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lunedì, 07 aprile 2003

 

Aria fresca

Ho già parlato altre volte in questo mio piccolo blog di personaggi che non la pensano come la penso io, e che si specializzano nel sostenere che con i dittatori bisogna dialogare, mentre con i poveracci come me e altri che non la pensano come loro si può tranquillamente passare agli insulti e ai toni eccitati. Trattasi, ahimè, ahiloro, ahitutti, della vecchia abitudine di comportarsi da debole coi forti e da forte coi deboli, che contraddistingue quelli che sanno di avere torto e si barcamenano qua e là tirando a campare. Per fortuna, e anche questo l'ho già detto più volte, esistono poi anche alcuni che, pur sostenendo tesi che io condivido, lo fanno con intelligenza, maturità e soprattutto con rispetto per tutti. Uno di questi, il mio peferito tra coloro dei quali non condivido le opinioni, è Leonardo : aria fresca, in mezzo al tanfo altrui. Leo oggi scrive con la sua solita ironia un pò disincantata un intervento sul suo blog che, descrivendo una ipotetica querelle tra un uomo che tiene banchetto dove si chiede una firma per la battaglia contro la leucemia ed un altro che gli contesta di non impegnarsi contro tutte le altre malattie, sostiene fuor di metafora che lo stesso equivale per la querelle ( tutt'altro che ipotetica ) tra chi protesta contro questa guerra e chi gli dice che contro altre guerre non ha protestato. La guerra non viene mai citata, naturalmente, ma la metafora è evidente : non credo davvero di aver travisato l'intenzione di Leo. Se è così, me ne scuso con lui, che sa che non lo farei mai volutamente : ma credo non sia così. Si tratta di un intelligente e interessante punto di vista, ma, Leo, non mi trovi per niente d'accordo. Una guerra non è una malattia. Chi chiede una firma contro la leucemia si sceglie una battaglia contro qualcosa che nessuno ha deciso debba essere destinata a qualche poveraccio. Chi si ammala di leucemia non lo fa perchè qualcun altro lo decide : di conseguenza, chi lo aiuta non lo fa con l'implicita condanna nei confronti di qualcun altro, ma col solo scopo di aiutare chi sta male. La firma in questione non può essere interpretata come una firma contro qualcuno, nè contro qualcosa ( nessuno è così cretino da chiedere una firma " contro la leucemia " : potrà essere una formula per catturare l'attenzione del passante svogliato, ma chi firma lo farà in calce a qualcosa di propositivo : ad un appello in favore dei malati, ad una proposta di legge, ad una lettera di sostegno, magari dando un contributo ). Manifestare contro la guerra, invece, è possibile, e in molti casi anche giusto. Chi lo fa, o espone bandiere, o raccoglie firme, o urla slogans, è sicuramente mosso dall'afflato a favore delle vittime della guerra, e questo lo accomuna all'altro del banchetto sulla leucemia. Ma di tutti coloro che urlano, marciano, espongono, firmano per la pace, quanti sono seriamente quelli che non condannano chi fa la guerra ? La guerra non ci sarebbe, in questo caso, se non ci fossero gli Stati Uniti : questo è il messaggio che tutti danno. Non sanno, o non vogliono sapere, che senza gli Stati Uniti ( in questo caso ) non ci sarebbe nemmeno la pace, e quindi la loro semplificazione è sbagliata. La cosa più grave, però, è un'altra. Se tu dài la tua firma al banchetto per la leucemia, e ne chiedi in cambio una per la tua attività a favore dei malati di AIDS, ti riconoscerai come interlocutore parimenti illuminato, e otterrai quello che chiedi, magari anche un contributo. Ma a chi sfila e si pronuncia contro questa guerra, e lo ha fatto precedentemente solo per tutte quelle che coinvolgevano gli USA, è impossibile chiedere di attivarsi in occasione di altri conflitti, che con gli Stati Uniti non c'entrano nulla. Io ho provato a farlo, e mi è stato risposto malissimo : alcuni mi accusano di prendere soldi da Rumsfeld, altri mi danno del cretino, nessuno risponde alla mia proposta di organizzare una manifestazione contro le altre guerre. E non ce l'hanno con me, ma con quelli che non la pensano come loro. Cosa dovremmo pensare di qualcuno che ci chiede una firma per combattere la leucemia e ci guarda sdegnato insultandoci quando gliene chiediamo una contro l'AIDS ?

L'insegnamento che io ne traggo è questo : credo che Leo ( che è naturalmente libero di smentirmi, è il benvenuto qui come tutti coloro che, invece di insultare, ragionano ) sarebbe più che disposto a marciare contro altre guerre, a tenere la bandiera multicolore anche quando la guerra in Iraq sarà finita ( speriamo presto ), a protestare perchè oggi, in un giorno solo, nella dimenticata parte di mondo tra l'Uganda ed il Congo sono state masscarate 1000 persone, ovvero più o meno l'equivalente delle vittime civili finora cadute in Iraq ( secondo fonti che non so bene nemmeno come facciano ad esprimersi ). Il problema, Leo, è che mi chiedo quanti di quelli che oggi espongono bandiere, marciano, urlano e protestano contro la guerra e contro gli Stati Uniti siano disposti domani a fare lo stesso per quei mille morti in Africa. Perchè, e so di ripetermi, mentre si protestava contro gli Stati Uniti senza ascoltare un solo profugo, rifugiato, superstite a Saddam che potesse spiegare come non vedesse l'ora che il dittatore venisse cacciato, in Cecenia e in altre parti del mondo milioni di persone venivano e vengono ( e verranno ) massacrate, nel silenzio di chi ieri, oggi e domani manifesta solo contro gli Stati Uniti : come dice il titolo del tuo intervento, a senso unico. Come può questo essere giusto ? Noi siamo in democrazia, per cui è legittimo anche l'antiamericanismo, ci mancherebbe altro. Legittimo, se incontro un filoamericano che con la bandiera a stelle e strisce picchia un pacifista con la bandiera arcobaleno, io fermo il primo, non lo aiuto a picchiare più forte : legittime opinioni vanno rispettate ( da ambo le parti, sottolineato dieci volte ). Ma allora bisognerebbe avere la decenza, la dignità, la trasparenza prima di tutti con sè stessi di ammetterlo, se si è e ci si comporta da antiamericani. L'antiamericanismo è un valore come un altro, non è un reato : ma è un atteggiamento ipocrita se professato da molti che si ergono a difensori della pace, ma solo di quella che pare a loro. Quello di pacifista è un ruolo durissimo, difficile, scomodo : ma chi se lo assume lo può fare solo a tempo pieno, non part-time ; solo a 360 gradi, non a senso unico. Uganda, Ruanda, Cecenia, Cambogia, Kosovo, Afghanistan, Kurdistan ... potrei purtroppo continuare a lungo. Sono macchie sulle coscienze di tutti noi, soprattutto di chi crede che per lavarle basta una passata arcobaleno.

Un post di Mixumb delle 15:54 · commenti (7)