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sabato, 02 settembre 2006

 

World Trade Center

Il film di cui tanto si parla l'ho visto lì dove andava visto, a New York. Devo dire che la sala era mezza vuota, con mia grande sorpresa, ed eravamo pur sempre sulla 42esima strada, nel bel mezzo del Theater District.

Le emozioni che suscita sono inevitabili, stante il fatto che chiunque abbia a cuore la democrazia occidentale (e ci togliamo dunque una larga fetta di Medio Oriente e molti utili idoti europei non pochi dei quali al governo in questo momento) non può non commuoversi quando si rivive, in qualsiasi modo anche molto meno in dettaglio di questo film, il vigliacco attacco terrorista alla civiltà americana, e dunque occidentale.

Il film è ben fatto, senza dubbio, dal punto di vista della costruzione dei personaggi. Stone, che ha molti scheletri nell'armadio (solo per citarne uno, l'incredibile documentario in ginocchio a quel despota che risponde - per fortuna ancora per poco - al nome di Fidel Castro), è comunque bravo nel suo lavoro: il che non vuol dire affatto che il suo lavoro sia sempre da applaudire. Stavolta non lo è, sebbene la scelta di stringere l'obiettivo sul salvataggio di due rappresentanti del corpo di polizia di NY (in realtà della Port Authority) abbia il suo perchè. La cosa migliore del film, a mio avviso, è la battuta di Nicolas Cage quando rivede la moglie: "tu mi hai tenuto in vita", le dice dopo tutto quello che ha passato, e c'è tutto l'amore del mondo in una frase che non è sdolcinata ma anzi è significativa. A lungo ho pensato se esistesse frase più ricca per raccontare a chi si ama l'intensità del proprio amore: mi sa di no.

Il problema non è tanto, o non solo, il fatto che metà del film si risolve nel dialogo tra i due, bloccati sotto le macerie: ci può stare e anzi va apprezzato il tributo a questi due eroi, che mentre tutti scappavano si offrivano di aiutare il prossimo. Il problema non sta nemmeno nella apparizione di Cristo con una bottiglia d'acqua in mano, che sinceramente non fornisce elementi interessanti alla storia: se si voleva citare il fatto che uno dei due poliziotti è rimasto vivo grazie alla sua fede si poteva fare - e sarebbe stato giusto farlo - in maniera meno pacchiana e rumorosa. Il problema è che non è moralmente accettabile fare un film del genere e non dire nulla, non spiegare affatto, non dare un minimo accenno a cosa sia successo e soprattutto perchè. Non si può limitare alla macchietta del marine qualsiasi riferimento a cosa avvenne l'11 settembre del 2001. Non si può girare un film su qualcosa di enorme come quel giorno che ha cambiato il mondo e far sì che se uno spettatore dovesse entrare a un quarto di film si troverebbe fino agli ultimi dieci minuti ad assistere ad una pellicola buona per qualsiasi disastro capitato in qualsiasi parte del mondo, e soprattutto per qualsiasi motivo, naturale o no.

Non si può fare un film intitolato World Trade Center e tacere sul fatto che non è un terremoto ma un attacco alla democrazia, che non è un evento naturale ma un atto terrorista, che non accade per caso ma perchè qualcuno nel seminare odio ha inteso uccidere gli innocenti cittadini di una innocente città.

Un post di Mixumb delle 09:19 personale, i love america · commenti (1)