Di qua o di là
Mi piacciono molto i luoghi di partenza. Porti, aeroporti, stazioni: gente che va e che viene, movimenti, valige. Persone che si ritrovano e che si abbracciano, visi stanchi, visi felici. Promesse di nuove esperienze, voglia di casa.
Chi vive a Roma conosce Fiumicino. Gli arrivi dell'aeroporto Leonardo Da Vinci sono, secondo me, una piccola metafora del modus vivendi italiano. In partricolare, mi riferisco al terminal B. Il terminal B è quello dal quale escono coloro che arrivano con i voli provenienti dall'Europa. Ci incontri di tutto: oscuri personaggi che ti offrono un passaggio per Roma a costi proibitivi, classica dimostrazione che l'abusivismo è nel nostro dna; gente con cartelli che aspetta chissacchì; extracomunitari che accolgono amici e parenti in transito; ragazzetti in cerca di rimorchio conciati con improponibili divise da ggiovani e piercing nei posti più dolorosi da bucare; gente che si videotelefona dell'aereo a 200 metri di distanza.
I monitor dicono quando arrivano gli aerei, poi tutto sparisce nell'indeterminatezza del recupero bagali, che a Roma è uno stato dell'anima, un concetto spirituale, una competizione filosofica. Tra lo spazio dedicato a chi attende i propri cari e coloro che scesi dall'aereo son lì a chiedersi che fine abbiano fatto i loro trolleys ci sono vetri sfumati difesi da impettiti finanzieri, con una piccola apertura in corrispondenza della quale tutti si accalcano per cercare di individuare il congiunto. Ma, dato che siamo a Roma, c'è di più. C'è che, nel terminal B, le aperture possibili dalle quali veder sbucare chi arriva sono due. Separate da uno spazio fatto di colonne enormi e pannelli che non permettono di vedere, entrambe potrebbero essere quelle giuste, ma tu non sai mai dove attendere. Se ti metti davanti ad una delle due, non riesci a vedere chi esce dall'altra. Non sai su quale cinta, di là dal vetro, arriveranno i bagagli del volo che aspettavi, sei lì che aspetti sperando che chi arriva, che magari non è mai stato a Roma, non esca dall'altra parte per poi rimanere lì come un carciofo mentre tu lo aspetti da un'altra parte.
Allora, l'ingegno romano che fa di necessità virtù vuole che si cerchi di capire da dove vengano coloro che escono da una delle due porte, per cercare di capire se fossero sullo stesso volo di quelli che stiamo aspettando. Cosa c'è di meglio per incentivare l'integrazione europea di spingerci a indovinare le diverse nazionalità con un solo sguardo ? Tu sei lì che aspetti qualcuno che viene, che so, dalla Germania, e ancora prima di sentirli parlare indovini che quelli che stanno uscendo dalla porta di fronte a te vengono dal Portogallo o dalla Spagna e allora sai che non stavano sul volo giusto. Cerchi di indovinare, di individuare i tratti somatici, ti accorgi che certi capi di abbigliamento li usano solo gli inglesi, certi altri sono tipici delle zone ancora più a sud, che certi cappelli li portano solo gli olandesi e così via. E mentre sei lì che ammiri affascinato le diversità e ti perdi nel tentativo di capire l'Europa, i tuoi amici o parenti ti aspettano da qualche minuto da un'altra parte chiedendosi che diamine di fine tu abbia fatto.
Sempre che non abbiano perso le loro valige, naturalmente.

