Otto milioni di eroi
Sono gli irakeni che hanno sfidato la morte per andare a votare. Sono gli otto milioni di irakeni che ci hanno dato una grande lezione di democrazia. Sono gli otto milioni di irakeni che hanno dimostrato a tutti, pacifisti d’accatto e Fallaci integraliste, che non esiste un posto dove la democrazia non può funzionare, sebbene ferita, neonata, azzoppata. Sono gli otto milioni di irakeni che hanno dato un senso al sacrificio di tanti altri eroi, loro connazionali, americani, italiani, britannici: non francesi, né cinesi, né tedeschi. Sono gli otto milioni di irakeni che hanno spiegato al pacifintume infame che è quando Al Zarqawi proclama contro la democrazia e ammazza chi va a votare, è allora che si dovrebbero muovere per manifestare: ma fuori fa freddo, e poi hanno già manifestato quando è venuto Bush, il cattivone che a quegli otto milioni di irakeni ha permesso di votare, di votare anche perché le sue truppe se ne vadano, di votare quello che si vuole, e non come accadeva sotto quel regime il cui vicesatrapo Tareq Aziz veniva accolto con tutti gli onori dai vari Pecoraro Scanio e Cossutta e gente senza ritegno.

