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venerdì, 22 agosto 2003

 

Eh già, si sono presi anche il Corriere ...

Avevano proprio ragione i Flores D'Arcais e quella gentaccia lì a gridare allo scandalo quando il povero De Bortoli si dimise e il suo posto fu preso da Folli ... il Berlusca si era preso anche il Corriere. Mannaggia, è regime. Lo dimostra insindacabilmente il fondo di oggi del Prof. Spaventa, noto economista di destra anticomunista viscerale (era il candidato della gioiosa macchina da guerra nel collegio roma1 alle elezioni del '94, me lo ricordo a campo de' fiori a fare campagna elettorale ... proprio uno di destra, sissì).

Il sottoscritto, che lo condivide per intero, si permette di riportarlo qua sotto, per dar modo a tutti gli avventori di questo piccolo blog quanto sia vero che Folli faccia un Corriere della Sera filoberlusconiano. Chissà quando la sinistra italiana smetterà di rendersi ridicola ...

POCO COMPETITIVI ANCHE CON I DAZI

di LUIGI SPAVENTA

 
Paradossalmente, chi ci ha preso è stato il ministro Bossi, con la sua stravagante proposta di introdurre dazi doganali. Non che quella proposta meriti considerazione: oltre a richiamare misure di rappresaglia, ci farebbe tornare indietro di più di mezzo secolo e ci metterebbe fuori dalla comunità internazionale. Il suo solo pregio è di individuare nella perdita di competitività la causa della men che mediocre performance della nostra economia. Nel suo ultimo rapporto, il Centro Europa Ricerche mette a confronto le stime ottenute per il periodo 1999-2002 in base ai valori storici delle variabili esterne con gli andamenti effettivi. Ebbene, mentre la domanda interna (consumi e investimenti) è andata lievemente meglio delle previsioni, la crescita delle esportazioni è stata inferiore di quasi 13 punti percentuali, con un tracollo che spiega per intero la minore crescita del prodotto. È un fenomeno che la più alta inflazione italiana non basta a spiegare. La relazione della Banca d’Italia rinviene un «freno strutturale» alle esportazioni nel nostro modello di specializzazione, «più concentrato nei segmenti di domanda meno dinamici e nelle industrie a minore contenuto tecnologico, esposte in misura maggiore alla concorrenza... dei Paesi industriali emergenti».
Se così stanno le cose, non esiste una ricetta magica da legge finanziaria, che consenta dall’oggi all’indomani un recupero di competitività e di capacità di crescita. Misure di pompaggio temporaneo della domanda interna provocano solo un breve sussulto, seguìto da una reazione uguale e contraria (come è avvenuto con la Tremonti Bis e con le agevolazioni per la sostituzione delle auto). Soprattutto, non servono a modificare le condizioni ambientali, che hanno favorito il declino della nostra economia: calo al minimo europeo della spesa per ricerca, pubblica e privata; livello di istruzione della forza lavoro fra i più bassi e percentuale minima di laureati; costi di sistema assai elevati; nanismo delle imprese; in conseguenza, produttività totale dei fattori stagnante.
Gli interventi di riforma necessari per risolvere problemi siffatti hanno un rendimento elevato, ma differito nel tempo: l’incentivo politico ad attuarli si riduce pertanto all’avvicinarsi delle elezioni. Quanto tempo questo governo e questo Parlamento vi hanno dedicato nella prima metà della legislatura? Troppo poco, salvo a non pretendere che le molte estemporanee ma non casuali iniziative legislative in materia di giustizia siano funzionali alla crescita dell’economia.
All’attivo troviamo la riforma del diritto civile societario, forse imperfetta ma migliorabile. La riforma del mercato del lavoro deve ancora essere sperimentata nei suoi auspicabili effetti positivi: provvedimenti assunti nella legislatura precedente avevano già dato un contributo sostanziale alla flessibilità. Non troviamo all’attivo una riforma significativa della formazione (nel caso dell’università era meglio correggere quella precedente, che ricominciare daccapo, a volte malamente) né la definizione di una politica della ricerca. Né vi troviamo alcun progresso nelle liberalizzazioni, come notava Francesco Giavazzi lunedì scorso. Dubito che potrà figurarvi l’annunciata riforma del welfare : siamo lontani, mi pare, dalle indicazioni offerte in passato da Paolo Onofri e oggi da Renato Brunetta e Giuliano Cazzola.
All’inizio della seconda metà della legislatura, la lista, come si vede, è magra; e tutti dovrebbero preoccuparsene. Non sarebbe il caso di dedicare una sessione parlamentare a un confronto sul che fare, abbandonando altri temi su cui la contrapposizione è inevitabile?

 









Un post di Mixumb delle 20:03 · commenti (3)