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lunedì, 17 febbraio 2003

 

Ho passato il weekend lungo a Monaco di Baviera. Due giorni e mezzo pieni di emozioni, il piacere di rivedere parenti argentini in visita alla loro figlia sposata con un gran bravo ragazzo tedesco. Quelle cose che ti riempiono il cuore. Non avevo pensato alla curiosa coincidenza che il caso mi aveva proposto. Mentre in Italia ( e in tutto il mondo ) milioni di brave persone dimostravano il loro impegno in favore della cosa più bella che c’è, la pace, io mi trovavo in uno dei posti dove più di tutti ( almeno qui in Europa ) questo concetto trova forza. Passeggiando per Monaco ( meno tredici gradi, cheffreddo ! ) abbiamo visitato le imponenti vestigia dell’impero di Hitler, i grandi allèe dove sfilavano i nazi, il luogo dove si tenne la mai troppo vituperata conferenza di Monaco, quella che permise a Daladier e Chamberlain di tornare in patria assicurando che avevano garantito la pace per i loro popoli. Poi siamo andati a visitare Dachau. Non avevo mai visitato un campo di concentramento. L’atmosfera è incredibile, inspiegabile, irripetibile. A me ha fatto molto riflettere su molte cose. Le emozioni si accavallavano, tra il piacere di stare insieme alla mia famiglia argentina che chissà quando rivedrò, l’orrore di quello che successe in quei posti, l’incredulità sul fatto che sia potuto accadere nel silenzio di molti, di troppi.

Se fossi stato uno di quelli che amano definirsi pacifisti ( allora io mi definirei onesto, bello, maturo, sensibile, intelligente, ricco, interessante e chissà cos’altro, però poi ci si dovrebbe chiedere se si tratta di un wishful thinking … nel mio caso sicuramente, almeno per qualcuna delle qualità che mi piacerebbe vantare, magari limitandomi ad esibire una splendida e innocente bandiera ), forse avrei genericamente confermato la sensazione di quant’è brutta la guerra, e basta. Ci dobbiamo volere tutti tanto bene, dobbiamo stornare i soldi destinati agli armamenti per aiutare chi soffre e i più poveri, dobbiamo impegnarci per salvare vite umane non per ucciderle. Queste cose mi trovano d’accordo davvero. Mi viene in mente Primo Levi, che con intelligenza e sensibilità impareggiabile ha descritto l’olocausto e cosa ha significato per chi ci è passato. Però, mi chiedo, come si fa a non pensare che sfilando come si è sfilato con la solita retorica antiamericana, non si risolve il problema, purtroppo, purtroppo, purtroppo ? C’è qualcuno al mondo che dopo le imponenti manifestazioni per la pace di sabato pensa davvero che Saddam sia più vicino ad interrompere ciò che impunemente fa ? Oppure siete d’accordo con me, nel credere che si senta più forte ? Tra cattolici e sana, onesta e ammirevole gente antiberlusconiana, davvero siete felici che si accolga il macellaio Tareq Aziz con tutti gli onori ? Se non esistessero gli Stati Uniti, se non ci fossero mai stati … a parte il fatto che avremmo forse parlato tutti tedesco, ma voi avreste manifestato sabato ? Quale aiuto concreto avreste dato ai diritti negati degli iraqueni, ieri dei kosovari o degli afgani, dei kuwaitiani, dei coreani, dei ceceni, dei laotiani, dei vietnamiti di oggi, e di tutti gli altri sotto un regime ? Quale concreto aiuto avete dato loro ? Vi sentite a posto con la vostra coscienza ? Credete davvero che nei campi di concentramento iraqueni e di tutto il mondo coloro che soffrono e vengono massacrati si sentirebbero salvati dalla trattativa ad oltranza senza la possibilità di intervenire militarmente ?

Io rispetto e ammiro coloro che escono allo scoperto, espongono bandiere, manifestano per la pace. Quelli che vanno a fare gli scudi umani in Iraq, e vengono spediti presso i pozzi petroliferi invece che negli ospedali. Il chirurgo che dedica la sua vita ai rifugiati e alle vittime di guerra. Il prete che vive nelle bidonvilles. Come si fa ad attaccare questo slancio di bontà ? Però attenzione, perché se si fa tutto questo ci si accredita come persone sensibili, interessate a fare del bene, migliori di quelli che girano la testa. E non si può far finta che il problema che c’è si può risolvere solo con la pace, cosa che sarebbe fantastica. Non si può ascoltare Moretti ( non stavolta, ma fa lo stesso ) che dice non perdiamoci di vista, e pensare con certezza che ci si rivede la prossima volta che ci stanno di mezzo gli Stati Uniti, e non la prossima volta che qualcuno soffre. Massimo rispetto, ma preferisco di gran lunga i radicali, che nel silenzio di tutti i media ( se voi parlate di regime, noi che dovremmo dire ? Veniamo massacrati dai mezzi di informazione qualunque sia il governo al potere, e lo sapete anche voi ) propongono di spingere Saddam all’esilio ma recando onore agli americani e agli inglesi che sono morti per liberare questo paese. Perché voi non lo fate mai ? Non è la pace quello che è scaturito dal loro sacrificio ?

Un post di Mixumb delle 09:21 · commenti