Relativismi
Un po' perchè non ho tempo per nulla in questo periodo, un po' perchè in giro c'è gente colta e molto più preparata di me, un vero post con le mie sensazioni sull'elezione di Ratzinger a papa non ero riuscito ancora a metterlo insieme.
Ora, io credo sinceramente che le posizioni di Ratzinger sulle questioni afferenti ai diritti civili degli omosessuali, all'eutanasia, al sacerdozio femminile e in generale all'ipotetica apertura della chiesa a istanze non medioevali ... siano qualcosa a metà tra il razzista e l'infame. Hanno voglia a dirmi che non si può pretendere dalla chiesa di essere progressista: a parte che non capisco il perchè, ma poi io dalla chiesa non pretendo un bel niente. Io gioco in difesa, facessero un po' quello che credono, propinassero le loro mostruosità ideologiche, io mi sento libero di definirle tali e condannarle tanto quanto loro si sentono liberi di esprimere la loro dottrina. Il problema non è il diritto della chiesa a proseguire con qualche secolo di ritardo sul resto del mondo, nè quello di cominciare a tornare indietro anzichè andare avanti. Il problema è che sulla pelle della gente non si dovrebbero permettere di giocare, e quel liberalismo che il nuovo papa si permette di inserire come nemico da combattere accanto al marxismo è qualcosa che io personalmente credo meritorio di essere difeso in qualsiasi battaglia culturale e/o religiosa si possa instaurare; e la cosa vale anche, con sfumature diverse ma uguale forza, per l'individualismo che parimenti viene attaccato dal nuovo pontefice, in una dimostrazione di quanto spesso le religioni si assomiglino quando c'è da discriminare.
Ci sono un paio di cose, però, che mi fanno riflettere più di altre.
La prima è la quantità di persone, dai giornali ai blogs, dalle televisioni alle istituzioni, che si sentono in dovere di rassicurare circa il fatto che Ratzinger sorprenderà i laici per il suo papato rivoluzionario, che in realtà è un uomo dolce, che sarà illuminato quanto il suo predecessore (capirai ...): è il classico esempio di excusatio non petita accusatio manifesta, e forse anche coloro che ci cascano dovrebbero riflettere sul motivo per il quale si sono sentiti in dovere di precipitarsi a scrivere tutto ciò.
La seconda, collegata alla prima, riguarda il relativismo. Io non sono in grado di inerpicarmi su sentieri prettamente filosofici, e non è la mia volontà. C'è da dire che a me il relativismo non piace, e l'ho più volte scritto sul blog, specialmente nei primi tempi. Non mi piace il relativismo, ma lo ritengo uno strumento, nè più nè meno di altri "ismi": uno strumento che cerco di non usare e che mi infastidisce. C'è però da specificare che il relativismo è ben diverso dalla democrazia, e qualcuno dovrebbe smettere di far finta di non saperlo. E c'è da dire anche, soprattutto, che quando quei ferventi difensori del nuovo papa si affrettano ad affiancarlo nella sua guerra culturale contro ogni relativismo, ignorando ed edulcorando le dolorosissime e ingiuste conseguenze della dottrina diffusa dal loro nuovo capoccia ... si producono nella più perfetta delle dimostrazioni di cosa sia, il relativismo.
Dimenticavo, un update (sto invecchiando ...): posso accettare pure di sentirmi dire che bisogna aspettare prima di dare un giudizio sul papato di Ratzinger, perchè è appena iniziato. Mi sta bene. Però non facciamo finta di essere scesi dall'albero: non lo hanno mica estratto a sorte, la sua nomina è figlia della sua condotta, di ciò che ha detto e di come (e quando) lo ha scritto. Sicchè potrò avere sul Ratzinger papa un giudizio sincero che valuterà quanto fatto da quando lo hanno eletto in poi: ma qualunque esso sia, anche il più entusiasta, non potrà cancellare le enormità che lo hanno portato al soglio pontificio. E d'altronde non credo che gli si renda molto onore auspicando che cambi registro ... se si parte da posizioni differenti dall'anticlericalismo.

