Pensieri radicali
Non andrò a votare, domenica prossima, o voterò scheda bianca. Non c’è il mio partito tra quelli che corrono, e non c’è perché – come dice Pannella – i radicali sono di altri tempi, ma tempi futuri. Basterebbe guardare a quello che è successo (e a quello che è stato silenziato) circa la (il)legalità della raccolta delle firme, che è l’ennesima dimostrazione di come questo paese stia affondando nell’immondizia della classe politica e nella indifferenza di coloro che quella classe politica sopportano e votano. Da cinque anni i radicali hanno fatto di tutto per denunciare questa illegalità, questa ingiustizia, questa patente violazione del diritto. Lo sanno le questure, le istituzioni, i media, i cittadini che vogliono ancora ascoltare: ma i partiti se ne fregano, sfidano boriosi la regola che loro si sono dati, calpestano il buon senso ed il comune civile sentire. Questa impunità senza fine lascia sgomenti coloro che ci guardano da fuori, e anche noi che per il rispetto delle regole ci battiamo, e che poi assistiamo alle urla scomposte di chi le viola quando, in campagna elettorale perenne, scopre l’acqua calda data dal fatto che le viola anche il suo avversario. E’ una guerra fra poveri, ma fra poveri inetti del diritto, buoni a nulla e capaci di tutto che rovesciano norme e rispetto per mangiare sulla pelle di chi opera secondo le regole, e poi chiama all’appello in nome dell’odio verso il prossimo gli stessi cittadini che ha appena finito di umiliare. E alla fine della commedia si vota miliardari finanziamenti per proseguire nella ignobile pratica, contro l’esito di un referendum vinto e immediatamente offeso con boria e spregio della sovranità popolare.
Avrei ovviamente votato – e fatto campagna elettorale - se i radicali si fossero presentati da soli, e avrei votato, con molto ma molto meno entusiasmo, se si fossero presentati con Storace; non se si fossero presentati con Marrazzo, perché con la stragrande maggioranza della classe politica di centrosinistra legalità e diritto non c’entrano nulla, e perché Marrazzo è improponibile ai miei occhi.
Detto questo, credo che vincerà Storace. Assisto allibito all’ennesima dimostrazione della ignobiltà della propaganda comunista che sta dietro a parte del centrosinistra, che appoggia e aiuta e sdogana la nipote del duce ma poi si prende la briga di sporcare la memoria di un uomo innocente fino a prova contraria e che non si può difendere per accusarlo, senza esercitare un minimo e semplicissimo controllo su ciò che pubblica, di aver fatto un millesimo (sbagliatissimo, ma millesimo) di ciò che ha fatto il nonno della loro nuova alleata, che porta apposta e con orgoglio e come gonfalone lo stesso cognome dell’autore delle leggio razziali. Saranno bravi, tra un mesetto, a sfilare ricordando la liberazione gridando slogan contro lo stesso cognome che oggi invocano e sostengono come unico appoggio per sperare di vincere. Parlo, è ovvio, di una parte, importante ma non rappresentativa del tutto, del centrosinistra. E dico che le dimissioni del direttore dell’Unità non dovrebbe chiederle Storace, ma le dovrebbero chiedere tutti quegli uomini e quelle donne del centrosinistra che non vogliono avere a che spartire con queste pratiche comuniste. Ce ne sono molte, nel centrosinistra laziale, di persone in gamba che nessuno potrebbe definire comuniste: ne conosco alcune, le stimo, non sono rappresentabili in alcun modo dal chiasso odioso che pulsa nelle vene degli estremisti di quella coalizione. Ma dovrebbero essere loro a distanziarsi, a chiedere di non essere confusi con
Credo e temo che il centrosinistra abbia ancora da affrontare una lunga camminata nel deserto prima di giungere ad un riformismo serio e sano nella sua maggioranza: e non so se si siano incamminati tutti nella direzione giusta, anzi sono certo che una parte l’ha fatto e non da oggi, ma l’altra rema in direzione contraria, e il risultato è un messaggio sfilacciato che, prima o poi, è destinato a rompersi (ma temo che quando lo farà arrecherà molti danni a tutto il paese). Se il loro leader è uno che insegue Bertinotti – proprio come Berlusconi insegue Bossi, e la similitudine è tutt’altro che casuale e anzi è prodromica di ciò che avverrebbe o avverrà se vincesse l’Unione o come si chiama oggi – sul terreno peggiore; che straparla di pericoli di dittatura quando si applicano, confusamente e in modo pasticcioso e pagliaccesco, le norme esistenti in democrazie a noi vicine e per niente a rischio di regime e altre norme suggerite dallo stesso centrosinistra in bicamerale qualche anno fa; che allontana Luca Coscioni in nome dell’obbedienza alla cupola che si è impadronita della responsabilità di rappresentare l’intero mondo cattolico italiano; che accetta di condurre (o meglio, di subire) una campagna referendaria silenziata e senza i vertici dell’unica autorità (posto che la commissione di vigilanza sembra accogliere supinamente il fatto che le sue delibere vengano palesemente sbeffeggiate e disconosciute) che potrebbe assicurare pari condizioni di democrazia comunicativa per contrattare ciò con un posto nel cda RAI; che rinuncia a schierarsi nettamente su tutto ciò che divide il suo schieramento, e cioè tutto tranne l’odio nei confronti di un avversario che è solo l’ultimo tassello di un Caso Italia che ricomprende a pieno titolo l’intero centrosinistra italiano; che ignora o finge di ignorare quanto sia rispettoso di chi ha firmato i quesiti evitare di dire alcunché sulla data del referendum, sulla questione dei morti e dispersi che contribuiscono ad alzare il quorum, della mancanza di legittimità circa il conflitto tra poteri dello stato che si attua ogni qual volta il comitato referendario viene calpestato nelle importanti decisioni riguardanti le modalità di comunicazione, gestione, regolamentazione del referendum; che decide per tutta la sua coalizione, nonostante 4 milioni di firme moltissime delle quali vergate da mani di centrosinistra, circa l’imposizione di un cieco e stupido ostruzionismo all’unica forza liberale esistente in Italia, e poi chiama “padrone assoluto del centrodestra” un Berlusconi che viene stoppato nel suo intento di accordarsi dai veti dei suoi alleati presunti sudditi … chiunque può vedere quanto sia difficile riconoscere nei leader di centrosinistra quelle persone comuni che ognuno di noi conosce, brava gente che vota a sinistra comunque e che tace o non sa circa le malefatte dei loro capi, non di tutti ma della loro cupola decisionale.

