Ciao Marco
Cugino, finalmente sono riuscito a venirti a trovare nella tua nuova casa. Le altre due volte che sono salito a Sant’Agata era sempre di mercoledì, e curiosamente il mercoledì non è possibile venire da te, perché “è chiuso”. Io non lo ricordavo, lo sai che ho sempre la testa tra le nuvole, ma stavolta mi sono organizzato, e così ho potuto finalmente rivederti. Sei sempre tu, con quel ciuffo che non riuscivi mai a pettinarti, e quell’espressione che ti contraddistingue in pieno a metà tra il paraculo e il bravo ragazzo. Ora stai in un posto molto bello, molto tranquillo. Gli zii non ti fanno mai mancare nulla … ma tu non hai bisogno di molto, non più, ormai.
Con mia moglie abbiamo ripercorso un po’ alcune tracce del tuo passato. Abbiamo riso al ricordo di quando le chiedesti di incidere un messaggio in francese sulla tua segreteria telefonica, solo per spiazzare con uno scherzo chi ti chiamava. Siamo andati a vedere lo splendido panorama a Santa Maria dell’Annunziata, dove portavi Mena quando volevate stropicciarvi un po’. Abbiamo rivisto Positano, sempre stupenda e vivissima: siamo passati davanti al locale dove hai passato intere giornate a provare i tuoi prototipi da corsa sulle piste, seguendo quel tuo hobby che ti ha poi portato a studiare ingegneria e a seguire quella strada (A proposito: ho venduto il motorino, quello che mi consigliasti tu su mia richiesta. Mi sono rotto una gamba scivolando su una macchia d’olio proprio mentre ci stavo sopra, e guidandolo di nuovo avrei paura di farmi nuovamente male. Mi dispiace, ma lo sapevi che tuo cugino è una frana, no ? Tra i due quello che riusciva meglio in tutte queste cose sei sempre stato tu). Abbiamo anche visto l’albergo dove lavorava Cristina: è una meraviglia, deve averti voluto molto bene per lasciarlo e trasferirsi a Milano dove già lavoravi tu.
Ieri, poi, siamo andati a mangiare la fantastica pizza di Salvatore, con lo spettacolo della vista notturna sui due golfi. Una cosa meravigliosa, anche se io ero un po’ triste. Il pomeriggio, infatti, avevo visto il tuo album di foto, che la zia Rita custodisce gelosamente. Ci ho ritrovato, tra le altre, le foto di quando ci siamo travestiti da nonni, tu da nonno Agostino e io da nonna Giacinta con le gambe storte. E quelle in cui io facevo l’anno nuovo e tu l’anno vecchio: era il capodanno tra il 1979 ed il 1980, e noi due eravamo strafelicemente due idioti che facevano ridere i rispettivi genitori e che speravano un giorno di mostrare quella foto per far capire ai rispettivi figli quanto fossero affiatati quei due cugini. Ti prometto che lo farò.
Questa mattina, poi, ti sono venuto nuovamente a salutare, prima di ripartire. I tuoi hanno una cura maniacale per la tua nuova casa, ed è giusto che sia così. Ho chiesto a tuo papà di salutarti qualche volta per conto mio durante l’autunno e l’inverno, perché stai a quattro ore di macchina e non riuscirò a tornare spesso. Non sei il più giovane, sai (ma si che lo sai): c’è dietro di te un ragazzo di venti anni. Per il resto, sei circondato da persone di una certa età: non sono loro ad essere fuori posto, sei tu che in quel condominio non ci dovresti stare. Ti ho rimproverato per avermi lasciato a “combattere” con le nostre rispettive madri, sempre più vecchiette e malconce e provate, molto provate da quanto è accaduto. Ti ho chiesto di salutarmi la nonna “inguattona”, lì dove stai ora. Ti ho detto, grosso modo, le cose che ti ho scritto qui ora. Non ce l’ho fatta a trattenere le lacrime.
Lì dove stai ora li leggete i blog, vero ? Ma si, sono certo che hai trovato il modo per continuare a inventarti scherzi e giochi con chi è lì con te e a riempire di splendide emozioni e avventure il tempo di chi frequenti ora, e che ogni tanto ti incuriosisci su cosa fa il tuo cugino e vieni a leggere queste scemenze che scrivo. E’ per questo che so che non ti dispiace se scrivo qui queste cose. Allora, per quando passi di qua la prossima volta, semplicemente: ti voglio bene cugino. E mi manchi tanto, ma proprio tanto tanto.
“Discendi con la tua canoa fiumi ricchi di acque spumeggianti,
scivola su distese di neve bianca, scintillante al sole,
attraversa pedalando città deserte di auto e parchi ombrosi,
corri su piste infinite tra prati ed alberi frondosi,
tuffati dagli scogli nel mare più limpido e trasparente e nuota leggero, veloce
libero, libero, libero …”

