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martedì, 27 aprile 2004

 

Il ritiro delle troupe

Franco Bechis su Il Tempo di oggi

C’È UNA SOLA via d’uscita se non dalla tragedia almeno dalla farsa degli ostaggi italiani in mano ai banditi iracheni. Ed è quella del ritiro. Non delle truppe dall’Iraq. Ma delle troupe sotto casa Agliana, Cupertino e Stefio. Via tutti, Rai, Mediaset, fotografi, taccuini dei cronisti. Parleremo degli ostaggi quando e se ci saranno notizie utili, sviluppi nella trattativa, cronache che meritano. Smettiamola di parlare dei parenti degli ostaggi. È quello il nostro fianco scoperto. Quello che ci espone al più colossale e farsesco ricatto che l’Italia abbia mai dovuto subire. L’hanno capito bene i sequestratori iracheni e le loro ormai indiscutibili sponde nazionali. Questo Paese è diventato una metafora televisiva. Le chiavi di accesso ce le hanno quando va bene Bruno Vespa, quando va male la Endemol di Marco Bassetti. Qualsiasi cosa o accade a Porta a Porta o nella casa del Grande Fratello. Qui, e l’hanno capito i terroristi iracheni che ci conoscono così a fondo, un attentato per riuscire si fa in uno studio televisivo. Per questo ci spediscono videomessaggi sui prigionieri. Un po’ di dramma, come alla vigilia dell’esecuzione di Fabrizio Quattrocchi. Un po’ di casa del Grande Fratello, come le immagini arrivate ieri con i tre poveretti lavati e rivestiti a punto a consumare un pasto locale. Il loro attentato è lì, nelle immagini, distribuite sapientemente alla loro Rai e Mediaset locale. Sanno di potere contare sulla nostra debolezza, e non ci risparmiano nulla. Ora, come temevamo, ci chiedono solidarietà e una bella spallata di piazza al governo di Silvio Berlusconi. Non una piazza qualsiasi, ne vogliono una di Roma, con la capitale in ginocchio di fronte a tutto il mondo.
Sanno entrare nel ventre molle dell’Italia. Certo, ieri tutti i nostri politici si sono battuti il petto all’unisono: «Mai. Non si tratta con i terroristi». Molti però hanno continuato con i «ma». Una sfilza di «ma». «Ma questa guerra deve finire». «Ma rimaniamo dell’idea che le truppe italiane debbano andare via dall’Iraq». «Ma l’Onu…». Il ventre molle. Ed è piccola cosa, un po’ meschina, a cui la politica italiana ci ha da tempo abituato. Anche quando sarebbe l’ora di alzare la testa, di essere davvero uniti senza «se» e senza «ma».
Non sono i politici il nostro principale fianco scoperto. Sono le lacrime dei parenti. Il volto preoccupato dell’Agliana. La bandiera in piazza e il «tu» ormai dispensato ai giornalisti che lo accompagnano di papà Stefio. Sono il dolore e l’attesa trasformati in uno spettacolo da quattro soldi. L’audience che fanno i parenti degli ostaggi, la guerra tv. Quella guerra che alla fine ci ha regalato solo la candidatura di Lilli Gruber. Usciamone. Ritiriamo le troupe.



Un post di Mixumb delle 18:44 · commenti