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sabato, 26 giugno 2004

 

A proposito di "fare fessi"

Questo dossier intende dar conto di quanto accaduto sul fronte radiotelevisivo durante la campagna per le elezioni europee del giugno 2004 e delle iniziative relative intraprese dai radicali.

E’ importante sottolineare come
questa attività sia stata iniziata da Radicali Italiani, e in particolare da una squadra di persone (Marco Beltrandi, Daniele Capezzone, Giuseppe Rossodivita, e altri qualificatissimi compagni), ben prima dell’inizio della campagna elettorale, campagna durante la quale, con il “Comitato di coordinamento delle iniziative elettorali e referendarie dell’area radicale e liberal-radicale”, di cui è Coordinatore Marco Cappato e membro Marco Beltrandi, si è cercato di raccogliere i frutti di quanto seminato nei mesi precedenti, con alterna fortuna.

Qui sotto le conclusioni

In questo dossier si è dato conto, a partire dai numeri delle presenza radiotelevisive forniti dal Centro d’Ascolto dell’Informazione Radiotelevisiva, di quale campagna elettorale si sia svolta sulle principali emittenti televisive nazionali, e quindi di quali informazioni abbiano potuto disporre i cittadini elettori i giorni 12 e 13 giugno 2004 al momento delle loro scelte di voto per il rinnovo del Parlamento Europeo, con un costante riferimento alle lettera delle leggi vigenti, per verificare la legalità della competizione elettorale.
Si è anche dato conto delle assai significative iniziative politiche e legali ( e dei loro esiti) assunte dalla Lista Bonino per cercare di limitare il più possibile il compiersi delle violazioni delle norme, cercando di assicurare, per il tramite della difesa dei diritti del soggetto politico radicale, la difesa del diritto di ogni cittadino a “conoscere per deliberare”. Le conclusione che ci si sente di trarre dopo la lettura di queste pagine è che ancora una volta in Italia si è svolta una campagna elettorale in assenza di una adeguata informazione televisiva, sia per quanta riguarda gli aspetti quantitativi che gli aspetti qualitativi, e in presenza di numerose violazioni di legge, con conseguenze evidenti – ed inevitabili – sul risultato elettorale.
La breve ricognizione contenuta al capitolo 1 sulla normativa esistente, e quella contenuta al capitolo 2 sui regolamenti attuativi delle leggi in materia di campagna elettorale radiotelevisiva, hanno dimostrato senza ombra di dubbio come l’informazione sulle televisioni dovesse obbligatoriamente :

- garantire la parità di trattamento e l’imparzialità rispetto a tutti i soggetti politici;
- conformarsi con particolare rigore ai criteri di tutela del pluralismo, dell’imparzialità, dell’indipendenza, della obiettività e della apertura alle diverse forze politiche;
- evitare che si determino situazioni di vantaggio per determinate forze politiche;
- garantire la presenza equilibrata dei soggetti politici partecipanti alle elezioni;
- assicurare sempre e comunque un equilibrato contraddittorio.

A fronte di queste chiare regole, i capitoli 3, 4, 5 e 6 hanno documentato invece come l’informazione televisiva si sia svolta in forme ben diverse da quanto prescritto, determinando condizioni di indubbio svantaggio per la Lista Bonino, e in generale, per i soggetti politici esterni alle due maggiori coalizioni o presenti alle elezioni per la prima volta. Fra questi ultimi addirittura, esistono diversi soggetti politici presenti al voto che non sono mai stati oggetto di informazione televisiva, sia nei tg, sia negli approfondimenti. Si è anche documentato come questi squilibri si siano anche accentuati nella ultima settimana di campagna elettorale con la sostanziale cancellazione della Lista Bonino, e con una particolare focalizzazione sui maggiori partiti all’interno delle due grandi coalizioni politiche particolarmente nelle più seguite trasmissioni di approfondimento del servizio pubblico radiotelevisivo Rai, in singolare coincidenza con gli appelli dei leader delle due principali coalizioni agli elettori a non disperdere il voto tra le forze considerate “minori” (si veda il paragrafo 5.1). In questo ambito, il capitolo 6 evidenzia come nell’intera campagna elettorale si sia registrata una costante forte esposizione mediatica anche di alcuni partiti che si riferiscono alla coalizione di centro-sinistra italiana, accumunati dall’esprimere una chiara ed intransigente opzione a favore del ritiro immediato delle truppe italiane dall’Iraq, evidenziando come esista una correlazione tra questa esposizione televisiva e i differenti risultati elettorali. Il capitolo 3 ha inoltre dato conto di come la campagna elettorale televisiva sia stata in larghissima misura concentrata sulla crisi irachena, a scapito delle questioni relative all’Unione Europea, all’economia, e di tante altre questioni che sono oggetto di dibattito in tutto il mondo, come le questioni della bioetica e della libertà di ricerca scientifica, che toccano la vita e la salute di milioni di individui. Quando i radicali lo hanno denunciato e documentato non hanno ottenuto risposta, mentre dopo le elezioni sono stati diversi gli esponenti politici che hanno lamentato soprattutto l’esclusione di molte tematiche concernenti l’Unione Europea. Inoltre, si è anche visto come sia stata negata l’informazione sulla raccolta firme promossa dai radicali relativa al referendum abrogativo della legge sulla procreazione medicalmente assistita, nonostante le molteplici iniziative assunte e nonostante la Lista Bonino ne avesse fatto oggetto di campagna elettorale. Si conferma quindi, a questo proposito, una situazione che di fatto si è creata in Italia, a dispetto di ogni legge, per cui l’agenda politica del paese è determinata con il più assoluto arbitrio da alcuni conduttori di poche e seguitissime trasmissioni televisive di approfondimento politico/informativo, praticamente sempre conformi nelle loro scelte ai desiderata delle maggiori coalizioni politiche, con l’esclusione di ogni tema che possa risultare trasversale ad esse. In Italia cioè sembra sussistere una condizione per cui le maggiori forze politiche possono liberamente determinare quali debbano essere per tutti i temi di una campagna elettorale, e, soprattutto, di quali nessuno possa parlare agli italiani. Il capitolo 7 ha invece dimostrato come, a dispetto di un regolamento elettorale assai più rispettoso delle leggi vigenti in confronto alle passate tornate elettorali, anche in questa occasione si sia confermata la tendenza ormai trentennale di marginalizzazione degli spazi della “comunicazione politica” (tribune e conferenze stampa), quelli cioè massimamente regolamentati, a favore delle trasmissioni di “informazione” che più facilmente possono essere manovrate dai maggiori partiti e dai loro referenti giornalistici. Lo si è fatto con ritardi inaccettabili nella programmazione e messa in onda di questi spazi, con collocazioni in palinsesto ad orari improbabili.
Persino la “conferenza stampa” finale, spazio di comunicazione politica praticamente conquistato con l’iniziativa politica dei radicali, è stata sminuita dall’insistenza con cui la Rai ha preteso ed ottenuto dalla Vigilanza una collocazione in palinsesto tale da consentire la contemporanea messa in onda sulla rete ammiraglia del servizio pubblico radiotelevisivo della più importante e seguita trasmissione di approfondimento politico/informativo, con conseguente documentata diminuzione dell’ascolto, salvo ovviamente per le conferenze stampa dedicate ai due maggiori partiti, andate in onda senza fastidiose concorrenze di altri programmi (si veda il paragrafo 7.1). La vicenda narrata nel paragrafo 7.2 conferma come nulla la Lista Bonino avrebbe potuto ottenere in termini di presenza televisiva se non fosse intervenuta con decisione ( e per una volta con la collaborazione delle istituzioni preposte) a proposito delle tribune televisive per le elezioni amministrative del giugno 2004. In ultimo, ma non per ultimo, le iniziative messe in campo dai radicali a partire da molte settimane precedenti l’inizio della campagna elettorale, qui sinteticamente descritte, hanno contribuito alla approvazione del più legale dei regolamenti elettorali da quando è in vigore la legge sulla “par condicio”. Se questo regolamento non è riuscito ad evitare – se non in piccola parte – quanto sopra descritto, ciò è stato dovuto anche all’inefficacia degli interventi della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi e dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni che questi regolamenti hanno approvato; la prima soprattutto per non essere intervenuta, pur sollecitata a farlo, a svolgere il proprio ruolo di vigilanza e di indirizzo verso la Rai, la seconda per le sue pronunce che appaiono sovente oscillanti e ispirate alla necessità di non scontentare le emittenti e la politica italiana, nelle loro componenti più forti.










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