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lunedì, 11 settembre 2006

 

Non vuol dire

Un'altra giornata di celebrazioni se n'è andata, con tante persone che sinceramente sono rispettose di ciò che avvenne, e tante altre che non hanno capito perchè non vogliono ascoltare il significato delle urla, delle fatwa, dei lucidi e folli proclami, degli editti di guerra, delle minacce che da 5 anni chi ci attacca ci sta vomitando contro con una chiarezza che non lascia alcun alibi.

Non vuol dire. Uccidere tremila civili innocenti non vuol dire avere voglia di fare un accordo. Terrorizzare della brava gente e minacciarla di farlo fino alla propria fine non vuol dire essere disponibili alla reciproca comprensione. Chiamare alla rivolta dirottando una religione millenaria e giustificando le peggiori nefandezze del mondo non vuol dire dimostrarsi un interlocutore affidabile. Incitare la propria gente a massacrare l'occidente americano non vuol dire avere gli stessi nostri sentimenti. Festeggiare la morte di inermi newyorchesi non vuol dire avere qualcosa da insegnarci. Inneggiare alla jihad contro infedeli e apostati non vuol dire condividere una cultura di tolleranza. Educare i propria figli al martirio non vuol dire avere la nostra stessa idea di libertà. Sostenere di amare la morte non vuol dire avere il diritto di essere equiparati a noi che amiamo la vita.

Questa è solo la finzione che alcuni di noi hanno inventato per paura, per codardia, per invidia, per vergogna, per egoismo, per ignoranza, per mancanza di lungimiranza, per inedia, per senso di impotenza, per comodità, per abitudine, per smarrimento, per inadeguatezza, per malafede, per razzismo, per cecità.

L'11 settembre non vuol dire "volemose bbene". E se avessimo, noi comodi europei, la volontà di fare un piccolo passo in avanti sulla strada dell'onestà intellettuale lo capiremmo subito. Oggi noi commemoriamo, molti di noi con una planetaria e incommensurabile faccia tosta, i morti dell'11 settembre. Tra di essi, c'è chi ha capito presto che con coloro che li stavano per uccidere non c'era da accordarsi, nè da dialogare, nè da capirli, nè da giustificarli. Sul volo 93 c'erano eroi, che ci insegnano che a trattare con il male non si ottiene nulla. Sono morti lo stesso, si dirà. Ma potevano scegliere tra il disonore e la morte, scegliendo il primo avrebbero avuto entrambi, e non hanno scelto il disonore: sono caduti con onore, hanno salvato chissà quante altre vite, hanno impedito al male di vincere. Nessuno di noi comodi occidentali sempre pronti a dare addosso agli USA potrà mai lasciare un così grande ricordo. Anche se qui c'è chi ha il coraggio anche l'11 di settembre di stuprare la loro memoria pretendendo di insegnare che avrebbero dovuto parlare, dialogare, trattare. Che con questa gente sarebbe questa la ricetta giusta.

L'11 settembre non vuol dire "volemose bbene".  Vuol dire "Let's roll".

Questa è la differenza tra l'Europa e gli Stati Uniti d'America.  

Un post di Mixumb delle 23:05 personale, i love america · commenti (2)