratzinger. Ecco perché, quando ci hanno raccontato questa cosa davvero biblica accaduta a Trento (grazie, Daniele), ci siamo chiesti: che aspetterà il Foglio a darne notizia con apposito lenzuolone, visto che è Organo della Convenzione per la Giustizia? Misteri della fede.
Dio conservi l'America
di Massimo Teodori - Il Giornale - 5 gennaio 2005
L'America non finisce mai di stupirci e di farsi ammirare. Di fronte al disastro epocale dello tsunami, gli Stati Uniti stanno mostrando ancora una volta il loro genio che poggia su tre capisaldi: l'organizzazione, l'idealismo e l'interesse. Questa la ragione per cui il mondo ha bisogno degli americani, e gli americani non possono che restare ancorati al sistema internazionale.
E' stata già descritta la straordinarietà della mobilitazione americana in queste ore per soccorrere le decine di milioni di poveracci che sono stati sommersi dalla Grande Onda nelle otto nazioni del Sud-est asiatico. Su queste colonne Livio Caputo ha ricordato la portaerei statunitense Lincoln già all'opera nell'oceano indiano, le decine di migliaia di soldati stelle e strisce che fanno la spola con siti inaccessibili, e le Task Forces speciali che impiegano tecnologie futuristiche per rendere efficace la distribuzione dei soccorsi. Perfino il riluttante coordinatore degli aiuti ONU, il norvegese Jean Egeland, ha giudicato che "gli elicotteri yankee valgono per i soccorsi tanto oro quanto pesano".
La prima dote dell'America è, dunque, il suo genio organizzativo. Il mondo intero apprese quanto importante fosse la rivoluzione manageriale americana prima in guerra con lo sbarco di un milioni di uomini in Normandia, e poi in pace con la realizzazione del piano Marshall di cui beneficiarono simultaneamente una ventina di nazioni europee. La struttura che permise agli americani di mettere in atto con efficacia quelle straordinarie operazioni in guerra e in pace fu la medesima: l'apparato militare regolato da una perfetta macchina organizzativa che nel dopoguerra fu convertito in articolata e diffusa rete di soccorso alle popolazioni martoriate dalla guerra. L'Italia, allora, ricevette rapidamente quegli aiuti che il presidente del consiglio Alcide De Gasperi nel gennaio 1947 andò a chiedere al Congresso americano, senza vergogna nel dichiarare che gli italiani non avrebbero superato l'inverno senza gli aiuti americani.
Oggi, in quelle sfortune regioni dell'Asia meridionale, sta accadendo qualcosa di simile. Gli apparati bellici - portaerei, elicotteri, tecnologie d'avanguardia, marines, - sono stati messi subito al servizio dell'emergenza umanitaria con una capacità di adattamento dalla guerra alla pace davvero singolare.
La seconda caratteristica dell'America, anzi degli americani è l'idealismo. Le banali critiche alla presunta tirchieria sono rapidamente rientrate. Che altro può significare il fatto che due ex presidenti (un democratico e un repubblicano) dirigono la raccolta dei fondi privati se non che gli Stati Uniti sono capaci di unirsi patriotticamente intorno a una missione internazionale di pace? Si noti che la somma miliardaria già raccolta proviene dalle tasche di privati che hanno sentito il dovere di intervenire spontaneamente per un disastro verificatosi all'altro capo del mondo. Tanta generosità privata si aggiunge, del resto, allo stanziamento dei fondi federali e alla mobilitazione delle forze armate, con la dimostrazione da parte americana che l'operazione umanitaria a breve ed a lungo termine non è soltanto una scelta tattico-politica dell'Amministrazione ma esprime un più generale spirito della nazione. Quello, appunto, che ho chiamato idealismo.
Ma organizzazione e idealismo non sono certo gli unici caratteri di una nazione divenuta d'un tratto simbolo del buonismo. Con l'allestimento della gigantesca macchina degli aiuti d'emergenza e con i progetti di ricostruzione per il futuro, l'America sta dando prova di lungimiranza politica internazionale di cui molti negli ultimi tempi cominciavano a dubitare. Oggi l'interesse nazionale degli Stati Uniti è di dimostrare, quale superpotenza rimasta unica, non solo che ha il diritto a difendersi dal terrorismo, ma che è anche capace di esercitare una leadership internazionale sul terreno più difficile, quello in cui si devono affrontare e sconfiggere i grandi mali dell'umanità.
Senza moralismi e senza trionfalismi, ma anche senza ritrosia, è d'obbligo una riflessione sul mondo contemporaneo. Noi tutti, in qualsiasi parte del mondo abitiamo, abbiamo bisogno degli americani. E, verosimilmente, anche gli americani hanno bisogno di non restare soli nel momento in cui sono così forti, ricchi e potenti.
mercoledì, 05 gennaio 2005
Bruno Vespa Vampiro
Qualcuno mi spiega com'è che non si vergogna a fare uno speciale sulla tragedia del Sud Est Asiatico invitando Raffaella Carrà e Lino Banfi ? Ci manca solo Topo Gigio e poi abbiamo fatto tombola.
Qualcuno mi spiega che senso ha che da ieri a Porta a Porta sono comparsi, seduti in seconda fila alle spalle degli ospiti, dei bambini asiatici ? Perchè ? Che vuol dire ? Che significato ha ? Li vogliamo strumentalizzare ancora un po' ?
Qualcuno può dire ai parenti di morti, feriti e dispersi che - santissimo cielo - non c'è peggior modo di onorare chi non c'è più che spettacolarizzare il tutto davanti alle telecamere di Bruno Vampiro, con tanto di show di gessi e lacrime ?
Non c'è qualcuno in Rai che abbia un minimo di dignità ?
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20:45 personale
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Iscrizioni per il 2005

FATTO
FATTO
FATTO
A rate, chè non siamo così ricchi. E esigo la radiolina col brand "Radio Radicale". Iscrivitevi ad almeno due soggetti dell'area radicale entro il 31 gennaio e l'avrete anche voi.
Sono soldi spesi benissimo. E lo sapete.
Dottore, mi si è cariato un dente. Perchè quella faccia ?
Ora, io ritengo con convinzione che sia allucinante (AL-LU-CI-NAN-TE) che noi si stia per terminare una legislatura con Calderoli Ministro. Dico, Calderoli Ministro, non devo aggiungere altro. Sembra che ogni tanto si trasformi in ispettore (il mestiere del suo futuro ?) o voglia trasformare in ispettore il suo sodale verde, l'ingegner Castelli, probabilmente il peggiore Ministro di Giustizia che abbia mai varcato le porte di Via Arenula (certo, anche Diliberto ... se la battono, i due).
Dice, oggi fa il Ministro ma prima faceva il dentista. Il dentista.
Ma in confidenza, che siamo in pochi: ma voi le mani in bocca da quel serial killer in fieri ve le fareste mettere ? Ma anche prima, prima che facesse il Ministro, ve le sareste fatte mettere ? A guardarlo in faccia, vi sareste fidati ? Ma siamo matti ? (che dite, lo facciamo diventare un po' il copyright del blog, il "ma siamo matti" ?)
Un post di Mixumb delle
08:21 politica,
personale
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Malmenatela
Avete presente la biondina francese svampita di "Prima del tramonto" ? Si, quella che è tutta un "una volta ero più felice", "stiamo distruggendo questo povero mondo", "voi americani consumate troppo" ?
Bè, è la prima piattola del 2005. Non la sopporto, al quindicesimo minuto stavo lì lì per alzarmi in piedi e cantare the star spangled banner con la mano sul cuore e voce rotta dall'emozione, per protesta. Propongo un nuovo finale in cui si strozza con una baguette mentre ascolta un discorso di Chirac, e per solidarietà schiatta pure il suo gatto.
Malmenatela.
Un post di Mixumb delle
08:11 personale
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commenti (18)
martedì, 04 gennaio 2005
Alla Scoperta dell´America
L´America stato per stato. La storia, la cultura, le bellezze della natura, lo sport e la vita notturna. Un incontro con la vita reale, quella di tutti i giorni, degli Americani.
L´America stato per stato, dall´Atlantico al Pacifico, dalla costa canadese al Rio Grande. Un viaggio tra la storia, i modelli culturali e le bellezze naturali, ma non solo...
Un incontro con la vita reale degli Americani, quella di tutti i giorni, fatta di lavoro, di sport e divertimento.
La cronaca di uno sguardo profondo sull´America in compagnia di cowboys e giocatori di casinò, di guardiani di parchi e custodi di museo, di tiratori scelti di baseball e giocatori di golf, di maestri di sci e pescatori dell´oceano.
Le mille facce dell´America....solo su Marcopolo.
Mannaggia all'Occidente corrotto
Rimane valido, come mio pensiero, quello che ho scritto un paio di post sotto, a proposito del ruolo che sta avendo l'Occidente circa gli aiuti per il post-tsunami. Detto anche, come premessa a tutto, che l'importante è aiutare i sopravvissuti e onorare chi non c'è più, e che non serve strumentalizzare, mi chiedo: ma a parte l'Occidente corrotto, cattivo, imperialista (trecentocinquantailionididollari, solo da parte del governo, dai mostruosi Stati Uniti: + logistica, attrezzature, uomini, mezzi + il tour degli ex presidenti per coinvolgere i cittadini - quelli perfidi, i maledetti amerikani le cui bandiere tanto ci piace bruciare - che daranno anche di più) ... dicevo, a parte l'Occidente che fa tanto male al mondo, i nuovi ricchi, gli etnicamente superiori, quelli che hanno cuori e menti migliori delle nostre, quanti soldi hanno cacciato ? A parte il Giappone, che si sa è irrimediabilmente lascivo al pari degli Stati Uniti, essendo stato da essi amministrato per un po'; ma a parte il Giappone, Russi e Cinesi e soprattutto Arabi (90mila morti e passa in Indonesia, il paese con il più alto numero di muslmani sul pianeta), che hanno donato ?
Perchè noi dobbiamo imparare da loro, giusto ? Giusto ?
Riceviamo e volentieri pubblichiamo (mii, come quelli seri) e raccomandiamo vivamente
ORGOGLIO E PREGIUDIZIO: MITI E REALTA’ D’AMERICA
Iniziano il 3 gennaio 2005 venti conversazione di Massimo Teodori che vanno in onda tutti i giorni (meno sabati e domeniche) su Radio-Rai 3, dalle 18 alle 18,45 per “Il terzo anello”
Il programma esplora l’universo americano nella sua complessità politica, sociale e culturale, mettendo in rilievo le luci e le ombre che attraversano la storia degli Stati Uniti d’America.
Si articola in 20 puntate che andranno in onda dal 3 al 28 gennaio 2005, suddivise in quattro blocchi settimanali che racconteranno: a) i caratteri originari dell’America; b) le singolarità di una società sviluppatasi ex novo con una cultura diversa da quella europea; c) i punti di forza di un sistema politico che ha resistito ai totalitarismi di destra e di sinistra; d) il modo in cui gli americani si pongono di fronte al mondo, e come i non-americani guardano all’America.
Massimo Teodori, con gli occhi dello storico e la vivacità del commentatore, rivisita le idee, le persona e i fatti che hanno segnato due secoli di storia; e delinea un’immagine viva dell’America fuori dagli stereotipi accademici e dai pregiudizi giornalistici.
E’ la prima volta che radio-RAI è impegnata in una trasmissione di così ampio raggio sull’America.