Giustificati e rispondi alle domande, visto che hai difeso quello che ha preso il ceffone e che non ha chiesto scusa !
E via che si va. Tornati dalle ferie, ci vediamo apostrofati quali anonimi dal Sig. Carlo Gubitosa, animatore di peacelink, che non ha gradito cosa abbiamo scritto a proposito della querelle della suddetta con il Prof. Corrado Maria Daclon. Devo dire che non pensavo di essere così importante, ma va bene così : se volete mandare qualche euro per una sottoscrizione la apro anch’io, così magari mi accodo alle anime belle. Come dicono quelli seri, quelli dotati di ufficio legale (il mio amico, l’avvocato, che legge il blog sia pronto, che qui le orecchie fischiano) riceviamo e volentieri pubblichiamo (e rispondiamo) : perbacco, non resistiamo alla tentazione di buttarci nella mischia quando maturano alcuni dubbi.
Al responsabile del sito http://newblognewblog.splinder.it
Con preghiera di pubblicazione
Ho letto il vostro post intitolato "Chiedimi scusa, che ti ho appena rifilato un ceffone !", e sono maturati in me alcuni dubbi, per i quali vi chiedo cortesemente di fornirmi una risposta:
1) Voi descrivete il sito peacelink.it come "un sito di quelli che piacciono tanto poco a noi". Come mai? Come potremmo fare per migliorare il nostro servizio?. Forse i nostri ultimi articoli non vi sono piaciuti tanto, magari perche' indirizzati contro le azioni di guerra di due governi che voi stimate (quello italiano e quello statunitense), ma possibile che non vi siano piaciuti nemmeno gli attacchi ai "sinistri" D'Alema e Clinton durante la guerra del 1999 o le prime notizie sullo scandalo Telekom Serbia, apparse sulle nostre mailing list prima ancora che sulle pagine di Repubblica, oppure i nostri reportage da Grozny e dalla Cecenia, o le condanne per le violazioni dei diritti umani in Cina, certamente non sospettabili di antiamericanismo?
Dovrebbe sapere, Sig. Carlo Gubitosa, che non si può essere popolari con tutti. Sul mio piccolo blog ho spiegato più volte il motivo per il quale strumentalizzare un concetto universale e fondamentale come la pace per fini politici, come credo lei faccia, è qualcosa che non condivido e non apprezzo, per usare un eufemismo. Le risparmio citazioni da Gandhi o Orwell, che lei sicuramente conoscerà, sulle nefaste conseguenze del pacifismo sic et simplicter. Non basta certo criticare D’Alema o Clinton da sinistra per togliersi la patina di antiamericanismo che riflette da ogni sillaba scritta sul suo sito. Circa Telekom Serbia, prima di lei e di Repubblica sono arrivati i radicali italiani con le loro inchieste, approfondimenti, interrogazioni parlamentari, interventi alle assemblee telecom, fino al libro “Telekom Serbia : presidente Ciampi, nulla da dichiarare ?” scritto da Giulio Manfredi. E lo stesso vale per la Cecenia, dove ci ha rimesso le penne Antonio Russo. Tanto per inquadrarmi, visto che ci tiene così tanto a farlo, io appartengo a quella razzaccia lì, quella radicale. Comunque stia tranquillo, non cerchi il consenso a tutti i costi anche di coloro che non la apprezzano. Lo facevano i democristiani della prima ora, ai quali forse non gradirà essere accomunato. Oppure lo fanno i dittatori, ai quali forse non gradirà essere accomunato, sebbene marciando con la sua bandierina non faccia nulla per cacciarli, anzi al contrario.
2) Voi affermate che "rifondazione piazza tra i nomi dei firmatari del manifesto anche il Prof. Corrado Maria Daclon". Noi non sappiamo come il nome del Daclon sia finito tra i firmatari di quell'appello, la cui riproduzione integrale con citazione della fonte originaria potrebbe costare la vita alla nostra associazione. L'unica cosa che sappiamo e' che quel nome non ce l'abbiamo messo di certo noi. Voi invece siete assolutamente certi che Rifondazione abbia "piazzato" il nome di Daclon tra quei firmatari. Ora, visto che in Italia la responsabilita' penale e' personale, e visto che voi siete convinti che sia stata Rifondazione ad usare impropriamente il nome del Daclon, ci spiegate come mai alla fine dovremmo essere noi a rispondere di azioni altrui?
La vita della sua associazione non mi interessa. Apprezzi la schiettezza, che è sempre meglio dell’ipocrisia. Il fatto che rifondazione abbia messo il nome del Prof. Daclon tra i firmatari lo sostiene lei, io l’ho letto lì. Se non è così controlli le sue fonti. Se è così non rinfacci a me di esserne certo. Sul mio blog qualcuno sostiene che sul sito di peacelink sono apparse le testuali parole : “ Ora il Manifesto è stato rimosso anche dal sito di rifondazione, ma è appunto ancora disponibile (a riprova del fatto che rifondazione lo aveva pubblicato) digitandone l’indirizzo nella casella delle ricerche in http://web.archive.org “. Io non sono un avvocato, e a me non interessa quello che fa rifondazione. Nel mio blog non ho parlato di rifondazione, ma di peacelink. Se lei ha piacere di spostare la sua attenzione sugli altri lo posso capire, ma non venga a chiederne conto a me. Se ha bisogno del mio aiuto per capire perché è stato citato sta peggio di quanto sembrerebbe, l’Italia è piena di avvocati e la invito a cercarsene uno invece di perdere tempo a fare domande a me.
3) Voi affermate che "Su richiesta di Daclon, il suo nome sparisce subito dal sito di rifondazione, che capisce di averla fatta grossa. Peacelink, invece, col fischio che lo fa". Noi non abbiamo mai ricevuto una richiesta di rimozione, correzione o cancellazione di quella pagina dal Signor Daclon, ne' tantomeno una telefonata, una lettera di diffida o qualsiasi altro invito a rettificare quelle informazioni ai sensi della legge sulla stampa. Se questa richiesta ci arrivasse saremmo ben lieti di esaudirla anche oggi, ma rimuovere quella pagina di nostra iniziativa potrebbe essere interpretato come una ammissione di colpevolezza, mentre noi non siamo ne' ci riteniamo colpevoli di niente, ne' avremmo potuto verificare uno per uno i firmatari di quell'appello senza violare la loro privacy. Le chiedo: lei cosa avrebbe fatto al posto nostro, se sul suo blog qualcuno avesse inserito in buona fede, magari in un commento, quello stesso manifesto ambientalista, e se lei si fosse accorto della necessita' di una rettifica solamente dopo una citazione da cinquantamila euro?
Non credo proprio che la procedura per querela per diffamazione preveda un iter che debba necessariamente iniziare con una richiesta di rimozione, cancellazione o correzione. Può avvenire come può non avvenire, a discrezione di chi si sente diffamato e querela. Anche su questo, la invito a contattare un avvocato. Per parte mia, quando attribuisco a qualcuno un’affermazione, cosa che faccio quasi mai perché già fatico a trovare il tempo per scrivere le mie, verifico di averlo fatto in maniera corretta. Se lei non lo ha fatto, non venga a piangere da me e non chieda cosa avrei fatto io al suo posto, non avrei mai aperto un sito da cui si strumentalizza la pace a senso unico, ma ora come ora al posto di quelli che si lavano le coscienze sbandierando un vessillo tutto politico e per niente universale io mi vergognerei e basta. Ma se non lo fa, come non lo farà, non mi sposta alcunché.
4) Voi affermate che PeaceLink "decide di mantenere il nome del prof. Daclon sul manifesto". Le ripeto che non e' stata una nostra decisione, e saremmo stati ben lieti di rimuovere quella pagina qualora ci fosse stato richiesto, pubblicando una rettifica perfino in homepage, ma purtroppo il primo contatto che Daclon ha avuto con noi e' avvenuto tramite l'atto di citazione, nel quale non si chiede la rimozione o rettifica di quelle pagine, che non e' mai stata chiesta, ma si chiedono 50 mila euro di risarcimento. Quindi non si e' trattato di una nostra decisione. La condotta del Daclon ci ha reso impossibile rimuovere quella pagina di nostra iniziativa, perche' quella pagina e' diventata oggetto di una controversia legale, e rimuoverla sarebbe come rimuovere un elemento probatorio dagli atti di un processo. Come mai voi affermate che la nostra associazione "persevera per principio a ledere i diritti altrui"?. Come mai, visto che non ci e' mai stata richiesta una rettifica o una rimozione di quella pagina, voi dichiarate il falso affermando che "peacelink pubblica quello che vuole e quando gli si dice di smetterla non lo fa", mentre nessuno ci ha mai "detto di smettere"? Se ce lo avessero chiesto saremmo stati lieti di farlo. Poiche' non abbiamo nessuna intenzione di "ledere i diritti altrui" come voi affermate, e proprio per la nostra ferma determinazione a tutelare i diritti di tutti, il nome di Daclon finora non e' apparso sul nostro sito ne' negli appelli con cui abbiamo chiesto la solidarieta' dei nostri lettori. Abbiamo preservato la privacy di Daclon e dell'associazione Pro Natura fino a quando lo stesso Daclon ha deciso di rendere pubblica la sua vicenda attraverso le pagine di Libero. Vi chiedo: quante altre associazioni si sarebbero comportate allo stesso modo, e quante invece non avrebbero resistito alla tentazione di una ghiotta "gogna telematica" dove mettere alla berlina il "cattivo" consulente Nato?
Non accade sempre che altri ci chiedano di correggere i nostri errori. Tutti coloro che io conosco a volte se ne accorgono da soli. E in ogni caso, ammesso e non concesso che non sia possibile per motivi legali togliere quella pagina o modificarla, piangere dalla mamma fino a far diventare il nome di Daclon una specie di peccatore perché ha osato andare contro di lei, aprire una sottoscrizione vittimista e riempire di domande inquisitorie chi non è d’accordo con lei va nella opposta direzione rispetto alla disponibilità di correggersi. Si chieda cosa succederebbe se la risultante della sua campagna fosse che qualcuno “pacifista” si prende la briga di mettere le mani addosso al Prof. Daclon, piuttosto. Poi che facciamo, lo derubrichiamo sotto la voce "compagni che sbagliano" ? E non pensi di poter controllare o conoscere tutti coloro che la visitano sul suo sito : non lo posso dire io che ho un sito cento o forse mille volte più piccolo e meno importante e meno visitato del suo.
5) Uno degli aspetti positivi della comunicazione in rete e' che permette di creare degli spazi bianchi, dei "muri" virtuali dove le persone possono esprimere le loro idee. Come accade sui normali muri di cemento delle nostra citta', gli spazi bianchi vengono utilizzati per creare arte e bellezza, come accade nel caso dei murales e dei dipinti a spray che colorano molte vie cittadine, ma anche per creare bruttura e volgarita', come avviene con le scritte gratuite e volgari che imbrattano i cessi delle stazioni o i muri di alcuni quartieri degradati. Consapevoli di questo rischio abbiamo creato uno di questi spazi bianchi, e su duemila commenti solo uno e' risultato offensivo, e peraltro e' stato immediatamente rimosso. Quello che e' grave non e' che ci sia un imbecille in un gruppo di duemila persone, statisticamente sarebbe impossibile che non ci fosse. La cosa grave, a mio avviso, e' che dei seri professionisti del giornalismo si aggrappino a queste inevitabili contaminazioni di stupidita' per creare dei "casi giornalistici" quando si e' a corto di argomenti. Per questo vi rivolgo un'ultima domanda: ritenete positivo che in Italia si stia affermando uno stile giornalistico che annovera tra le sue fonti l'equivalente telematico delle scritte nei cessi delle stazioni? Ritenete che sia stato corretto ignorare che tra le persone che ci hanno espresso solidarieta' c'e' stato anche il linguista Noam Chomsky e molti missionari comboniani, dando voce sulle pagine di Libero a una "scritta sui cessi" rimossa gia' da sei mesi?
Non mi interessa, né mi sorprende, che anche lei usi la foglia di fico Noam Chomski per difendersi. Noam Chomski è diventato l’alibi con il quale gli antiamericani, tra i quali la annovero a pieno titolo, pretendono di farsi belli e confutare le accuse di antiamericanismo. E’ solo ridicolo che chiunque scatti con riflessi pavolviani ogni volta che si sente parlare di Stati Uniti e gli pruda l’accendino per bruciarne una bandiera pretenda di rimandare al mittente l’accusa di antiamericanismo solo perché legge Chomski. E’ la riproposizione dell’antico motto secondo il quale “l’unico ebreo buono è l’ebreo morto”. Oggi, grazie a Chomski e a Gore Vidal (e a Michael Moore, il Moretti d’oltreoceano, auguroni), l’antiamericano crede di liberarsi la coscienza dicendo che “l’unico americano buono è l’americano contro il proprio paese”. Pensi che ce n'era uno pure tra i seguaci di Bin Laden, che al suo posto userebbe quel ragazzo proprio come lei e coloro che come lei pensano di salvare il mondo eliminando gli Stati Uniti fanno con Chomski (quello che giustificava Pol Pot, tanto per capirci). Quanto ai giornali e ai giornalisti, per me quello che valeva ha preso congedo dai suoi lettori il 22 luglio del 2001, e all’orizzonte non ne vedo molti in gamba. Ma quelli che promettono bene non scrivono certo sul giornale di rifondazione. Libero disturba perché è fuori dal coro, con i suoi pro ed i suoi contro. Lo preferisco comunque, con i suoi difetti, a giornali più venduti e nel sistema che fanno finta di essere rivoluzionari e si ritrovano nelle manifestazioni con la bandierina multicolore nelle mani di chi grida contro gli USA e contro la NATO. Si, sono uno di quelli che quando Libero regalava la bandiera a stelle e strisce l'ha comprato. E quella bandiera è sul mio balcone.
6) Non ho capito il senso della frase "se chiudono sara' tanto di guadagnato per la verita'". Se un sito chiude perche' riporta in buona fede cose errate scritte da altri, dov'e' il guadagno per la verita'? Qual e' la verita' che guadagna se si puniscono le piccole voci della rete con pene superiori a quelle previste dalla legge sulla stampa? Se quell'appello fosse stato pubblicato sul Corriere della Sera, ai sensi della legge sulla stampa sarebbe stata sufficiente una rettifica per riparare all'errore. Perche' a noi questa possibilita' e' stata negata? Qual e' la verita' che guadagna dal dissanguamento economico di chi sbaglia in buona fede?
Non c’è niente da capire, le parole sono chiarissime. Le strumentalizzazioni non concorrono alla verità, la stravolgono. Per me i ragazzi che leggono il suo sito non ricevono verità, per cui se non lo potranno più leggere ci si augura che si cercheranno fonti meno schierate. Se le dà fastidio la mia schiettezza, ancora una volta, rifletta sul fatto che se ci si schiera si accettano onori ed oneri.
7) L'estensore dell'articolo sul vostro Blog dichiara che "accade che il sottoscritto conosca di persona il prof. Daclon". La cosa mi fa molto piacere, poiche' ci da' la possibilita' di porre al Daclon delle domande a cui finora non ha voluto rispondere: signor Daclon, come mai nonostante le ripetute richieste ha rifiutato qualsiasi contatto con i responsabili dell'associazione PeaceLink dopo l'invio dell'atto di citazione, e prima della citazione non ha ritenuto opportuna nessuna forma di contatto epistolare, telefonico o verbale? Come mai tra i tanti siti che hanno pubblicato quel "manifesto ambientalista" solamente PeaceLink e' stata citata in sede civile mentre ad altre persone che avevano compiuto la stessa azione lei ha richiesto solamente la modifica o la rimozione della pagina in questione? Secondo lei, chi ha inserito il suo nome in quell'appello ambientalista nella sua prima pubblicazione sul sito di Rifondazione? Come mai non ha ritenuto di doversi rivalere contro gli estensori materiali di quel testo errato? Come mai lei nel suo atto di citazione rivolto a Peacelink tramite i suoi avvocati si qualifica come consulente della Nato mentre ha dichiarato in altre sedi di non avere mai avuto nessun rapporto professionale con l'alleanza atlantica? Come mai a tutt'oggi non ha mai richiesto all'associazione PeaceLink una rettifica o una rimozione del testo nel quale compare il suo nome? Signor Daclon, come mai l'associazione PeaceLink e' disposta a riconoscere il suo diritto alla rettifica come previsto dalla legge sulla stampa ma lei non ha ancora voluto avvalersi di tale diritto preferendo richiedere un risarcimento economico in sede civile? Questo obiettivo economico le interessa di piu' della rimozione del suo nome in calce ad un appello nel quale non si riconosce? Signor Daclon, lei ritiene che ci siano ancora degli spiragli per una risoluzione di questo conflitto che sia costruttiva e soddisfacente per entrambe le parti? Lei ha tutte le possibilita' di vedere riconosciuto il suo diritto alla rettifica di un testo errato, come mai vuole negare il diritto all'esistenza di una associazione che sul suo bilancio pubblicamente consultabile ha un attivo di poche centinaia di euro, e che sarebbe di fatto annientata con un risarcimento da decine di migliaia di euro?
Si scordi che io divenga veicolo di scambio tra lei ed il Prof. Daclon. Non mi interessa millantare, se qualcuno non crede che io lo conosca la cosa non mi sposta. A settembre lo chiamerò per salutarlo e rideremo insieme di questa vicenda, intendo di questa lunga serie di domande che mi vengono poste da lei, non della questione giudiziaria tra di voi che è un fatto serio sul quale non c'è niente da ridere. Nel frattempo rinnovo la mia stima nei suoi confronti (di Daclon), ma se vuole contattarlo assuma un avvocato e gli dica di parlare con il suo (di Daclon). Per parte mia, non muoverò un dito per fare qualcosa che possa aiutare lei ed il suo pacifismo a senso unico dal quale trasuda antiamericanismo, ci mancherebbe altro. Un’ultima cosa. E’ triste che oltre al concetto di pace pensi di potersi appropriare (o quanto meno di parlare in nome) anche del concetto di nonviolenza, come leggo qui sotto. Il sottoscritto è un nonviolento, cosa ben diversa dall’essere pacifista. La nonviolenza postula cose incompatibili con ciò che appare sul suo sito, le sue idee, le sue non-soluzioni al male che c’è al mondo. Lasci stare almeno la nonviolenza, dato che sulla pace ormai ci avete messo il copyright, alla faccia della lotta al potere dei loghi.
Vi preghiamo di inoltrare al signor Daclon questi interrogativi che sono ancora senza risposta, rassicurandolo sul fatto che non nutriamo nei suoi confronti nessuna forma di odio o di rancore. Poiche' siamo una associazione nonviolenta, e non semplicemente pacifista o negativamente antimilitarista, riusciamo a distinguere tra l'odio per una persona e la condanna per le sue azioni, e pertanto non ci passa neanche per la testa l'idea di odiare o distruggere il signor Daclon, pur esprimendo profonda condanna e dissenso verso l'azione legale che ha deciso di intraprendere nei nostri confronti, a nostro avviso assolutamente ingiustificata. Speriamo davvero che questa vicenda davvero triste si risolva nel modo migliore per tutti, senza vincitori e sconfitti ma con il riconoscimento di tutti i diritti legittimi delle parti in causa, accantonando le pretese illegittime, infondate o peggio ancora persecutorie.
Richiediamo cortesemente la pubblicazione della presente lettera sul vostro Blog, unicamente per offrire una informazione piu' completa ai lettori dello stesso. Attendo un vostro cenno di riscontro all'indirizzo email info@peacelink.it
Cordiali Saluti
Cordiali saluti
Carlo Gubitosa
Associazione PeaceLink
Mixumb, militante radicale nonviolento e filoamericano, responsabile nel bene e nel male di quello che appare su questo blog ( a parte i commenti altrui, ovviamente).

